mercoledì 26 marzo 2014

Capitolo 1: Strangers



Capitolo 1: Strangers

13 Aprile 2011 Ore 21:15

Bella Pov.

Questa sera non ho per niente voglia di lavorare, preferirei mille volte tornare a casa e sprofondare nell’odioso divano con le molle saltate. Invece sono qui, dietro al bancone del bar di Emmett (il ragazzo di mia sorella Rosalie) a servire drink alla gente che entra. Non è il mio sogno lavorare come barista, ma è l’unico posto in cui potevo lavorare senza avere esperienza. A cosa mi serve un lavoro? Beh..a mantenermi all’università.
Non sono mai stata una di quelle ragazze che si fanno mantenere dai propri genitori finché non hanno le spalle coperte da un lavoro, ho preferito lavorare in videoteca dopo la scuola per guadagnarmi qual cosina. Forse però, prima di parlarvi di queste cose..è il caso che vi spieghi chi sono.
Mi chiamo Isabella Marie Swan ed ho 23 anni, vivo con mia sorella Rosalie Swan e con il suo ragazzo Emmett entrambi venticinquenni. Mi mancano ancora quattro esami e poi finalmente sarò anch’io laureata. Certo..non è l’età giusta ma ho iniziato due anni più tardi del dovuto per cui, posso ritenermi in corso. Come mai? Beh..finito il liceo sono scappata da mio padre, Charlie Swan.
Mia madre, Reneè ha divorziato da lui quando io e Rose eravamo piccole e ci ha portato con se a Phoenix, lì c’è stato un momento in cui non voleva neppure guardare gli uomini che le passavano davanti…e poi..poi ha incontrato Phil ed allora tutto è cambiato. Lui non mi sta molto simpatico, in realtà, è un po’ egocentrico e si sa..ciò non attira la simpatia dei figli. Anche Rose la pensa come me..è per quello che appena ha potuto fuggire per l’università l’ha fatto. Non ci ha pensato due volte ed ha messo una distanza abissale tra se e la nostra famiglia. Ha frequentato il college a New York dove ha incontrato Emmett, si è laureata in psicologia ed ora sta collaborando con l’ospedale. Non telefonava mai alla mamma, se non per Natale, il ringraziamento e il suo compleanno. Reneè non sembrava dispiaciuta di questa situazione, solo, voleva sapere se anche con me si era chiusa nel silenzio. Per non deluderla, le rispondevo di si..ma la realtà è che passavamo molto tempo al telefono oppure su Facebook a parlare della giornata appena trascorsa. Non sono mai andata a trovarla in quegli anni e un po’ mi è dispiaciuto.
Comunque..tornando a mia madre..E’ una donna fantastica per una bambina, ma per un’adolescente complessata come lo ero io..non era quella giusta. Era diventata oppressiva e non riuscivo a vivere serenamente i miei anni giovanili. Alla fine del liceo abbiamo discusso, litigato brutalmente, urlandoci addosso cose poco piacevoli, perché voleva a tutti i costi che frequentassi Harvard, non le importava altro. Tutte le sue amiche avevano i propri figli in quel prestigioso college e secondo lei, io non potevo essere da meno. Solo che..quello non era il mio sogno. Anche se per qualche anno mi sono interessata a quella università, dopo aver visto la serenità e la felicità che mia sorella aveva trovato a New York, avevo deciso di raggiungerla, per stare un po’ con lei, mi mancava molto.
Altro motivo..è che…arg! Non sopporto chi mi da ordini, soprattutto sul mio futuro. Così ho raccolto le mie cose e sono andata da mio padre Charlie, a Forks. Per chi non conoscesse Forks..basta dire semplicemente che è il buco verde più piovoso dello stato di Washington. Mio padre ed io abbiamo sempre avuto un rapporto un po’ particolare, entrambi chiusi ed introversi..forse è proprio per questo che eravamo stati sempre uniti.
E’ morto l’anno dopo il mio diploma. Incidente sul lavoro. Ero disperata e non volevo tornare da Reneè. Rosalie è stata la mia salvezza. Mi ha portata con sé a New York e mi ha trovato questo lavoro. Un anno più tardi mi sono iscritta alla facoltà di formazione primaria del college..ed ecco il motivo del mio ritardo.
-Una birra per favore.. – ecco un altro cliente. Ma la gente non ha altro da fare stasera che venire al BlackLady?! Prendo dal frigo una bottiglia e la apro, mettendola sul bancone..gesti che ormai compio alla velocità della luce, senza neppure dover pensare.
Il nome del locale è una storia lunga, che ha a che fare con pantere e conigliette. Ho rimosso il racconto fatto da Rose nell’immediato.
-Ehm..in realtà volevo una birra alla spina! – appoggio i bicchierini degli shot che stavo asciugando. Non mi sorprendo più di nulla da quando lavoro qui. Ma non sopporto la gente che non è chiara ed ho perso molti clienti perché rispondevo male. Emmett mi ha ripetuto circa una sessantina di volte che non dovevo comportarmi così.
-Scusi, non avevo capito..gliela cambio subito! – cerco di sorridere, anche se non ne ho voglia e cambio l’ordinazione del cliente. Consegno il bicchiere e chiedo scusa ancora. Finalmente dopo tutti i rimproveri Emmett mi ha addomesticata! Prendo a sistemare gli altri bicchieri che ci sono sul bancone, quelli sporchi li metto sul cesto per la lavastoviglie, quelli puliti cerco di sistemarli, in modo da fare spazio. Emmett arriva con un vassoio di altri bicchieri e piatti sporchi. Quando ho iniziato a lavorare per lui, avevo chiesto solo una cosa..Stare al bancone. Non importava se dovevo imparare a fare i drink, cocktail o fare attenzione alla contabilità..non volevo girare per il locale e portare qualcosa su un vassoio in bilico con il mio equilibrio alquanto precario. Dopo avermi fatto fare una prova, in cui i bicchieri (per fortuna vuoti) sono caduti due volte, ha capito che non avevo futuro come cameriera. Quel giorno ho dubitato seriamente di riuscire a lavorare lì..ma ormai sono quattro anni e mi reputo abbastanza brava.
-Bellina..ho bisogno di un favore..-Ed ecco che quando Emmett arriva con questo tono, non preannuncia nulla di buono.
-Che vuoi Emm? – posso prendermi la libertà che voglio, è come se fosse un fratello per me.
-Dovresti restare fino alla chiusura..Mike è ammalato ed ha avvisato solo ora che non potrà venire. – Nooo! Lo guardo inorridita. Ditemi che scherza! Mancano appena quarantacinque minuti alla fine del mio turno e non ce la faccio proprio a continuare fino alle due del mattino.
-Devo proprio? – io lavoravo part-time, iniziavo alle sei, circa, e terminavo alle dieci di sera. La mattina c’era Leah, e poi altri due ragazzi part-time come me, che studiavano anch’essi: uno era proprio Mike Newton e l’altro era Jacob Black.
-Se non ti costa troppa fatica.. – mi sorrise. Tutto sommato mi piaceva lavorare lì, e lui lo sapeva..ma questa sera, davvero no. E’ stata una giornata infinita e vorrei solo..solo stendermi e dimenticare.
-In realtà..si, mi costa fatica. Ma resterò..! – dissi sconsolata. Lui mi abbracciò stretta e mi disse grazie, poi prese la via per i tavoli.
-Ah..Bellina..ovviamente la paga sarà raddoppiata! – sorrisi sincera. Questa era la prima cosa positiva della giornata! Preparai il cestello della lavastoviglie con i bicchieri e i piatti che mi aveva appena portato Emmett e la feci partire. Poi iniziai a pulire il bancone dove era libero.
-Può prepararmi anche un cosmopolitan? – era la stessa voce della persona che ha richiesto la birra. Alzai gli occhi e lo vidi, seduto proprio di fronte alla mia postazione, con il bicchiere di birra appena toccato e un sorriso storto sul viso. I capelli erano libertini, di una tonalità sul rossiccio, gli occhi verdi, le labbra rosse e carnose e un accenno di barba. Non era la prima volta che mi soffermavo ad osservare un cliente, ma lui..questo cliente..aveva un che..aveva qualcosa che mi diceva “Fai tutto quello che ti chiede!” Annuii con la testa e presi il classico bicchiere a coppa. Iniziai a versare dentro lo shaker la vodka, il Cointreau, succo di lime e cranberry e qualche cubetto di ghiaccio tritato. Poi versai nel bicchiere che avevo preparato e guarnii il bicchiere con un quarto di fetta di lime. Presi il sotto bicchiere e lo posizionai vicino la sua birra. Certo..Birra e Cosmopolitan non era una bella accoppiata, ma se il cliente voleva così, io che potevo farci?! Deve aver notato la mia faccia un po’ confusa e scosse la testa sorridendo.
-Oh, non è per me..sto aspettando una persona! – mi sorrise ancora e poi tornò a guardare il cellulare. Io tornai a sistemare il bancone. Fino alle due sarebbe stata lunga.
Mentre affettavo altro lime, in un momento di calma, sentii nuovamente la voce del ragazzo di prima, questa volta non indirizzata a me.
-Finalmente sei arrivata! – non potei fare a meno di alzare gli occhi su di lui. Vidi che stava abbracciando una ragazza bellissima, con i capelli neri e un trucco impeccabile. Indossava un costosissimo abito di Valentino e, non potevo vedere le scarpe ma le immaginai alte, vernice blu elettrico, abbinate alla pochette appoggiata sul bancone, vicino al Cosmopolitan. Ecco chi stava aspettando. Lui indossava una semplice camicia blu scuro, con le maniche arrotolate fino al gomito, gli fasciava divinamente il busto, mettendo in evidenza le spalle e il torace. Non doveva essere un atleta, molto differente da Jacob, e non sembrava neppure uno studente di quelli che frequentano solitamente il locale. Ma era bellissimo. Tornai al mio lime e non potei fare a meno di pensare che probabilmente nessuno si sarebbe accorto di me, per come vestivo, per la mia pettinatura, per i miei occhialoni..Il mio stile era tutto mio, me lo diceva anche Rosalie. Non mi piaceva mettere le lenti a contatto e gli occhiali mi davano dell’intellettuale, quello che volevo apparire. I miei capelli raccolti alla rinfusa sulla testa probabilmente mi facevano sembrare uno spaventapasseri..come mi ripeteva in continuazione mia sorella, ma era pratico e veloce. E poi..i miei semplicissimi jeans e la mia t-shirt con scritto “Kill-me baby” ed una faccia alquanto ipnotica stampata..non poteva di certo ammaliare. Per una volta davo ragione a Rosalie..l’apparenza è importante.
Individuai Emmett tra i tavoli e gli feci segno di raggiungermi, avevo bisogno di una pausa. Arrivò in fretta con un’ordinazione.
-Un long Island tea, un mojito e due birre medie alla spina, per il tavolo due! – sbuffai –Volevi dirmi qualcosa Bellina? – non era venuto dietro il bancone, ma si era messo vicino alla ragazza che accompagnava il cliente della birra.
-Ehm..Ho bisogno di cinque minuti di pausa.. – lui scosse la testa sorridendo e prese ad andare nel retro.
-Preparami l’ordine e poi vatti a fumare quella dannata cicca! – sorrisi. Ormai mi conosceva bene..ed anche se né a mia sorella, né a lui, andava giù il mio piccolo vizietto costoso, non mi facevano problemi. Preparai ogni cosa e la misi sul vassoio, aspettando che arrivasse a ritirarlo. Quando tornò con la cassa di birra per riempire il frigo lo guardai sorridendo.
-Lo faccio dopo, l’importante è che stai di guardia qui, qualche minuto! – presi il mio pacchetto dal posto nascosto vicino alla cassa, dove lasciavo anche il telefono, e mi avviai verso l’esterno, mentre camminavo sentii una sculacciata! Sorrisi girandomi con la lingua fuori. Emmett, il solito orso!
Finalmente fuori..anche se solo per qualche minuto! Tirai fuori l’accendino dal pacchetto e accesi la mia sigaretta. Sembrava di respirare di nuovo. Quella giornata davvero non voleva finire, io non vedevo l’ora di tornarmene a casa e invece..avevo altre quattro ore davanti.
-Ehm..scusa..hai da accendere? – di nuovo quella voce! Mi girai di scatto, preoccupata del fatto che mi stesse seguendo. Tirai fuori l’accendino e glielo porsi, infondo ero ancora in servizio e dovevo comunque mantenere la gentilezza riservata ai clienti.
Non dissi una parola e mi limitai a guardare i suoi gesti, poi mi ritornò l’accendino e le nostre dita si sfiorarono. Arrossì di colpo ed abbassai lo sguardo. Mi appoggiai al muro con le spalle e volsi gli occhi verso la strada di fronte a me. Il locale era vicino al campus universitario, proprio per attirare maggiori clienti/ragazzi..mentre casa nostra era a tre isolati da qui..Solitamente andavo a casa a piedi, alle dieci ancora molte famiglie passeggiavano o ragazzi e ragazze uscivano dal cinema, per cui potevo stare tranquilla. Stasera, invece, approfitterò volentieri del passaggio in macchina di Emmett.
-Una serata particolarmente stressante? – con chi parlava? Non c’ero mica solo io lì fuori..alcuni ragazzi stavano bevendo con i loro bicchieri e fumavano, chiacchierando allegramente. Lo ignorai, magari aveva trovato un amico e non si stava rivolgendo a me, avrei fatto la figura della stupida. Continuai a guardarmi in giro, respirando boccate di nicotina e tabacco. –Ti sto importunando? – lo guardai. Se non parlava con me potevo far finta di guardare qualcosa dalla sua parte, ma dovevo capire con chi parlasse. Notai che mi fissava, anche lui appoggiato al muro, solo con la spalla sinistra.
-Non credevo parlassi con me, scusa. E no..non mi stai importunando per il momento! – sorrisi leggermente e tornai a guardare la gente che passava.
-Non hai risposto alla mia domanda.. – continuava a guardarmi sorridendo. Ma non aveva già una donna dentro al locale? Doveva per forza provarci anche con me? Ma infondo..sono solo due chiacchiere.
-Non è la serata stressante..è la giornata che non è delle migliori! – arricciai un po’ l’angolo della bocca e abbassai lo sguardo sulle mie scarpe.
-Posso sapere come ti chiami? – risi, portando la testa all’indietro. Scossi la testa, spensi la sigaretta nel posacenere che avevamo messo fuori dal locale e tornai dentro sorridendo. Ma che malandrino. Quello voleva proprio provarci, altro che fare due chiacchiere.
Tornai al bancone, riponendo le mie sigarette nel solito posto. Arrivarono in quel momento alcuni ragazzi e si sedettero al bancone, sembravano già alquanto brilli.
-Ehi cameriera..portaci cinque birre! Dobbiamo festeggiare! – continuavano a gridare e ridere. Se avessero iniziato a far caciara Emmett li avrebbe cacciati in un batter d’occhio. Speravo che la serata per quei ceffi si concludesse dopo aver pagato le cinque bottiglie di birra, fuori dal locale, in mezzo alla strada magari. Non volevo ripulire dopo una lotta. Aprì alla velocità della luce ogni bottiglia e le posizionai sul bancone. Non feci in tempo a ritrarre la mano che uno di loro afferrò il mio polso. Lo guardai assottigliando lo sguardo, ma mantenne la presa.
-Come ti chiami dolcezza? – strattonai con forza il braccio, mentre con la coda dell’occhio vidi che Emmett mi stava raggiungendo, di fretta.
-Non ti interessa! Sono venticinque dollari per le birre! – incrociai le braccia al petto e aspettai che tirasse fuori i soldi, o lui o uno dei suoi amici, a me poco importava. Per fortuna non fecero storie e lasciarono i soldi sul bancone, uscendo poco dopo. Incassai la somma e feci l’occhiolino a Emmett che stava, in linea d’aria, proprio dietro al ragazzo dell’accendino.
-Scusa.. Scusa.. – vedevo la ragazza con i capelli corvino agitare la mano di fronte a me, forse mi stava chiamando, ma io ero intenta a recepire la frase che mi diceva Emmett con il labiale.. qualcosa tipo “Potevo occuparmene io, non c’era bisogno che facessi così, ma sei stata brava…” mi pare di aver capito. Mi avvicinai di più al bancone, verso di lei e le sorrisi. Aveva il viso simpatico.
-Scusi, ma stavo cercando di capire cosa mi diceva il mio capo..posso portare qualcos’ altro? – avevano finito entrambi i loro drink e portai i bicchieri nel lavabo.
-In effetti lui vorrebbe un’altra birra – indicò il ragazzo seduto di fianco a lei – mentre per me un mojito.. – mi sorrideva ed era gentile. Le sorrisi e mi girai a preparare un’altra birra per il ragazzo-accendino. Posizionai il bicchiere di fronte a lui e poi presi a fare il mojito della ragazza. Non dovevano avere tanti anni più di me..eppure avevano l’aria così, come si poteva dire..di mondo? Sembrava che sapessero esattamente cosa fare in ogni momento, come approcciarsi, come sorridere, come stare seduti..Non capivo neppure io. Terminai il cocktail con qualche fogliolina di menta sul bordo del bicchiere e glielo servii. –Grazie, sei stata gentilissima.. – un altro sorriso da parte di quella ragazza – Senti..posso chiederti una cosa?
-Alice, smettila! – la voce del ragazzo-accendino, così ormai l’avevo classificato, era un po’ dura, ma con una nota simpatica nella voce.
-Oh dai smettila tu! Sono qui per divertirmi e non mi rovinerai la serata! – gli disse con il dito puntato contro. Lui non poté fare niente se non alzare le mani in segno di resa e scuotere la testa, pronunciando verso di me un semplice “mi dispiace” a voce molto bassa. –Allora, posso farti una domanda? – chiese ancora verso di me. Non era la prima che mi dava del tu, ma io sono sempre stata improntata a dare del lei alle persone che non conosco.
-Certamente, poi vedrò io se risponderle o meno! – cercai di sorriderle.
-Intanto..posso sapere il tuo nome? – ora risi di gusto, scuotendo la testa. Lei rimase sconcertata.
-E’ stato lui che le ha chiesto di domandarmelo? – indicai il ragazzo seduto accanto a lei. Questa ragazza, che ricordai si chiamasse Alice, come l’aveva chiamata lui prima, si girò verso il ragazzo e gli sorrise ammiccante. Mentre il ragazzo arrossì di colpo.
-Oh no..questa è una curiosità tutta mia.. Ma se non vuoi dirmelo..ti chiamerò..uhm vediamo.. – si mise a pensare ad occhi chiusi ed io sorrisi.
-Isabella, mi chiamo Isabella..ma se le va può chiamarmi Bella. Lo fanno tutti.. – alzai le spalle.
-Bene Bella..direi che possiamo darci del tu..io sono Alice Cullen e questo zoticone, scorbutico e musone al mio fianco è mio fratello Edward! – mi aveva teso la mano, questa Alice ed io avevo prontamente stretto, in segno di conoscenza.. e poi mi aveva presentato il ragazzo al suo fianco..SUO FRATELLO! Ma che diavolo pensavo all’inizio? In effetti però non si assomigliavano per niente! Accettai anche la sua mano e la ritirai subito, quasi scottasse. Dopo qualche secondo in cui i nostri sguardi si incontrarono riportai l’attenzione su Alice.
-Allora, questa domanda? – non avevo molto tempo da perdere, dovevo ancora sistemare le casse di birra che aveva portato dentro Emm.
-Ecco..C’è una ragazza, che dovrebbe partire per un lavoro in Italia, presso una casa di moda molto famosa e c’è un ragazzo che..ha dichiarato di amarla e di volerla sposare, ma costui è un po’..come dire..cioè è un amico della sua infanzia e lei non sa bene cosa prova per questa persona..Allora mettiamo che tutti le dicano che non deve partire per l’Italia e che deve prima sistemare le cose con il ragazzo..e aggiungiamoci che il fratello, di questa ipotetica ragazza, ha minacciato di perseguitarla ovunque andrà per farla ragionare..Secondo te..lei cosa dovrebbe fare? – la stavo guardando allibita, mi faceva davvero questa domanda? Per chi mi aveva preso? Non ero mica una ragazzina…avevo chiaramente capito la fattispecie..ma stetti al gioco.
-Ecco..direi..si potrebbe sapere di più di questo giovane ragazzo che ha dichiarato il suo amore per l’ipotetica ragazza? – ammetto di averci messo un po’ troppa ironia.
-Beh..prova a pensare..il classico principe azzurro e migliore amico, uniscili insieme. E’ gentile, romantico, un buon ascoltatore..E’ sempre pronto ad aiutarti, consigliarti..E’ lì quando piangi ed è..anche abbastanza carino.. – sorrisi e scossi la testa.
-Beh..secondo me questa ipotetica ragazza non dovrebbe neppure porsi il problema, sta qui e si sposa e poi decideranno insieme..perché secondo me quella è completamente innamorata! – lei rimase sbigottita alle mie parole e suo fratello, Edward, scoppio in una sonora risata battendo le mani e chiedendomi il cinque, che prontamente battei.
-Alice..credo che Isabella abbia perfettamente ragione! – Dio il mio nome pronunciato da lui..poteva avere un suono così melodioso?! Awww..non potevo pensarci. Girai le spalle ai due clienti/conoscenti e presi le casse di birra, appoggiandole sul bancone vicino al frigo ed iniziando a metterle all’interno.
-Senti Bella, ma tu sei fidanzata? – una domanda così a bruciapelo non me la sarei mai aspettata, forse le era scocciato la risposta che le avevo dato..ma lei era stata a chiedermi un parere ed io gliel’avevo semplicemente dato.
-Figurarsi se Bellina qui ha qualche ragazzo per la testa! Puah! – ecco l’orso che arrivava a salvarmi, o a buttarmi ancora più giù! –Lei è tutta scuola–lavoro-scuola-lavoro!
-Grazie Emm..tu si che sei davvero gentile! – gli diedi una sberla sul braccio e gli feci la linguaccia. Infondo aveva ragione..nei miei ventitre anni avevo dato un misero bacio e non mi era neppure piaciuto. –Vedrai quando racconterò a Rose cosa hai detto…Mi sa che ti toccherà dormire nel divano! – sorrisi e lui mi guardò sbigottito.
-Non oseresti! – sembrava una sfida ma sapevo che era inorridito al solo pensiero.
-Oh si che lo farò…lo sai orso! – girai le spalle e continuai a sistemare le bottiglie.
-Ed io verrò a dormire nel lettone con te! Così scaccerò via i mostri da sotto al letto, dei quali hai ancora paura, e poi ti torturerò a suon di russare! – era un burlone e sapevo che non avrebbe mai osato dormire con me! Ma lo guardai lo stesso assottigliando lo sguardo.
-Tu provaci e giuro che finisci a tenere compagnia alla cara vecchietta McBree, al primo piano! – rise con me e poi prese due bottiglie di birra e le stappò, offrendomene una.
-C’è poca gente..facciamo una pausa! – per fortuna avevo finito di sistemarle nel frigo e le casse erano vuote. Emmett tirò fuori da un angolo due sgabelli e me ne porse uno per sedermi. Presi il cellulare e guardai i messaggi, solo uno di Rose in cui mi avvisava che stasera alla tv davano dirty dancing! Controllai facebook, se almeno lì avevo notizie, ma nulla..notai solo qualche foto nuova delle mie compagne di corso e poi lo riposi a posto. –Allora..Tu sei? – chiese verso la ragazza di fronte a noi. Oh già..si era intromesso nel discorso e non sapeva neppure chi erano quei due.
-Io sono Alice e lui è mio fratello Edward! – si strinsero la mano e poi mi fece un cenno con la testa.
-Come la conosci Bella? – lei si mise a ridere.
-Veramente..ci siamo appena conosciute! Cercavo di capire qualcosa in più di lei.. – Emmett si mise a ridere di nuovo.
-Mi prendi in giro? Sono quattro anni che la conosco e a mala pena so il suo numero di scarpe e la taglia di t-shirt che porta! – risi di gusto, portandomi la bottiglia alla bocca. Nel farlo incrociai lo sguardo di Edward di fronte a me. Possibile che mi fissasse? Mi metteva a disagio.
-Beh in realtà le ho chiesto se ha il ragazzo..ma hai risposto tu per lei! – ripresi il telefono, odiavo stare al centro dell’attenzione. Era una cosa che non sopportavo. Mi arrivò un messaggio proprio in quel momento da parte di Rosalie.
<Ma quanto è dolce quando la va a prendere al tavolo?! Mi ricordi perché da piccole mamma non ce lo faceva vedere? > iniziai a ridere tra me e me.
-Secondo me invece qualche mira la ragazza ce l’ha..non si ride così ad un messaggio se non c’è un ragazzo sotto! – alzai lo sguardo su Alice e scossi la testa.
-Ti fai troppi film mentali Alice, ha ragione Emmett..la mia vita è lavoro-scuola-scuola-lavoro. E nel bel mezzo ci si piazza Rosalie, mia sorella..nonché ragazza del troglodita qui di fianco! – sorrisi. –E’ lei che mi riempire di messaggi..
-Non ha proprio nulla da fare la ragazza eh?! – fulminai Emmett con lo sguardo.
-Mi sembra che il suo lavoro lo faccia e forse anche più del dovuto! – non osò ribattere –Allora Alice, raccontami..cosa andresti a fare in Italia? – lei sorrise e poi mi raccontò.
-Un’atelier di alta moda a Torino ha visto una mia creazione alla sfilata di tre settimane fa, qui a New York e mi ha chiesto se sono interessata a una qualche specie di contratto di collaborazione. Nello studio in cui lavoro purtroppo non ho possibilità di avanzare di grado..e quindi, mi piacerebbe controllare nuove possibilità..
-E’ un’idea fantastica! Cioè..un’opportunità davvero importante..
-Già..ma mio fratello dice che prima devo mettere ordine nella mia vita.. – guardò il bicchiere sconsolata.
-Lui come si chiama?
-Jasper.. –biascicò solamente. Il suo spirito allegro completamente andato. Guardai Emmett che osservava la ragazza con cipiglio preoccupato e lo incitai a dire qualcosa di stupido, per risollevare il morale.
-Sentite..domani sera qui al locale ci sarà una festa..Ci saranno molte persone, se vi va potete venire e portare chi volete! – alzò le spalle e fece vagare lo sguardo da Edward a Alice, la quale alla parola “festa” aveva alzato la testa e guardato da me all’orso con sguardo sognante.
-Ci saremo! – io risi di gusto, insieme ad Emmett perché non ebbe il tempo di finire la frase che lei aveva già risposto.
-Io non posso.. – ci voltammo verso Edward.
-Oh dai fratellone, vieni qui quasi tutte le sere e l’unica volta che c’è una festa non vieni?! – questo bellone veniva qui tutte le sere? E perché io non l’avevo mai notato? Ma che avevo gli occhi foderati di prosciutto? Oppure…beh veniva sul tardi, dopo che avevo terminato il turno io..ecco il motivo.
-Ah ecco perché avevi una faccia conosciuta! Tu sei il solito habitué del tavolo tre! – Edward sorrise ed annuì. – Ti deve piacere proprio tanto il mio bar per venire così spesso! – Edward guardò verso di me, incatenando i suoi occhi nei miei.
-Io credo che gli piaccia di più una certa cameriera, invece! E’ che è troppo timido per ammetterlo! – arrossì di colpo ed abbassai lo sguardo sulla bottiglia di birra che avevo tra le mani.
-ALICE! – il suo vocione forte sovrastò tutti i rumori del locale. Emmett rise forte e mi batté la gamba, come per richiamarmi ed io, io non osavo alzare lo sguardo. Troppo imbarazzata per osservarmi attorno.
-Ora devo andare a liberare i tavoli, molti se ne sono già andati! – rimise a posto lo sgabello e prese il vassoio da riempire.
-Bella, puoi indicarmi la toilette? – era Alice che aveva parlato, con il tono divertito, come se quello che aveva detto prima non l’avesse minimamente toccata.
-Alla tua sinistra, dietro la colonna più grande puoi notare una porta..E’ lì.. – scese con grazia dallo sgabello e portò con se la pochette blu elettrico, avviandosi verso il bagno.
-Scusala..a volte non capisce dove finisce lo scherzo e inizia la privacy e il contegno! – il tono di voce un po’ basso e sconsolato. Scossi le spalle e sorrisi.
-Nessun problema.. – mi alzai dallo sgabello, decisa a fare qualcosa di più produttivo che starmene seduta tutto il tempo, così avrei fatto meno all’orario di chiusura. Presi i bicchieri di Edward ed Alice e li sciacquai nel lavabo, buttando via i sottobicchieri usa e getta.
-Io..E’ vero che vengo qui quasi ogni sera.. – perché aveva deciso di raccontarlo a me? Infondo..potevo anche non essere io, la cameriera..e invece no! Dannazione c’ero solo io di sera come ragazza all’interno del bar. Potevo pensare che fosse Leah…ma lei faceva il turno la mattina! Mi bloccai nel sciacquare la spugna sotto l’acqua per pulire il bancone che avevo appena liberato.
-E perché? – non so cosa mi spinse a fargli quella domanda, ma non mi sembrava molto intelligente.
-Mi piace osservarti mentre lavori, in realtà..mi piace osservarti punto. Hai sempre l’aria un po’ fuori dal mondo, stai sulle tue..certe volte non ti accorgi neppure che faccia ha il cliente di fronte a te. Ti ho vista rispondere male e cacciar via molti clienti, ti ho vista essere rimproverata da Emmett, Ti ho vista quando guardavi l’orologio ogni cinque minuti per sapere quando finiva il turno..e..Oddio sto facendo la figura dello stalker! – si era coperto gli occhi con le mani, disperato.
-Da quanto vieni qui..? – non mi importava se faceva la figura del maniaco, o se lo fosse realmente..mi interessava sapere qualcosa di lui, sapere cosa voleva da me.
-Due anni circa.. – rimasi allibita. Due anni? Due anni?! Possibile che io non mi fossi mai accorta di nulla?! Ero davvero così distratta? –Scusa..io..non so cosa sto facendo e..Non sono un maniaco Isabella..scusami! – mi aveva lasciato i soldi sul bancone ed era uscito velocemente. Emmett era poco più in là che seguiva la scena appoggiato alla colonna, vicino ad Alice. Ma quei due si erano messi d’accordo?!
Emmett mi fece chiaro segno con la testa, verso la porta. Voleva che lo raggiungessi? Poi guardai Alice che fece lo stesso identico gesto. Mi guardai le mani e poi rialzai lo sguardo verso di loro, che sbuffavano e indicavano con il dito la porta. Sbuffai e attraversai il locale per uscire al freddo della sera. Ma perché lo dovevo per forza seguire? Mi guardai attorno e lo vidi seduto sul marciapiede poco più in là dell’entrata. Mi voltai indietro ed Emmett ed Alice mi guardavano alzando le sopracciglia. Volevano che ci parlassi assolutamente…quei due sapevano qualcosa. Non me la raccontavano giusta. Mi avvicinai a Edward e mi sedetti vicino a lui, sul marciapiede.
-Dovevo continuare a sedermi al solito tavolino, da cui avevo la visuale perfetta del bancone ed evitare di parlarti..andava bene così. Poi..poi mia sorella ha insistito perché secondo lei avevo sprecato due anni e..avrei potuto almeno sedermi al bancone e ordinare qualcosa direttamente a te..ci ho provato per due settimane..ma alla fine tornavo sempre al mio tavolo. – aveva i gomiti appoggiati alle ginocchia e le mani sorreggevano la testa.
-Venivi qui da solo? – E l’oscar per le migliori domande va a…Isabella Swan! Complimenti..ritira il premio l’unico mezzo neurone rimasto!
-A volte..altre volte mi accompagnava Alice oppure..Jasper. Dipendeva dalla serata..il più delle volte comunque..venivo da solo. – parlava a voce bassa ed io, mi scoprivo sempre più curiosa.
-E..venivi qui, ordinavi, bevevi e poi andavi via? – sorrise e scosse la testa.
-No..l’ho fatto solo per la prima settimana..poi..poi ho iniziato a cenare qui e ad aspettare che finissi il turno. Quando uscivi dal locale ti seguivo fino a casa, per assicurarmi che nessuno ti importunasse, che non ti succedesse nulla..
-Mi prendi in giro? – Ma..ma..davvero l’aveva fatto? E come avevo fatto a non accorgermene? Ma soprattutto..perchè l’aveva fatto? Era davvero un maniaco?
-No! Dio..io..- non riusciva a finire la frase e continuava a stringere bramosamente i suoi capelli, avevo paura che se li strappasse da un momento all’altro.
-Sei forse..un maniaco? Ci sono denuncie che pendono su di te per stalking? – Brava Bella..davvero appropriata questa domanda. E secondo te se lo fosse..verrebbe pure a dirtelo?! Certo che stasera proprio il tuo cervello è in vacanza!
-No! So che suona strano..e non dovevo dirti niente. Non ero ancora pronto per parlarti..
-Perché hai fatto tutto questo allora?
-Non lo capisci? – Se te lo chiedo..razza di idiota..no non lo capisco da sola! Sarà che sono stanca, sarà che è la giornata più brutta della settimana, sarà che non sono concentrata per il freddo..ma no..non lo capisco. –Mi sono innamorato di te.. – l’ha detto lentamente, ma con la voce che era solo un lieve sussurro. Iniziai a guardarmi attorno, alla ricerca di qualcosa.. mi ero sporta anche all’indietro e in avanti per controllare meglio..osservavo ogni volto. –Che stai facendo?
-Guardo dove sono le telecamere! E’ chiaro che sia uno scherzo! Devo dire..davvero una splendida interpretazione, fai l’attore? Chi ti ha pagato per prendermi in giro? – mi guardava con lo sguardo sorpreso e inorridito.
-Nessuno mi ha pagato, soprattutto per prenderti in giro..e non sono un attore ma un semplice professore di musica.. – si era alzato in piedi, già era molto più alto di me..così era un gigante –E tutto questo, purtroppo, non è uno scherzo! Mi dispiace averti rovinato la serata, Isabella Swan, Addio! – mi aveva voltato le spalle e aveva percorso il resto del marciapiede di fronte a me. Non conoscevo nulla di quel ragazzo. Sapevo solamente che si chiamava Edward Cullen e che era innamorato di me. Di me…è mai possibile? Mi alzai velocemente e tornai dentro al locale, tutta infreddolita. Alice reggeva un bicchiere di acqua in mano ed Emmett era dietro al bancone che serviva due uomini sulla quarantina. Mi sistemai nello sgabello vicino ad Alice ed appoggiai la testa sulle braccia, incrociate sul bancone.
-Ehi Bellina..allora? – risposi ad Emmett solo con un grugnito. –Che è successo la fuori? Dov’è Edward?
-Se n’è andato vero? – mi chiese triste Alice. Alzai lo sguardo..perché era pieno di lacrime? Perché ora mi veniva da piangere? Annuii solamente e lei prese un sorso d’acqua. – Avanti..raccontami cosa ti ha detto..
Raccontai sia a lei che a Emmett cosa era successo, vergognandomi della figura pessima che avevo fatto, cercando delle telecamere inesistenti. E di come mi sentivo triste perché se n’era andato così.
-Bellina..sei una frana! Santo cielo..possibile che un uomo ti dice che è innamorato di te e credi sia uno scherzo?! Come ti vengono in mente certe cose?
-Non lo so Emmett va bene? Non lo so..sai benissimo anche tu la mia situazione e puoi capire la mia inesperienza..per cui, evita certi commenti. Piuttosto..cerca di aiutarmi..
-Cosa vorresti fare adesso? – era Alice che parlava.
-Non so..io..non lo conosco neppure. Insomma..So che si chiama Edward, che è tuo fratello e che insegna musica..di altro non so nulla.
-Beh..potete conoscervi e parlare..Se ti va. Potreste uscire una sera insieme e vedere come vi trovate assieme. Insomma Bella..lui è davvero innamorato. Io non ho mai visto mio fratello comportarsi in questo modo..l’ho visto io stesso nascondersi dietro la colonna al tavolo tre ed osservarti per tutta la serata..non faceva altro che fissarti..
-Si in effetti..me ne sono accorto anch’io..gli avrei volentieri spaccato la faccia! – Emmett, sempre il solito. Sorridemmo e poi tornammo seri.
-Cosa devo fare?
-Beh..intanto direi di riflettere stanotte sulle cose che hai scoperto.. – disse alzandosi, sempre con grazia, dallo sgabello. –Domani penserò io a portarlo qui..cerca di avere le idee chiare per allora.. – ci salutò con la mano e poi sparì dietro la porta d’entrata.
Quella sera, avrei avuto molto su cui riflettere e nonostante la stanchezza, sapevo già che non mi sarei addormentata subito. Dio che giornata! Era iniziata male e finita addirittura peggio!

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