Capitolo 16: Indecision
30 Settembre 2011 Ore 16:15
Pov Bella.
Quando rientrò in casa ero spaventata. Il suo sguardo era
confuso e agitato e non capivo cosa succedeva. Mi sentivo a disagio a stare
nuda sul pavimento di quella casa, per cui mi ero vestita.
-Non ti avevo detto di non muoverti? – mi chiese sorridendo
e venendo a sedersi di fianco a me.
-Lo so ma avevo freddo.. – mentii, per non fargli vedere la
mia vergogna. Lui annuii debolmente. –Posso sapere cosa hai fatto? – lui
sorrise e annuii con la testa tirando fuori una scatoletta dalla tasca dei
jeans. La classica scatoletta in cui solitamente trovavi un
solitario..ricoperta di velluto blu notte, piccolina e non troppo pesante.
-Edward.. – sussurrai debolmente. Mi sentivo pesante,
arpionata al pavimento, incollata con il sedere a terra e le braccia lungo i
fianchi. Non ero più capace di muovermi. Ero impaurita..sapevo cosa stava per
succedere anche Emmett l’aveva fatto poco tempo prima..ma loro stavano insieme
da una vita..io ed Edward..è così poco.
-Shh..ti prego non dire nulla o sono sicuro che finirei per
dimenticarmi tutto il discorso che mi sono preparato rientrando in questa
casa.. – lo guardai confusa. –Isabella..Ho passato due lunghi anni a seguirti,
pedinarti, osservarti e desiderarti, senza mai avere il coraggio di farmi
avanti e parlarti. Non c’è stato giorno in cui mi dicevo “Oggi le parlo!” e
puntualmente evitavo di farlo per paura della tua indifferenza. – respirò
profondamente. Mentre io ero ancora in apnea. Conscia del fatto che ero pallida
per lo sconvolgimento delle sue parole. –Eppure oggi siamo qui, insieme..e non
c’è posto migliore in cui io voglia stare, non c’è persona migliore che
desidero al mio fianco..e so che probabilmente crederanno tutti che è troppo
presto e forse lo penserai anche tu..ma non voglio più sprecare tempo prezioso.
Io ti amo..ti amo immensamente. Sono stati i mesi più felici della mia vita e
voglio solo condividere tutto il tempo che mi rimane con te, per conoscerci
meglio, per imparare ogni cosa dell’uno e dell’altra e voglio farlo come si
deve. So che avevamo deciso di andare a vivere insieme per il momento..ma
quando – ingoiò a fatica la saliva. –Ma quando ti guardo negli occhi, quando ti
stringo forte a me, quando ti accarezzo o faccio l’amore con te..niente, niente
mi impedisce di pensare al nostro futuro insieme. E’ continuamente presente il
pensiero di noi due, con un sacco di pargoletti che gironzolano per casa..e
voglio avverare il resto del mio sogno..tu sei già la mia prima parte..
-Edward.. – provai a fermarlo, per paura che
continuasse..perchè ero sicura che alla fine avrebbe aperto quella scatoletta e
riversato su di me quella proposta che mi faceva tanto spavento. Quella domanda
fondamentale che arrivava troppo presto, che aveva il potere di sconvolgerci la
vita..e che non ero in grado di affrontare, ne ero sicura.
-Bella..io ti amo così tanto, che ogni giorno di più mi
scoppia il cuore..credo di non poter fermarmi neppure un istante e sono sicuro
che il mio amore per te non finirà mai. E so che tu mi ami allo stesso modo..lo
sento dai tuoi baci, dalle tue carezze..dai tuoi occhi che mi scrutano al
mattino appena sveglio. Lo so che sto affrettando i tempi e rischio di sentire
un no come risposta e vederti scappare a gambe levate ma..ti prego, non lo
fare. – mi pregava di non scappare? Mi pregava di rimanere e di dirgli di si?
Mi pregava di impegnarmi con lui a vita..di creare una famiglia su due piedi,
dopo solamente cinque mesi che stavamo insieme. Ero combattuta..una parte di me
avrebbe voluto urlare “Si..resto!” e l’altra..fare esattamente l’opposto che mi
chiedeva. Prese una delle mie mani e iniziò ad accarezzare le mie dita, forse
per infondermi un po’ di coraggio o forse, come il più delle volte, per cercare
di trovare il coraggio utile a se stesso per finire quel discorso. –Voglio
spostarti Isabella..voglio amarti per il resto della mia vita, in questa casa,
in un appartamento..o ovunque tu voglia. Voglio solo restare con te per sempre,
creare una famiglia da cui tornare una volta finito il lavoro, portarvi in giro
orgoglioso di chi ho affianco. Non mi importa di nient’altro..solo..amarti a
lungo termine, come mia moglie..Vuoi..vuoi sposarmi? – e poi l’aveva detto. Con
la voce emozionata e stroncata dall’imbarazzo, dal timore. Ma l’aveva detto ed
io ero lì, a guardarlo negli occhi..completamente pietrificata. Non avevo una
risposta sicura..non sapevo cosa fare, cosa dire, come muovermi. Le mie dita
continuavano ad essere accarezzate, per cercare tutta la forza e la determinazione
che aveva lui, poco prima, e portarne un po’ a me..solo per dirgli di no. Per
dirgli che è troppo presto..che non credo nel matrimonio, che se due persone
stanno bene insieme non ci deve essere un parroco che dice loro che d’ora in
poi appartengono uno all’altra. Per dirgli che ho paura che succeda come tra i
miei genitori..per dirgli che io non so cosa sia una famiglia..
La scatolina conteneva un semplice giro di oro bianco, con
incastonato un brillante piccolo, ma molto prezioso. Continuavo ad osservarlo,
ancora tra le mani di Edward e non avevo detto una sola parola. La mia bocca
non aveva salivazione e la lingua era incollata al palato. Le mani sudavano, la
faccia paonazza..il corpo completamente ancorato a terra. Perché dovevo reagire
così? Non potevo semplicemente dirgli di no?!
No..perchè in realtà mi aveva fatto una dichiarazione
speciale, perfetta, non mi aveva portato al ristorante, non aveva pagato un
sacco di soldi per una serata magnifica in cui tirava fuori un brillante
spaventosamente grande, costosissimo e a dir poco appariscente. Aveva capito
tutto di me in pochissimo tempo. Quell’anello era fantastico..essenziale.
Perfetto perché era tutto ciò che piaceva me..l’oro bianco, un brillantino, un
anello che passava inosservato ma che esprimeva la semplicità e la preziosità
nel nostro rapporto. Di noi due. Era stato perfetto perché aveva utilizzato
parole semplici, comuni, senza ricercare frasi che mi avrebbero fatta
capitolare in un secondo..non si era affidato a battute di film, visti e
stravisti..il suo cuore era lì, nella sua mano insieme a quell’anello così
speciale. Mi aveva detto parole bellissime, aveva compreso il mio
turbamento..eppure era stato determinato a dirmi ciò che pensava, ciò che
desidera. Ed io me ne sto qui, seduta sul pavimento ad osservare quei grammi
d’oro bianco che lui ha cautamente scelto per me, e non dico una parola..troppo
sconvolta per poter fiatare, per paura di ferirlo, di perderlo.
-Ti prego..di qualcosa o mi sentirò un idiota incompetente..
– la fronte corrugata, alcune rughette che si potevano intravedere dovute alla
sua espressione. Le mani che tremavano e il respiro trattenuto. Era agitato,
preoccupato, teso ed io stavo zitta. Come una stupida. Ero io l’idiota..non
lui. Lui che mi ha detto cose dolcissime a cui io non so rispondere…lui che mi
ha fatto una semplice domanda che nasconde un grande amore. Una lacrima scese
veloce dai miei occhi.
-Edward.. – chiusi gli occhi e sospirai. Sentii le sue dita
rafforzare la presa sulla mia mano e il toc della scatoletta che si richiude.
Avevo chiuso gli occhi per non guardarlo ma ogni senso era alterato e percepivo
ogni spostamento, ogni battito di cuore. Volevo andare avanti e parlare anch’io
con il cuore in mano..e invece non ce la facevo. Ancora sconvolta e impaurita
per quella richiesta. Avevo sentito il rumore della scatoletta che cadeva a
terra, lontana da noi.
-Shh..non importa! –si era avvicinato a me e con una mano
ancora intrecciata alle mie dita e l’altra ad accarezzarmi la guancia. –Non
piangere ti prego.. – lo diceva a me, ma sentivo il suo tono di voce incrinarsi
parola, dopo parola. L’avevo deluso ed ora…cosa sarebbe successo? –Principessa
non importa..faremo le cose con calma e quello che sarà..sarà.. – non so quanta
forza di volontà ci abbia messo per dirmi quelle cose, non so se le crede
davvero..non so se davvero vuole stare con me dopo il mio rifiuto. Ero
stupida..complessata e imbranata.
-Edward.. – tentai nuovamente di parlare, ma non ci riuscii,
aprivo e chiudevo la bocca, senza emettere alcun suono che non fosse il suo
nome, appena sussurrato. Mi abbracciò stretta e continuava a lasciare baci
dolci tra i capelli, mentre il mio volto era inondato dalle lacrime. Ero una
stupida.
-Vuoi che ti riporto a casa? – mi chiese dopo interminabili
minuti. Io annuii solamente. Sapevo che anche lui aveva bisogno di stare solo,
sapevo che l’avevo deluso, che il nostro rapporto ne avrebbe risentito.
–Andiamo allora! – ci eravamo alzati e lui aveva ripreso la mia mano,
accompagnandomi verso l’entrata. La scatoletta era ancora per terra, in
quell’enorme casa vuota e lui non la degnò di attenzione.
Durante il tragitto verso l’appartamento di mia sorella la
macchina era in profondo silenzio, silenzio carico di parole non dette, di
lacrime non versate, di una felicità negata per colpa mia. Sapevo che la
responsabilità era solamente mia..mia e della mia stupidità. Continuavo a
pensare alle sue parole..e non sapevo che altro fare.
-Bella..Bella.. – Edward mi chiamava dal sedile affianco al
mio. Mi girai appena per guardarlo con la coda dell’occhio. –Siamo arrivati. –
non mi ero neppure accorta che aveva parcheggiato di fronte a casa di Rose.
Annuii solamente e slacciai la cintura di sicurezza.
-Vuoi salire? – lui guardò l’orologio..ed io ero pronta a
sentirmi dire no. Invece sorrise appena ed annuii. Scesi dalla macchina, un po’
rincuorata dal suo comportamento per niente distaccato. Ci avviammo al portone
e questa volta non riuscii a prendermi per mano, a giocare con le mie
dita..forse perché sentivo che non era il momento adatto. Che le mie dita non
erano pronte ad avere di nuovo quel contatto. Aprii la porta di casa e l’odore
dei biscotti al cioccolato di Rose mi inondò le narici..
-Qualcuno ha fatto i biscotti! – mi sorrise, abbracciandomi
da dietro. Mi sentivo inadeguata.
-Bella, sei tu? – si allontanò un po’ per prendermi per mano
ed accompagnarmi in cucina, come se fosse casa sua. Si comportava come sempre
ed io non capivo come faceva. Io mi sentivo malissimo..Forse..forse perché non
avevo risposto, forse perché stavo procedendo per la via sbagliata.
-Ci sono anch’io.. – sorrise a mia sorella. –Ti sei messa a
far le prove per quando sarai una brava mogliettina? – mi irrigidì a quella
battuta di Edward e non potei evitare di guardarmi le scarpe.
-In realtà..stasera io e le ragazze dell’ospedale
festeggiamo la promozione di un’infermiera e così io ho fatto i biscotti! Ne
volete un po’? – Edward rise.
-Scommetto che vuoi sapere se sono mangiabili! – anche
Rosalie rise ed io mi sentivo fuori luogo. Staccai la mano da quella di Edward
e mi rifugiai in camera. Ero una cretina..avevo perso un’occasione. Avevo fatto
capire a Edward che non volevo sposarlo..quando invece avevo solo paura. Paura
di non essere in grado di farcela. Non so cosa si sarebbero detti..non so se
Edward gli avrebbe parlato di ciò che è successo in quella casa..ed io non
sapevo se stavo facendo la cosa giusta. Vedevo mia sorella così felice, così
fiera di organizzare le sue nozze..mentre io non ero entusiasta all’idea. Mi
sentivo sbagliata, mi sentivo completamente fuori posto. Avevo appoggiato la
testa sul cuscino, che stavo abbracciando e chiudendo gli occhi mi ero lasciata
a un pianto silenzioso. Probabilmente Edward sarebbe entrato da un momento
all’altro..ma poco mi interessava. Continuavo a chiedermi perché mi ero
comportata così, cosa c’era di sbagliato in me..perchè dovevo deluderlo in quel
modo? Eppure..sentivo dentro di me qualcosa di estremamente piacevole
ricordando le parole di poco prima, in quella grande casa vuota. Lui mi
amava..e voleva sposarmi. Lui mi amava..e voleva sposarmi..ed io non avevo
detto nulla. Idiota.
Dopo appena dieci minuti sentii la porta aprirsi e
richiudersi. Mi impedivo di aprire gli occhi. Lo sentii togliersi le scarpe e
stendersi sul letto affianco a me.
-Principessa.. – mi chiamava dolcemente e mi aveva
accarezzato la schiena. –Per favore principessa..guardami.. – sentivo il tono
della sua voce dolce ma triste. Sapevo che era tutta colpa mia.
-Io..non ce la faccio.. – dissi debolmente. Poi lo sentii
sospirare profondamente.
-Vorrà dire che… - mi scavalcò velocemente e mi guardò
dritta negli occhi che ora erano aperti –Vengo io da questa parte! – sorrise.
–Principessa smettila di comportarti così..non è successo nulla..ti prego..
-Come..come fai a dirlo? – sentivo le lacrime pungermi gli
occhi. Mi sentivo in colpa, e sentivo qualcosa all’altezza del cuore…stringerlo
paurosamente.
-Perché ti amo immensamente..e non importa che tu non voglia
sposarmi ora..staremo insieme comunque e ti farò dire quel si prima o poi..
-Edward.. – dissi debolmente.
-Sai principessa..sono molto deluso.. – eccolo. Adesso
arrivava il suo discorso.. sospirai profondamente, convinta che avrei dovuto
ascoltare il suo dolore.. –Sono deluso dal fatto che tu non sappia cosa dirmi e
non mi rivolgi neppure un sorriso e sono molto, molto geloso di quel cuscino
che tieni tra le braccia..quando vorrei che stringessi solo me così.
Io.Lo.Amo!
-Oh Edward! – mi spostai velocemente e lo abbracciai forte,
mentre lui rideva. –Ti amo, ti amo da morire..e.. – le mie parole partirono da
sole, senza una regola del mio cervello a fermarle, senza filtri, senza passare
prima per la ragione. Il mio cuore aveva preso l’iniziativa e Ciao razionalità!
-E..? – chiese lui sorridendo.
-E si..ti voglio sposare! E’ presto, hai ragione e
prima..Dio sono una stupida. Sono stata zitta senza sapere cosa dire,
inchiodata al pavimento come una cretina. Ero senza parole..mi avevi
completamente stordita. Avevo accumulato troppe emozioni per una sola
giornata..la casa, fare l’amore su quel pavimento con tutta la passione che ci
travolgeva, le tue parole..quell’anello..Io non so cosa mi è preso e
probabilmente il mio cuore era già in giro per la stanza in quel momento a
saltellare felice, ed ha fatto agire solamente la ragione..perchè ora, ora che
è di nuovo nel mio petto e batte forte..sono sicura che voglio sposarti. –ero
partita a raffica, senza riprendere fiato e lo sentivo irrigidito sotto di me.
-Bella.. – il fiato corto, la voce roca, bassa ed
emozionata. –Cosa..cosa stai di-dicendo? – lo guardai negli occhi confusa.
-Ti amo Edward. Ti amo immensamente e mi sono sentita
talmente male in questi anni, completamente sola, che ora che ti ho trovato ho
paura a lasciarti andare. Ho paura di perderti..ed oggi ero così emozionata,
impaurita, intimorita..completamente assuefatta dalle tue parole..che non
potevo parlare. Voglio sposarti. Voglio. Sposarti.
Il suo sguardo confuso, e insicuro mi fece tenerezza.
-Stai..dici..davvero? – io annuii sorridente.
-Edward..sei diventato la persona più importante della mia
vita. Hai rotto ogni singolo brandello del muro che chiudeva il mio cuore..mi
hai donato ogni più piccola e splendida emozione e questi mesi per me sono
stati meravigliosi. Unici. Indimenticabili. E’ vero non sono una sostenitrice
accanita dei matrimoni, guardando i miei genitori dubito fortemente di esserne
capace..ma con te..con te voglio provarci. Con te voglio riuscirci. Sono sempre
dell’idea che nessuno debba dirmi che posso stare con una persona, quando io ci
sto già bene..ma se tu ci credi, se per te è importante il matrimonio..allora
si. Voglio sposarti.
-Io non voglio giocare Bella..non voglio che per te il
matrimonio sia una sfida o un obbligo, solo per farmi contento..voglio che ci
credi anche tu. Se non è così..allora continueremo a vivere insieme e ci
ameremo anche senza nessuno che ufficializzerà il nostro amore..
-Io..io non credo nel matrimonio. Le persone più felici che
ho visto, sposate, sono i tuoi genitori..Reneè e Charlie non sono stati un buon
esempio, in quel caso..ed ho paura..paura che possa essere esattamente come mia
madre e un giorno scappare e lasciarti da solo..
-Non lo faresti mai Bella..tu non sei come tua madre..
-Come fai ad esserne così sicuro?
-Perché ti guardo negli occhi e non vedo altro che amore,
amore profondo..
-E allora..se lo vedi..vedi anche che sono sincera quando ti
dico che voglio sposarti.. – lo vedevo ancora incerto, confuso. Lo potevo
capire. Infondo prima non avevo detto nulla e non sembravo entusiasta della sua
proposta..e forse non lo ero neppure. Ma ora..ora ragionando capivo che lo
volevo. Lo volevo davvero. Non mi sarebbe piaciuto essere al centro
dell’attenzione e neppure indossare l’abito bianco e dei trampoli ai piedi, ma
volevo guardare negli occhi Edward e vederlo felice, contento, soddisfatto..completamente
emozionato. E poi..poi l’amavo e niente e nessuno poteva farmi cambiare idea.
-Bella..
-No Edward lo so..sono stata stupida, scusami. Ti
prego..dimmi cosa devo far per farmi perdonare..
-Vuoi davvero sposarmi?
-Si..
-Ripetilo.. – il suo sorriso, che gli incorniciava il volto
era esattamente lo specchio del mio. Gli occhi felici e contenti che dovevano
essere quelli di un’ora fa. Certo la paura non era sparita..ma diavolo! Stavamo
parlando di Edward Cullen!
-Voglio sposarti. Voglio sposarti. Voglio sposarti. Voglio
sposarti! – lo ripetevo finché non mi prese il viso tra le mani baciandomi con
passione.
-Ti amo principessa..ti amo così tanto! – sembrava avesse le
lacrime agli occhi! Ed io non ero da meno. Restammo un altro po’ così a baciarci
e a coccolarci. Continuava a sussurrarmi che mi amava ed io gli dicevo che
volevo sposarlo.
-Ti ho portato qualche biscotto! – sorrisi e li mangiammo
sul letto, facendo briciole dappertutto. Machissenefrega!
Poi però arrivò il tempo per me di prepararmi e andare al
pub. Non volevo staccarmi da lui, non volevo lasciarlo andare.
-Ti andrebbe..di accompagnarmi al lavoro? – domandai
incerta. Avevo il timore che mi dicesse di no per qualche impegno e non volevo
proprio desistere dall’idea che mi era balenata in testa. Lui mi sorrise
annuendo.
-E ti accompagno anche a fare la doccia, principessa! – un
lampo di malizia nei suoi occhi verdi fantastici.
-Davvero Singor Cullen? Ha paura che ci sia qualche
malintenzionato nella doccia? – mi piaceva giocare con lui e il mio tono basso
e malizioso lo fece agire. Mi prese in braccio e mi accompagnò nel bagno, sotto
il suono della mia risata.
-Chi ti dice che non sia io il malintenzionato? – lo guardai
fintamente oltraggiata.
-Oh ma lei Signor Cullen mi ispira fiducia..secondo me non
farebbe nulla senza la mia volontà… - gli sorrisi dolcemente e lui mi baciò il
naso. Poi con la stessa attenzione mi poggiò sul ripiano del lavandino. Fece
passare le mani sotto la maglietta, ad accarezzarmi la pancia, mentre la bocca si
divertiva a lasciarmi umidi baci sul collo. –Edward..devo davvero andare a
lavorare.. – cercai di assumere un tono normale, anche se mi stavo già
eccitando. Questo ragazzo aveva il potere di farmi vibrare solo con una
carezza. Quando le sue mani tirarono via la maglia sorrisi.
-Anche se arrivi un po’ in ritardo non succede nulla!
Scommetto che Emmett capirà… - la sua dolce voce, resa roca dall’eccitazione,
la sentivo distante, mentre con gli occhi chiusi mi godevo le carezze sulla
schiena e sul fianco che mi stava donando. Le mie mani, senza accorgermene
vagavano già tra i suoi capelli, che lisci e delicati venivano torturati dalle
mie dita esigenti. Avevo sempre, continuamente voglia di lui..non sapevo come
fermarmi. Bastava un tocco, una parola..anche uno sguardo più audace e perdevo
la testa. Ansimai quando le sue mani arrivarono ai miei seni, accarezzandoli da
sotto la stoffa. La sua bocca aveva lasciato il collo per dirigersi verso il
basso, a raggiungere le sue mani. Dio quella lingua! Con un po’ di ragione
arrivai a togliergli la maglietta, cominciando subito ad accarezzargli le
spalle e il petto, mentre lui mi faceva gemere di piacere. Ci mise un attimo a
togliermi anche i pantaloni, facendomi rimanere solo con un perizoma in cotone
nero, semplicissimo. Cercai anch’io di raggiungere il bottone dei suoi jeans ma
da quella posizione era impossibile e le sue mani non lo permettevano, avevano
sfilato il piccolo pezzo di stoffa e mi accarezzavano sapientemente. Era una
goduria. Lasciò perdere i miei seni e tornò a baciarmi. La lingua che fino a
poco prima aveva stuzzicato i miei capezzoli ora faceva la guerra con la sua
compagna. Era tutto eccitante, tutto di lui.
-Ahh.. – gemetti quando un dito entrò dentro il mio centro e
continuai ad ansimare nella sua bocca ogni piccolo movimento che faceva. Io
continuavo ad accarezzargli le spalle e giocare con i suoi capelli,
graffiandogli dolcemente il cuoio capelluto. Entrambi avevamo il fiatone,
entrambi eravamo eccitatissimi. Tolse una mano da me, quella che teneva il
fianco, per slacciarsi velocemente i jeans e lanciarli lontano, insieme ai
boxer. Sapevo che non vedeva l’ora di entrare in me, e sinceramente anch’io
attendevo quel momento..ma mi sentivo in debito. Io non ero attenta al suo
piacere come lui lo era con me, non ho mai prestato attenzione a farlo arrivare
al limite in altri modi..ed ora desideravo toccarlo, ardentemente. Temevo di
risultare monotona alle volte..e lui riusciva sempre a sorprendermi..volevo
riuscirci anche io. Mi sporsi un po’ sul bordo, in modo da essere più vicina e
con un barlume di lucidità riuscì ad allungare la mano, fino ad afferrargli
l’erezione tra le mie dita, determinata.
-Bella.. – soffiò sulle mie labbra. Forse non gli serviva
arrivare al limite, perché c’era già. Ma volevo toccarlo, sentirlo ansimare il
mio nome per il piacere che provava. Iniziai a muovere la mano, su e giù e
sentivo la sua schiena contrarsi. –Bella.. – ripeté con lo stesso tono di voce
roco di poco prima. Allora mi staccai leggermente dalle sue labbra per parlare.
-Dimmi.. – biascicai per tornare poi a baciarlo ancora, e
ancora, cullando il movimento lento della mia mano.
-Più..più veloce – ansimava, aveva il fiatone e gli occhi
continuamente chiusi. Il ritmo del suo dito dentro di me era aumentato ed io mi
contorcevo per avere di più, mentre seguivo le sue indicazioni. Era
emozionante, eccitante che lui mi parlasse, che mi dicesse come gli piaceva.
Aumentai il ritmo e lui si staccò da me per buttare la testa all’indietro e
rilasciare un “Ahhhhh” roco e sommesso.
Era la visione più erotica che avevo visto. Allora feci
scendere anche l’altra mano ad accarezzargli i testicoli con le unghie. La sua
reazione arrivò subito.
-Bella! – era sorpreso e il mio nome pronunciato dal tono
eccitato non faceva altro che esaltarmi. Il movimento della sua mano dentro di
me si era arrestato, aveva portato entrambe le mani sui miei fianchi,
preparandosi per quello che avvenne dopo, in un secondo. Si avvicinò a me
velocemente e senza avvisare entrò dentro di me con una spinta poderosa. Mi
lasciai scappare un gemito troppo forte e lui rise sul mio incavo tra collo e
spalla.
-Sei birichina principessa! – Non so come facesse a parlare,
per me era impossibile, la testa appoggiata alla sua spalla, ero sudata e
completamente in balia delle sue mosse. Continuava a spingere e rimanevo senza
fiato.
-Ho..so-solo..volu-to..ri-ricam..ricambiare…ahh – avvolsi le
gambe al suo corpo e le braccia volarono a tenermi sul mobiletto. Le spinte
cominciavano ad essere più forti ed io sentivo già l’intorpidimento sensoriale
arrivare veloce. Lo sentii ingrossarsi e spingere più a fondo finché con un
ultimo gemito roco si liberò in me, qualche secondo dopo che avevo raggiunto il
mio apice.
-Direi che abbiamo proprio bisogno di una doccia! – sorrisi
sulla sua spalla, mentre ancora aggrappata a lui mi portò dentro la doccia. Ci
spostammo di lato per non gelare sotto il primo getto d’acqua, che poi divenne
sempre più caldo..fino alla temperatura ideale. Mi lasciò stare all’in piedi,
mantenendo comunque la presa sui miei fianchi e la fronte appoggiata alla mia.
-Ti amo Edward..ti amo tanto.
-Anch’io..Ma ora laviamoci..oppure Emmett darà di matto! –
sorrisi e presi il bagnoschiuma iniziando a fregare la mia pelle..mentre Edward
faceva lo stesso su di lui. Possibile che avessi voglia ancora? Eppure vedere
come si insaponava, con le mani sapienti che toccano me, era..eccitante.
Dopo mezzora Edward era vestito, che mi aspettava in
salotto, mentre io stavo legando i capelli in una treccia laterale, perché non
avevo voglia di asciugarli. Raccolsi il telefono e la borsa e uscii dalla
camera, prendendo Edward per una mano e correndo di sotto. Ero stra in ritardo
e Emmett mi avrebbe uccisa!
-Ti fermi al pub o torni a casa? – domandai quando partimmo.
-Vado a cambiarmi..Ho questi vestiti da ieri sera e credo
che non possano resistere un’altra giornata! – mi sorrise. Già..perchè la sera
prima aveva dormito da me..e non aveva ancora portato un cambio, solo lo
spazzolino. Ma tanto era una situazione momentanea perché a breve avremmo avuto
una casa tutta nostra!
-Già..a proposito..dobbiamo dirlo ai tuoi! – guardai fuori
dal finestrino.
-Oh beh..credo che domani potremmo raggiungerli dopo pranzo,
per il dolce..se ti va, così gli diremo della casa.. – Giusto, la casa. E
poi..poi c’era anche il matrimonio. Dire a mia sorella che mi sarei
sposata..no, non ero pronta! Per non parlare di quando lo avrei detto a
Reneè..dovevo assolutamente partire un paio di giorni, se lo sapeva per
telefono rischiavo la decapitazione. –Cosa ti turba? – mi chiese d’un tratto.
Mi girai a guardarlo confuso. –E’ qualche minuto che siamo fermi, non ti sei
neppure accorta che siamo arrivati. Se pensi così tanto il tuo cervello andrà
in fumo! – mi sorrise. Io gli feci la linguaccia e poi..guardai le mie unghie,
che in quel momento sembravano interessanti, o per lo meno erano meno
inquietanti del suo sguardo indagatore.
-Pensavo..dovremmo dire anche che..si insomma..che ci
sposiamo.. – dissi debolmente.
-Bella..ascoltami bene.. – mi prese il volto tra le sue
mani. Nel suo sguardo pura felicità. –Se hai paura, timore o qualsiasi altro
dubbio..non voglio costringerti. Io ti amo alla follia e vorrei che diventassi
mia moglie al più presto. Desidero una famiglia numerosa ed unita e tu sei la
donna ideale. Sei perfetta per me..Ma non voglio che tu ti senta costretta
dalla mia felicità. Sono felice anche se non ci sposiamo..d’accordo? – Annuii e
gli sorrisi. Imitandolo presi il suo volto tra le mani e gli parlai a voce
bassa, vicino alle sue labbra.
-Edward..ascoltami bene – feci una pausa –Non ho alcun
dubbio, timore o paura che tu non possa essere l’uomo adatto per me. E voglio
anch’io creare la più bella famiglia mai esistita..Non ti sposo solo perché tu
sei felice..ti sposo perché sono felice anch’io! Ora baciami testone! – non
dovetti dirlo due volte perché l’entusiasmo era talmente palpabile che mi baciò
con foga.
-Ora vai a lavorare principessa. Emmett ti sta osservando
dal vetro del locale! – sorrisi e gli diedi un altro bacio.
-Ci vediamo più tardi. Ti amo! – scesi dalla macchina e
mentre aprivo la porta del locale sentii un “Ti amo” urlato dall’interno della
macchina. Ero su una nuvola. Felice, contenta e realizzata.
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