Capitolo 19: University degree
3 Ottobre 2011 Ore 7:45
Pov Bella.
Ero di corsa, in giro per l’appartamento a cercare le
scarpe. Ieri sera ero talmente stanca che quando ho tolto le scarpe non ricordo
neppure dove le ho messe, speravo solo che Edward non se la prendesse per il
mio disordine. Infondo questa era casa sua..e non mi andava di fare brutta
figura o essere irrispettosa, ma davvero mi stavo addormentando in piedi e mi
sono spogliata camminando, per risparmiare tempo. Ora Edward mi sta aspettando
perché deve accompagnarmi in facoltà, dove devo sbrigare le ultime cose per la
laurea, mentre lui va al lavoro. E porca miseria..come secondo giorno di
convivenza perdevo già le cose!
-Principessa..cosa stai cercando? – mi chiede divertito
mentre entra in camera e mi trova accucciata in fondo al letto, che cerco sotto
al letto. –Sai..è bella questa posizione, dobbiamo provarla! – ride di me. Lo
so. Io sorrido e poi gli lancio un’occhiata divertita e un po’ colpevole.
-Non trovo le scarpe..Le ho tolte ieri sera e non ricordo
dove le ho messe! – lui ride e mi prende per un braccio, tirandomi verso di
lui, fuori dalla camera.
-Per poco stamattina non finivo per terra, per colpa delle
tue scarpacce in giro! – scuoteva la testa, ma era divertito e ciò mi rincuorava
un po’. Per fortuna. Sorrisi mentre vicino alla porta d’entrata mi mostrava la
scarpiera. Ma c’è sempre stata? E’ sempre stata lì in questi mesi? Perché non
l’ho mai notata? Che diavoleria era questa?!
-Ma..Edward..! – esclamai confusa. Lui si girò a guardarmi
divertito, non la smetteva più di ridere.
-Non mi dire che non l’avevi vista! – io scoppiai a ridere
con lui. –Beh comunque le tue scarpe sono qui dentro..hai due cassetti tutti
per te! – sorrisi e l’abbracciai di slancio.
-Scusami..non troverai più le mie scarpacce puzzolenti in
giro! – mi diede un bacio veloce e dolce sulla bocca e poi sorrise, passandomi
le converse nere, ormai al limite della loro vita utile.
-Per questa volta sei scusata! – sorride –Ma la prossima
volta, se vuoi uccidermi fallo nel sonno! – io risi e infilai le scarpe
velocemente, andando poi a recuperare la borsa e scendendo con lui, mano nella
mano.
-Allora..a che ora finisci a scuola? – presi il cellulare
pronta a chiamare Rosalie per pranzare assieme.
-Hanno cambiato gli orari quest’anno e mi hanno messo anche
l’ora prima di pranzo..per cui mangerò con i ragazzi e poi torno a casa, ti
serve un passaggio? – scossi la testa sorridendo.
-Pranzo con Rose, abbiamo alcune cose di cui discutere..e
poi aspetterò a casa sua, finché non passi a prendermi.. – il suo sguardo
confuso mi fece sorridere –Non ho le chiavi dell’appartamento Edward! – si
batté la mano sulla fronte.
-Porca miseria! Mi ero completamente scordato di questo
particolare..Scusa, sono un’idiota! – io scossi la testa sorridendo.
-Non ti preoccupare..andremo al centro commerciale più tardi
e faremo fare una copia anche per me! – scrollai le spalle –Ho bisogno anche di
un accappatoio e di un phon..il tuo comincia ad abbandonarci, bellino! – lo
presi in giro e lui mi fece una smorfia.
-E’ lì perché ce l’ha portato Alice di ritorno da un viaggio
in cina..o in paesi arabi, non ricordo bene. Ricordo che quando l’ha tirato
fuori dalla valigia era anche mezzo schiacciato...insomma era un po’ malandato
già all’epoca! – poggiai una mano sulla sua.
-Non importa..basta che lo sostituiamo al più presto! Temo
che i miei poveri capelli possano incendiarsi la prossima volta! – lui rise con
me. Quando voltai lo sguardo alla strada notai che eravamo già arrivati.
-Avanti principessa..qualche altro giorno e poi tutto questo
è finito e potrai finalmente iniziare a mandare curriculum e a fare colpo con
la tua intelligenza! – sorrisi e scossi la testa.
-Mi lodi troppo! – raccolsi la borsa dal sedile posteriore
–Ci vediamo da Rosalie più tardi! Ti amo! – mi sporsi per baciarlo e poi scesi
dalla macchina. Era così naturale e maledettamente romantico. Lui che mi
accompagna all’università, o al lavoro, lo bacio e gli dico “Ci vediamo a casa,
più tardi”..Si..è la mia vita. Qualcosa a cui non rinuncerei mai!
3 Ottobre 2011 Ore 13:05
-Scusa Bella, ho fatto un po’ tardi.. – ero già seduta al
tavolino del bar dove pranzavamo di solito io e Rose quando avevamo la pausa
nello stesso orario. Non era nulla di speciale, ma avevano le migliori
insalatone di tutto il quartiere e per stare leggere a pranzo era ottimo!
-Figurati..ho riguardato le copie della tesi.. – sorrisi
passandogliene una.
-Allora è ufficiale?! – il tono al massimo dell’eccitazione,
gli occhi brillavano.
-Assolutamente! Il 14 Ottobre alle ore nove e trenta inizia
la cerimonia. Ho già consegnato la tesi in segreteria e al mio relatore..-
sorrisi passando una mano tra i capelli, un po’ imbarazzata.
-Allora dobbiamo assolutamente festeggiare! – alzò la mano e
il cameriere arrivò di corsa. –Ciao Alec! – sorrise all’ormai conosciuto
cameriere che ogni lunedì ci serviva –Portaci due bicchieri del più buono
spumante che hai! C’è qualcuno da festeggiare! – sorrisi e scossi la testa,
quasi euforica come mia sorella. Dopo qualche minuto arrivarono i due flute
pieni di bollicine!
-Ecco a voi ragazze! Allora che festeggiate? – io avvampai.
Non mi piaceva l’attenzione.
-Bella si laurea, è ufficiale! Il 14 a quest’ora sarà
ufficialmente laureata! – lui rise e mi fece i complimenti. Poi tornò dagli
altri clienti mentre io e Rose facevamo il nostro brindisi.
-A te! – sorrisi e scossi la testa.
-A noi Rose..A te che ti sposi a fine mese, a me che devo
organizzare il mio matrimonio, la casa nuova..A noi..che siamo diventate
grandi! – e lei annuii con me..sorridendo. Si era un bel brindisi.
-A proposito di casa e di matrimonio..Alice mi ha chiamata
ieri sera e mi ha detto di tenermi libera per domani pomeriggio, che abbiamo un
bel po’ di commissioni da fare.. – mi passai una mano tra i capelli.
-Si lo so, mi aveva accennato che Esme voleva andare domani,
in quanto abbiamo poco tempo per arredare la villa, e c’è tutto da fare..
-Devo venire anch’io? Perché? – mi sembrava confusa.
-Rose..mi prendi in giro?! Sei mia sorella…è ovvio che
dovrai esserci! – scossi la testa. –Ma che diavolo di domande mi fai?!
-Beh scusa..pensavo solo te la cavassi da sola! – le lanciai
uno sguardo carico di confusione.
-Rosalie Swan! Muori dalla voglia di venire in giro per
negozi con me e Alice, quindi perché fare tutte queste storie adesso?!
-Mi piace prenderti in giro! – mi fece l’occhiolino!
-Senti..mi accompagni al tuo appartamento dopo? – lasciai
perdere il discorso di prima.
-Come mai? E poi..il mio appartamento? Fino a l’altra sera
ci stavi anche tu eh!
-Lo so..ma.. – ero imbarazzata e non riuscivo a dire ciò che
volevo senza arrossire..-Insomma..casa di Edward la sento già totalmente mia.
Ormai l’appartamento è vostro..anche perché fra poco vi sposerete e quindi..
-D’accordo..ma perché devi venire lì? Hai scordato qualcosa?
– scossi la testa.
-No..non ho il doppione delle chiavi di casa e dobbiamo
andare a farle oggi pomeriggio, al centro commerciale! – sorrisi.
-Oh..d’accordo allora. Verrai a casa con me, ho solo mezza
giornata oggi..ho chiesto di ridurmi l’orario del lunedì e del venerdì perché
ho ancora molte cose da organizzare per il matrimonio! – annuii.
-Oggi devi andare a vedere se sono arrivate le tovaglie e le
posate, vero? – mi ricordavo che aveva un appuntamento del genere! Lei annuii.
-Si..e venerdì invece ho la penultima prova del vestito..mi
accompagni?! – sorrisi ed annuii, mentre il telefono prese a vibrare.
“Arriverò da Rose per
le tre e mezzo, c’è una riunione improvvisa..mi dispiace amore, mi farò
perdonare! Ti amo. E.”
Sorrisi mentre rispondevo al messaggio, infondo non mi
interessava se faceva tardi..non avevamo nessun appuntamento stabilito per cui
fare tardi o arrivare in anticipo. Eravamo io e lui..e potevamo fare quello che
volevamo! Ero felice, perché questa nuova condizione mi esaltava e mi faceva
sentire grande..ma allo stesso tempo..era semplicemente giusta. Lo amavo da
morire e sapevo che lui amava me nello stesso modo!
“Non ti preoccupare
amore, ci vediamo più tardi. Ti amo – smile – B.”
-Allora sorellina..Ti farai disegnare l’abito da Alice? –
quando avevamo finito il dolce, il giorno che avevamo dato le grandi notizie ai
genitori di Edward, la nanetta aveva insistito affinchè fosse lei a disegnare
il mio abito e confezionarlo. Non mi piaceva l’idea, lo ammettevo, avevo il
timore che non conoscesse effettivamente i miei gusti..ma poi il suo entusiasmo
mi fece convincere. Storsi il naso a Rose.
-Sai quanto poco mi piacciono le feste, sai quanto non mi
piace essere al centro dell’attenzione..spero solo che faccia un abito sobrio e
poco vistoso.. – lei mi sorrise, accarezzando la mia mano.
-Bella..tu sei sicura di quello che stai facendo? – il mio
sguardo confuso la fece continuare –Io ti conosco bene..e da quando eri piccina
non volevi saperne di matrimonio..Ora..ora cos’è cambiato? – Cosa stava
facendo? Mi psicanalizzava? Odiavo quel lato di mia sorella….Arggg!
-E’ cambiato che mi sono innamorata, e’ la prima volta che
succede, nessun ragazzo mi ha mai fatto battere il cuore come Edward..e sarà
anche troppo presto, è vero..ma..ma con lui sto bene, mi sento felice, mi sento
completa. E’ capace di leggermi dentro, mi capisce senza che io abbia bisogno
di dire qualcosa..Quando..quando pensava che gli dicessi di no, si è comportato
come al solito. Mi è stato vicino, mi ha abbracciato, mi ha fatto
ridere..nonostante la delusione che gli avevo provocato..e mai, mai per un solo
istante ero decisa nel dirgli di no. Avevo..ho..solo un po’ di paura. Ma sono
sicura, al cento per cento, che lui sarà capace di guidarmi e niente ci
dividerà! – lei mi sorrideva.
-Allora non posso che esserne felice.. La tua spiegazione è
più che valida..Andiamo dai..ti accompagno a casa.. – sorrisi e andammo a
pagare, per poi tornare a casa di Rosalie. Sul divano c’era Emmett che guardava
una partita, una replica probabilmente.
-Ciao Bellina, che ci fai qui?
-Ehm..Ciao Emmett..non ho le chiavi di casa! – grattai il
sopracciglio. Lui scoppiò a ridere.
-Che imbranati che siete! – in risposta Rose gli diede un
pizzicotto. –Ahi! Ma che ho fatto! – un altro pizzicotto –Rose..ma che ti
prende?! – io risi di gusto.
-Smettila di offenderli. Soprattutto perché il secondo
giorno che abitavamo qui mi hai chiuso in casa, portandoti tutti i mazzi di
chiavi. L’imbranato sei tu! – mi sedetti affianco a lui sul divano.
-Che ne dici se ci facciamo una partita a carte? – mi chiese
facendomi l’occhiolino. Io sorrisi ed annuii. Tanto non mi avrebbe battuto.
Dopo un’ora Emmett si era stufato di perdere e si era
accasciato sul divano, deluso da se stesso. Mentre io ridevo come una scema.
Rosalie era al telefono pronta per uscire.
-Senti..ti dispiace accompagnarmi alla scuola di Edward? –
lei mi guardò storta ed io sorrisi. –Vorrei fargli una sorpresa e se non
sbaglio il negozio delle tovaglie è più o meno da quelle parti..
-Andiamo..ma non mi sembra una grande idea…ti toccherà
aspettarlo da sola.. – scrollai le spalle. Non mi interessava molto..volevo
solo fargli una sorpresa.
Un quarto d’ora dopo ero già di fronte al liceo. Mi ero
seduta sul muretto e aspettavo che il mio fidanzato uscisse. Il mio
fidanzato…wow. Ci avevo pensato molto in quei giorni..ma ancora non riuscivo a
capacitarmene. Non sapevo quando sarebbe finita la riunione ma la volvo era
ancora nel parcheggio, per cui immaginavo che Edward fosse ancora dentro. A un
tratto il telefono prese a vibrare. Eccolo. Sorrisi e risposi.
-Pronto?! – dissi allegra.
-Ciao amore..ho appena finito! – sorrisi, a breve sarebbe
uscito e allora probabilmente mi avrebbe notata..anche perché ero l’unica
persona nel parcheggio. Magari ero un po’ isolata ma insomma, era impossibile
non vedermi.. –Salgo in macchina e vengo a prenderti..ti fai trovare sotto?! –
scoppiai a ridere.
-Lo sai amore che questa frase potrebbe essere ambigua,
vero?! – lo sentii sorridere e poi vidi la porta principale del liceo aprirsi.
La tracolla sulla spalla, il telefono all’orecchio e in mano le chiavi della
macchina. Dietro di lui altri docenti. Era bellissimo..il jeans scuro che aveva
indossato con la camicia a quadri rossa, bianca
e nera e la t-shirt bianca gli stava d’incanto. Era mio..e mio soltanto.
-Principessa, non sai quanto vorrei… Awww..non fammi dire
certe cose, o rischiamo di dimenticarci delle chiavi anche stavolta. – sorrisi
perché non mi aveva notata ancora.
-Cosa? – dissi maliziosa –Vorresti che fossi già lì con te?!
-Principessa..non sai quanto..Ma solo dieci minuti e sono
lì..E allora non mi scapperai! – scoppiai a ridere.
-Amore..sai..pensavo che forse avresti bisogno di
un’oculista! – per fortuna mi sbrigai a dirglielo, perché stava aprendo la
macchina in quel momento.
-Eh? Ma che dici?! – sorrisi ancora.
-Girati..! – gli dissi solamente e lui voltò il capo alla
sua destra ed io risi di più –Dall’altra parte scemo! – alzai una mano e
l’agitai in aria. Quando mi vide chiuse il telefono, si mise a ridere e con una
corsetta veloce mi raggiunse.
-Ehi! Che ci fai qui?! – sorrisi e scrollai le spalle.
-Sorpresa! – scesi dal muretto e mi intrappolò subito tra le
sue braccia, per baciarmi dolcemente. Le sue labbra delicate sulle mie, appena
appoggiate. Ma volevo approfondire il bacio così allacciai le mani attorno al
suo collo, accarezzandolo con le unghie ed aprendo la bocca per dargli facile
accesso. La sua lingua non se lo fece ripetere due volte e si insinuò in me,
prepotente per assaggiare la mia. Quando ci staccammo, sorridenti, le fronti appoggiate
l’una all’altra.
-Ciao principessa! – sorrisi.
-Devo fartele più spesso queste sorprese, se i risultati
sono questi! – lui mi sorrise.
-Cioè? – io diventai rossa dall’imbarazzo.
-Il tuo sorriso..mi piace vederti felice. Mi piace
stupirti..Mi piace quando mi baci così.. – sorrisi e lui mi sollevò un po’
facendomi girare.
-Ti amo principessa! Ti amo! Ti amo! – ridevamo come dei
bambini. Dio! Si poteva essere più felici di così?!
-Andiamo? Abbiamo un sacco di commissioni da fare! – mi
prese la mano e mi accompagnò alla macchina.
-Senti…puoi chiarirmi il motivo per cui mia sorella mi ha
chiamato stamattina, chiedendomi come ti preferisco vestita? – a quella domanda
sbiancai. Alice…nanerottola indisponente!
-Cielo! Ci torturerà fino al matrimonio..già lo so! – mi
passo una mano tra i capelli. –Le ho detto che può confezionarmi l’abito da
sposa.. – dissi debolmente.
-Davvero? Perché l’ha fatto? – mi sembrava confuso.
-Perché è tua sorella e una buona amica e perché è brava nel
suo lavoro..ed era così felice quando me l’ha proposto che non me la sono
sentita di dirle di no! Già deve ridimensionare parecchio la cerimonia e la
nostra villa… - sorrisi.
-Sei troppo buona..sono sicuro che non se la prenderebbe se
le dicessi di no.. – gli lanciai un’occhiataccia. Sembrava a volte che non
ricordasse che stava parlando di Alice Cullen, la furia della moda.
-Edward..davvero a me va che sia lei a farmi l’abito. Non ci
trovo nessun problema..a parte il fatto di ricordarle più e più volte che non
voglio nulla di esagerato. Ma sono sicura che saprà dare il meglio di se!
-Ti ho già detto che ti amo?! – sorrisi e gli presi la mano
sul cambio.
-Si..e ti amo anch’io! – sorrise anche lui e portò la mia
mano alle sue labbra per baciarle dolcemente.
14 Ottobre 2011 Ore 9:15
Eccolo, il gran giorno. No, no. Non quello che tutti
attendono con ansia, non quello in cui io sfilerò con il vestito bianco,
disegnato dalla sorella del mio futuro marito. No. Un altro gran giorno. Il
giorno dei giorni! Oh mio Dio. Sto sclerando. D’accordo Bella..respiri
profondi. Non va bene che parli da sola di fronte allo specchio..non va bene
che ti agiti così per una laurea. Fosse solo quella! Cielo..ma perché il
rettore ha voluto che fossi proprio io a parlare ai laureandi? Perché non
poteva farlo Jessica, la mia compagna di corso? O che so io..Angela Weber..lei
si che è più brava! Lei si che sa trovare le parole giuste! Andava bene
qualsiasi altra persona, che non fossi io! Dannazione.
Le ultime due settimane erano state infinite. Alice ed Esme
mi avevano fatta girare come una pazza alla ricerca dell’arredamento perfetto
per la villa. Alla fine non riuscivo più a scegliere nulla, talmente ero
confusa e quindi fotografavo e mandavo a Edward che rispondeva solamente con un
“ok” o con un “Bu”. Anche lui, esasperato come me. Per il momento avevano
consegnato la camera da letto e la cucina. La camera da letto era lucida, color
nero..quasi a specchio e il letto era decorato da un contorno in stoffa grigio,
come la testiera del letto. I comodini invece erano bianchi come i tappeti che
mi aveva consigliato Esme, per staccare dal troppo scuro. Mentre la cucina era
in grigio metallizzato, molto moderna. Avendo la cucina chiusa, rispetto al
salone, avevamo optato per un tavolo tondo con quattro sedie anche in cucina,
per quando eravamo soli..senza utilizzare il tavolone che volevano acquistare
Esme ed Alice. A detta loro, avremmo fatto molte feste a casa e un tavolo
grande ci sarebbe servito quando avremmo accolto molte persone. Giusto…peccato
che io odiavo le feste! Avevamo anche adocchiato il salotto, il divano in pelle
nera a elle con un bel tavolino basso in legno bianco come la libreria che
volevamo disporre sulla parete. Avevo chiesto a Edward di portare i suoi cd nel
salone, insieme ai libri e lui ha pensato, come me, che fosse la scelta
migliore. Nell’acquistare il salotto però dovevamo tener presente che in un
angolo della stanza ci sarebbe stato anche il pianoforte di Edward, perché
quello era il suo posto. Non volevo che fosse nello studio, perché mi piaceva
ascoltarlo suonare, mentre mi rilassavo sul divano. Era veramente bravo.
-Bella..sei pronta? – ecco mia sorella. Non so perché io
l’abbia chiamata, ma forse avevo solo bisogno di qualche rassicurazione. Ci
sono tutti oggi, tutte le mie persone importanti. Il rettore ha organizzato la
cerimonia all’interno del padiglione della mensa, ha fatto togliere i tavoloni
in legno e ha disposto ordinatamente le file delle sedie, con un lungo tappeto rosso
che arrivava fino al piccolo palchetto che era stato montato per l’occasione.
Oggi infatti pioveva e non era il caso di tenere la cerimonia all’aperto, come
di solito si svolgeva. Ci sono Emmett, Edward, Alice, Jasper, Jacob, Veronica,
Reneè e Phil..ma ci sono anche Esme e Carlisle. In questi mesi mi sono stati
così vicini che per me sono come due genitori. E tra tutte queste
persone..Rosalie è l’unica che vorrei avere in questo momento. Si lo so..è una
pazzia..perchè solo Edward riesce a calmarmi..ma lei è mia sorella. Lei è
l’unica che sa quanti sacrifici ho fatto per arrivare qui, quante lacrime ho
versato e quante notti sono stata all’in piedi per studiare, prima di un esame.
Lei è quella che mi ha spronato a dare sempre di più, quella che mi ha insegnato
a credere in me stessa, nonostante cadessi ogni volta. –Bella è tardi, sono già
tutti pronti ad entrare..
Già. Io ero una delle ultime della fila, una delle prime a
salire sul palco..per tenere una sorta di discorso ai laureandi. Un discorso
che avevo preparato in una settimana, dopo la telefonata dal rettore, che mi
pregava di raggiungerlo nel suo studio. In quel momento mi spaventai ma dopo
che mi chiese di fare il discorso..divenni paonazza! Avevo provato il discorso
da sola, ma anche di fronte a Rose ed Emmett, ed anche Alice e Jasper. Non
avevo voluto Edward, volontariamente..lui mi agitava, so che sono contorta..lui
che mi calma in quella situazione mi avrebbe agitato. Avevo paura del suo
giudizio..avevo il timore che il mio discorso fosse banale e che lo capissi dai
suoi occhi. Lo so una paura stupida e infondata..ma sono fatta così e mi
stupirei del contrario.
-Arrivo.. – dissi da dentro al bagno..debole. Rosalie era
fuori dalla porta, con i suoi tacchi vertiginosi e quel vestito azzurro che le
donava particolarmente, con i suoi capelli biondi sciolti lungo le spalle.
Quando l’avevo vista quella mattina le avevo fatto un sacco di complimenti. Mai
quanti me ne fece lei, per l’abito che indossavo. L’avevo acquistato con Alice
e volevo che fosse una sorpresa per Edward, principalmente..che però non
l’aveva ancora visto perché era andato a prendere sua madre e suo padre, al
momento senza macchina per un guasto. Indossavo un paio di decolté blu notte,
che mi facevano perdere l’equilibrio più del solito, soprattutto per
l’agitazione che sentivo. Avrei fatto una pessima figura e tutti avrebbero riso
di me. Dannazione.
Sospirai pesantemente ed aprii la porta, Rose scoppiò a
ridere.
-Bella..devi stare calma, non succederà nulla. Hai provato
il discorso un milione di volte, è bellissimo. Cerca di respirare e
concentrarti su pensieri positivi. Oggi è un giorno come un altro..e non ci
sono tante persone ad ascoltarti..solo io ed Emmett..solo io ed
Emmett..ricordati.. – mi sorrideva mentre con una mano sulla schiena mi
spingeva verso il gruppo di persone che stava entrando in sala. Lei scelse la
porta laterale ed io avanzai verso la porta centrale. Un passo davanti
all’altro, non pensare a cosa stai facendo Bella..vedrai andrà tutto
bene..ancora qualche passo e ti potrai sedere. E per fortuna che Rose aveva
detto che non c’era tanta gente..Cielo..è piena la sala!
Mi ridestai dai miei pensieri solamente quando il rettore
fece il mio nome, seguito da un applauso assordante. Mi alzai in piedi,
delicatamente e salii i due gradini che mi separavano dal microfono. Sorrisi e
strinsi la mano al rettore e poi mi voltai a guardare la sala. Certo..per Rose
era facile porca miseria. Ora come facevo? Sospirai leggermente e sorrisi a
tutti. Avanti Bella..puoi farcela. Ormai sei laureata!
-Salve a tutti, Laureandi, Parenti, Amici e docenti! Oggi..è
un giorno che attendevamo tutti con grande ansia! – sorrisi e sentii i sorrisi
dei presenti alle mie parole. –Quando il rettore mi chiese una settimana fa di
dire qualcosa oggi, a tutti voi, brancolavo nel buio e mi dicevo “Bene..arrivo
là e farò una figuraccia!” – le risate dei miei compagni –Ma poi pian, piano le
parole sono arrivate, così come i ricordi. Vi chiederete..ricordi?! Si..momenti
che sono impressi nelle nostre menti e che non se ne andranno mai. Come per
esempio il primo giorno di scuola alle elementari. O come il giorno del diploma
al liceo, o come quel giorno in cui avevi le dita incrociate e speravi di aver
passato quell’esame che tanto ti stava antipatico! – il brusio di sottofondo
arrivò a disturbare la mia concentrazione. –Siamo qui oggi dopo aver faticato,
dopo aver passato notti insonni tra i libri, dopo aver litigato con noi stessi
perché non riuscivamo a memorizzare particolari importanti per quell’esame.
Siamo qui dopo aver passato tre anni a contatto gli uni con gli altri, dopo
aver fatto amicizia, dopo esserci innamorati, dopo aver superato ostacoli che
non credevamo ci fossero. Ma siamo qui..ed è un traguardo importante..Tra di
voi c’è qualcuno che saprà già cosa farà domani, ma c’è chi ancora non ha le
idee ben chiare..C’è chi sa che da domani non cambierà nulla comunque e chi
invece spera di trovare il suo posto nel mondo..Tra di voi ci sarà sicuramente
chi sogna di diventare importante ma anche chi desidera restare nell’ombra e
fare ciò che lo gratifica di più.. – alzai lo sguardo verso Rosalie che mi
sorrise. –Ma questo non è importante..Non importa che voi apparteniate a una
categoria o a un’altra, che voi abbiate già un lavoro o che dobbiate
cercarlo..ciò che conta è che non perdiate le speranze. La speranza di
realizzarvi nella vita, la speranza di poter costruire una famiglia insieme
alla persona che amate, la speranza di vedere, un giorno, nei vostri figli, lo
stesso sguardo che avete voi oggi. – Il discorso si stava facendo serio ed io
avevo davvero bisogno di un po’ più di coraggio..quanto avrei voluto ora la
mano di Edward nella mia. –Ricordo che un giorno un uomo mi disse “Isabella,
l’università è importante, ti aiuterà nella vita a trovare un lavoro dignitoso,
qualcosa che ti gratificherà e di cui gioirai, Ti dovrai impegnare e dare il
massimo per stringere tra le mani quella pergamena..Ma la cosa che più conta
nella vita..è l’affetto delle persone che hai attorno. Vedere la felicità negli
occhi di tua madre, quando le dirai che ti sposerai. Avere un abbraccio quando
ti senti sola..Avere un sostegno nei momenti in cui piangerai..Avere amici con
cui ridere e festeggiare delle gioie più grandi..Guardare tuo marito negli
occhi e capirvi, in un solo istante..Sentire tuo figlio che dice “ti voglio
bene”. Non dimenticarlo.” – Rose stava piangendo. Non l’aveva mai fatto nei
giorni scorsi, non aveva mai permesso ai suoi occhi di rilasciare quelle gocce
salate, cadere lungo le guance. Eppure adesso..lo faceva. Era libera..libera di
lasciarle scorrere. Chissà cosa stava pensando mia madre..chissà se sapeva di
chi era quel discorso..chissà se Edward era fiero di me..o se preferiva che
facessi un discorso diverso. Chissà se le persone qui davanti a me, avevano compreso
la portata del mio monologo. –Ecco io oggi..volevo trasmettere anche a voi
questo discorso, il discorso di un padre..come molti di quelli che sono
presenti oggi a sostenere i propri figli. Non dimenticatelo…Ed ora..per voi laureandi..ho
un consiglio da dare..Quando uscirete da qui, e i vostri genitori vi faranno le
congratulazioni, vedrete nel loro volto la felicità..ringraziategli e ditegli
quanto li amate, perché senza di loro..oggi, probabilmente, voi non sareste
qui! Congratulazioni! – il rettore si avvicinò e mi strinse la mano,
sorridendo. Tutti applaudivano ed io non vedevo l’ora di scendere da quel
palco.
Il rettore prese il microfono e con la pergamena in mano mi
si fece più vicino.
-Isabella Swan..Congratulazioni! – sorrisi e presi, con la
mano tremante, quel piccolo pezzo di “carta” arrotolato. Ce l’avevo fatta.
Papà..guardami. Ce l’ho fatta. Sono laureata! Ti voglio
bene!
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