mercoledì 26 marzo 2014

Capitolo 16: Indecision



Capitolo 16: Indecision

30 Settembre 2011 Ore 16:15

Pov Bella.

Quando rientrò in casa ero spaventata. Il suo sguardo era confuso e agitato e non capivo cosa succedeva. Mi sentivo a disagio a stare nuda sul pavimento di quella casa, per cui mi ero vestita.
-Non ti avevo detto di non muoverti? – mi chiese sorridendo e venendo a sedersi di fianco a me.
-Lo so ma avevo freddo.. – mentii, per non fargli vedere la mia vergogna. Lui annuii debolmente. –Posso sapere cosa hai fatto? – lui sorrise e annuii con la testa tirando fuori una scatoletta dalla tasca dei jeans. La classica scatoletta in cui solitamente trovavi un solitario..ricoperta di velluto blu notte, piccolina e non troppo pesante.
-Edward.. – sussurrai debolmente. Mi sentivo pesante, arpionata al pavimento, incollata con il sedere a terra e le braccia lungo i fianchi. Non ero più capace di muovermi. Ero impaurita..sapevo cosa stava per succedere anche Emmett l’aveva fatto poco tempo prima..ma loro stavano insieme da una vita..io ed Edward..è così poco.
-Shh..ti prego non dire nulla o sono sicuro che finirei per dimenticarmi tutto il discorso che mi sono preparato rientrando in questa casa.. – lo guardai confusa. –Isabella..Ho passato due lunghi anni a seguirti, pedinarti, osservarti e desiderarti, senza mai avere il coraggio di farmi avanti e parlarti. Non c’è stato giorno in cui mi dicevo “Oggi le parlo!” e puntualmente evitavo di farlo per paura della tua indifferenza. – respirò profondamente. Mentre io ero ancora in apnea. Conscia del fatto che ero pallida per lo sconvolgimento delle sue parole. –Eppure oggi siamo qui, insieme..e non c’è posto migliore in cui io voglia stare, non c’è persona migliore che desidero al mio fianco..e so che probabilmente crederanno tutti che è troppo presto e forse lo penserai anche tu..ma non voglio più sprecare tempo prezioso. Io ti amo..ti amo immensamente. Sono stati i mesi più felici della mia vita e voglio solo condividere tutto il tempo che mi rimane con te, per conoscerci meglio, per imparare ogni cosa dell’uno e dell’altra e voglio farlo come si deve. So che avevamo deciso di andare a vivere insieme per il momento..ma quando – ingoiò a fatica la saliva. –Ma quando ti guardo negli occhi, quando ti stringo forte a me, quando ti accarezzo o faccio l’amore con te..niente, niente mi impedisce di pensare al nostro futuro insieme. E’ continuamente presente il pensiero di noi due, con un sacco di pargoletti che gironzolano per casa..e voglio avverare il resto del mio sogno..tu sei già la mia prima parte..
-Edward.. – provai a fermarlo, per paura che continuasse..perchè ero sicura che alla fine avrebbe aperto quella scatoletta e riversato su di me quella proposta che mi faceva tanto spavento. Quella domanda fondamentale che arrivava troppo presto, che aveva il potere di sconvolgerci la vita..e che non ero in grado di affrontare, ne ero sicura.
-Bella..io ti amo così tanto, che ogni giorno di più mi scoppia il cuore..credo di non poter fermarmi neppure un istante e sono sicuro che il mio amore per te non finirà mai. E so che tu mi ami allo stesso modo..lo sento dai tuoi baci, dalle tue carezze..dai tuoi occhi che mi scrutano al mattino appena sveglio. Lo so che sto affrettando i tempi e rischio di sentire un no come risposta e vederti scappare a gambe levate ma..ti prego, non lo fare. – mi pregava di non scappare? Mi pregava di rimanere e di dirgli di si? Mi pregava di impegnarmi con lui a vita..di creare una famiglia su due piedi, dopo solamente cinque mesi che stavamo insieme. Ero combattuta..una parte di me avrebbe voluto urlare “Si..resto!” e l’altra..fare esattamente l’opposto che mi chiedeva. Prese una delle mie mani e iniziò ad accarezzare le mie dita, forse per infondermi un po’ di coraggio o forse, come il più delle volte, per cercare di trovare il coraggio utile a se stesso per finire quel discorso. –Voglio spostarti Isabella..voglio amarti per il resto della mia vita, in questa casa, in un appartamento..o ovunque tu voglia. Voglio solo restare con te per sempre, creare una famiglia da cui tornare una volta finito il lavoro, portarvi in giro orgoglioso di chi ho affianco. Non mi importa di nient’altro..solo..amarti a lungo termine, come mia moglie..Vuoi..vuoi sposarmi? – e poi l’aveva detto. Con la voce emozionata e stroncata dall’imbarazzo, dal timore. Ma l’aveva detto ed io ero lì, a guardarlo negli occhi..completamente pietrificata. Non avevo una risposta sicura..non sapevo cosa fare, cosa dire, come muovermi. Le mie dita continuavano ad essere accarezzate, per cercare tutta la forza e la determinazione che aveva lui, poco prima, e portarne un po’ a me..solo per dirgli di no. Per dirgli che è troppo presto..che non credo nel matrimonio, che se due persone stanno bene insieme non ci deve essere un parroco che dice loro che d’ora in poi appartengono uno all’altra. Per dirgli che ho paura che succeda come tra i miei genitori..per dirgli che io non so cosa sia una famiglia..
La scatolina conteneva un semplice giro di oro bianco, con incastonato un brillante piccolo, ma molto prezioso. Continuavo ad osservarlo, ancora tra le mani di Edward e non avevo detto una sola parola. La mia bocca non aveva salivazione e la lingua era incollata al palato. Le mani sudavano, la faccia paonazza..il corpo completamente ancorato a terra. Perché dovevo reagire così? Non potevo semplicemente dirgli di no?!
No..perchè in realtà mi aveva fatto una dichiarazione speciale, perfetta, non mi aveva portato al ristorante, non aveva pagato un sacco di soldi per una serata magnifica in cui tirava fuori un brillante spaventosamente grande, costosissimo e a dir poco appariscente. Aveva capito tutto di me in pochissimo tempo. Quell’anello era fantastico..essenziale. Perfetto perché era tutto ciò che piaceva me..l’oro bianco, un brillantino, un anello che passava inosservato ma che esprimeva la semplicità e la preziosità nel nostro rapporto. Di noi due. Era stato perfetto perché aveva utilizzato parole semplici, comuni, senza ricercare frasi che mi avrebbero fatta capitolare in un secondo..non si era affidato a battute di film, visti e stravisti..il suo cuore era lì, nella sua mano insieme a quell’anello così speciale. Mi aveva detto parole bellissime, aveva compreso il mio turbamento..eppure era stato determinato a dirmi ciò che pensava, ciò che desidera. Ed io me ne sto qui, seduta sul pavimento ad osservare quei grammi d’oro bianco che lui ha cautamente scelto per me, e non dico una parola..troppo sconvolta per poter fiatare, per paura di ferirlo, di perderlo.
-Ti prego..di qualcosa o mi sentirò un idiota incompetente.. – la fronte corrugata, alcune rughette che si potevano intravedere dovute alla sua espressione. Le mani che tremavano e il respiro trattenuto. Era agitato, preoccupato, teso ed io stavo zitta. Come una stupida. Ero io l’idiota..non lui. Lui che mi ha detto cose dolcissime a cui io non so rispondere…lui che mi ha fatto una semplice domanda che nasconde un grande amore. Una lacrima scese veloce dai miei occhi.
-Edward.. – chiusi gli occhi e sospirai. Sentii le sue dita rafforzare la presa sulla mia mano e il toc della scatoletta che si richiude. Avevo chiuso gli occhi per non guardarlo ma ogni senso era alterato e percepivo ogni spostamento, ogni battito di cuore. Volevo andare avanti e parlare anch’io con il cuore in mano..e invece non ce la facevo. Ancora sconvolta e impaurita per quella richiesta. Avevo sentito il rumore della scatoletta che cadeva a terra, lontana da noi.
-Shh..non importa! –si era avvicinato a me e con una mano ancora intrecciata alle mie dita e l’altra ad accarezzarmi la guancia. –Non piangere ti prego.. – lo diceva a me, ma sentivo il suo tono di voce incrinarsi parola, dopo parola. L’avevo deluso ed ora…cosa sarebbe successo? –Principessa non importa..faremo le cose con calma e quello che sarà..sarà.. – non so quanta forza di volontà ci abbia messo per dirmi quelle cose, non so se le crede davvero..non so se davvero vuole stare con me dopo il mio rifiuto. Ero stupida..complessata e imbranata.
-Edward.. – tentai nuovamente di parlare, ma non ci riuscii, aprivo e chiudevo la bocca, senza emettere alcun suono che non fosse il suo nome, appena sussurrato. Mi abbracciò stretta e continuava a lasciare baci dolci tra i capelli, mentre il mio volto era inondato dalle lacrime. Ero una stupida.
-Vuoi che ti riporto a casa? – mi chiese dopo interminabili minuti. Io annuii solamente. Sapevo che anche lui aveva bisogno di stare solo, sapevo che l’avevo deluso, che il nostro rapporto ne avrebbe risentito. –Andiamo allora! – ci eravamo alzati e lui aveva ripreso la mia mano, accompagnandomi verso l’entrata. La scatoletta era ancora per terra, in quell’enorme casa vuota e lui non la degnò di attenzione.
Durante il tragitto verso l’appartamento di mia sorella la macchina era in profondo silenzio, silenzio carico di parole non dette, di lacrime non versate, di una felicità negata per colpa mia. Sapevo che la responsabilità era solamente mia..mia e della mia stupidità. Continuavo a pensare alle sue parole..e non sapevo che altro fare.
-Bella..Bella.. – Edward mi chiamava dal sedile affianco al mio. Mi girai appena per guardarlo con la coda dell’occhio. –Siamo arrivati. – non mi ero neppure accorta che aveva parcheggiato di fronte a casa di Rose. Annuii solamente e slacciai la cintura di sicurezza.
-Vuoi salire? – lui guardò l’orologio..ed io ero pronta a sentirmi dire no. Invece sorrise appena ed annuii. Scesi dalla macchina, un po’ rincuorata dal suo comportamento per niente distaccato. Ci avviammo al portone e questa volta non riuscii a prendermi per mano, a giocare con le mie dita..forse perché sentivo che non era il momento adatto. Che le mie dita non erano pronte ad avere di nuovo quel contatto. Aprii la porta di casa e l’odore dei biscotti al cioccolato di Rose mi inondò le narici..
-Qualcuno ha fatto i biscotti! – mi sorrise, abbracciandomi da dietro. Mi sentivo inadeguata.
-Bella, sei tu? – si allontanò un po’ per prendermi per mano ed accompagnarmi in cucina, come se fosse casa sua. Si comportava come sempre ed io non capivo come faceva. Io mi sentivo malissimo..Forse..forse perché non avevo risposto, forse perché stavo procedendo per la via sbagliata.
-Ci sono anch’io.. – sorrise a mia sorella. –Ti sei messa a far le prove per quando sarai una brava mogliettina? – mi irrigidì a quella battuta di Edward e non potei evitare di guardarmi le scarpe.
-In realtà..stasera io e le ragazze dell’ospedale festeggiamo la promozione di un’infermiera e così io ho fatto i biscotti! Ne volete un po’? – Edward rise.
-Scommetto che vuoi sapere se sono mangiabili! – anche Rosalie rise ed io mi sentivo fuori luogo. Staccai la mano da quella di Edward e mi rifugiai in camera. Ero una cretina..avevo perso un’occasione. Avevo fatto capire a Edward che non volevo sposarlo..quando invece avevo solo paura. Paura di non essere in grado di farcela. Non so cosa si sarebbero detti..non so se Edward gli avrebbe parlato di ciò che è successo in quella casa..ed io non sapevo se stavo facendo la cosa giusta. Vedevo mia sorella così felice, così fiera di organizzare le sue nozze..mentre io non ero entusiasta all’idea. Mi sentivo sbagliata, mi sentivo completamente fuori posto. Avevo appoggiato la testa sul cuscino, che stavo abbracciando e chiudendo gli occhi mi ero lasciata a un pianto silenzioso. Probabilmente Edward sarebbe entrato da un momento all’altro..ma poco mi interessava. Continuavo a chiedermi perché mi ero comportata così, cosa c’era di sbagliato in me..perchè dovevo deluderlo in quel modo? Eppure..sentivo dentro di me qualcosa di estremamente piacevole ricordando le parole di poco prima, in quella grande casa vuota. Lui mi amava..e voleva sposarmi. Lui mi amava..e voleva sposarmi..ed io non avevo detto nulla. Idiota.
Dopo appena dieci minuti sentii la porta aprirsi e richiudersi. Mi impedivo di aprire gli occhi. Lo sentii togliersi le scarpe e stendersi sul letto affianco a me.
-Principessa.. – mi chiamava dolcemente e mi aveva accarezzato la schiena. –Per favore principessa..guardami.. – sentivo il tono della sua voce dolce ma triste. Sapevo che era tutta colpa mia.
-Io..non ce la faccio.. – dissi debolmente. Poi lo sentii sospirare profondamente.
-Vorrà dire che… - mi scavalcò velocemente e mi guardò dritta negli occhi che ora erano aperti –Vengo io da questa parte! – sorrise. –Principessa smettila di comportarti così..non è successo nulla..ti prego..
-Come..come fai a dirlo? – sentivo le lacrime pungermi gli occhi. Mi sentivo in colpa, e sentivo qualcosa all’altezza del cuore…stringerlo paurosamente.
-Perché ti amo immensamente..e non importa che tu non voglia sposarmi ora..staremo insieme comunque e ti farò dire quel si prima o poi..
-Edward.. – dissi debolmente.
-Sai principessa..sono molto deluso.. – eccolo. Adesso arrivava il suo discorso.. sospirai profondamente, convinta che avrei dovuto ascoltare il suo dolore.. –Sono deluso dal fatto che tu non sappia cosa dirmi e non mi rivolgi neppure un sorriso e sono molto, molto geloso di quel cuscino che tieni tra le braccia..quando vorrei che stringessi solo me così.
Io.Lo.Amo!
-Oh Edward! – mi spostai velocemente e lo abbracciai forte, mentre lui rideva. –Ti amo, ti amo da morire..e.. – le mie parole partirono da sole, senza una regola del mio cervello a fermarle, senza filtri, senza passare prima per la ragione. Il mio cuore aveva preso l’iniziativa e Ciao razionalità!
-E..? – chiese lui sorridendo.
-E si..ti voglio sposare! E’ presto, hai ragione e prima..Dio sono una stupida. Sono stata zitta senza sapere cosa dire, inchiodata al pavimento come una cretina. Ero senza parole..mi avevi completamente stordita. Avevo accumulato troppe emozioni per una sola giornata..la casa, fare l’amore su quel pavimento con tutta la passione che ci travolgeva, le tue parole..quell’anello..Io non so cosa mi è preso e probabilmente il mio cuore era già in giro per la stanza in quel momento a saltellare felice, ed ha fatto agire solamente la ragione..perchè ora, ora che è di nuovo nel mio petto e batte forte..sono sicura che voglio sposarti. –ero partita a raffica, senza riprendere fiato e lo sentivo irrigidito sotto di me.
-Bella.. – il fiato corto, la voce roca, bassa ed emozionata. –Cosa..cosa stai di-dicendo? – lo guardai negli occhi confusa.
-Ti amo Edward. Ti amo immensamente e mi sono sentita talmente male in questi anni, completamente sola, che ora che ti ho trovato ho paura a lasciarti andare. Ho paura di perderti..ed oggi ero così emozionata, impaurita, intimorita..completamente assuefatta dalle tue parole..che non potevo parlare. Voglio sposarti. Voglio. Sposarti.
Il suo sguardo confuso, e insicuro mi fece tenerezza.
-Stai..dici..davvero? – io annuii sorridente.
-Edward..sei diventato la persona più importante della mia vita. Hai rotto ogni singolo brandello del muro che chiudeva il mio cuore..mi hai donato ogni più piccola e splendida emozione e questi mesi per me sono stati meravigliosi. Unici. Indimenticabili. E’ vero non sono una sostenitrice accanita dei matrimoni, guardando i miei genitori dubito fortemente di esserne capace..ma con te..con te voglio provarci. Con te voglio riuscirci. Sono sempre dell’idea che nessuno debba dirmi che posso stare con una persona, quando io ci sto già bene..ma se tu ci credi, se per te è importante il matrimonio..allora si. Voglio sposarti.
-Io non voglio giocare Bella..non voglio che per te il matrimonio sia una sfida o un obbligo, solo per farmi contento..voglio che ci credi anche tu. Se non è così..allora continueremo a vivere insieme e ci ameremo anche senza nessuno che ufficializzerà il nostro amore..
-Io..io non credo nel matrimonio. Le persone più felici che ho visto, sposate, sono i tuoi genitori..Reneè e Charlie non sono stati un buon esempio, in quel caso..ed ho paura..paura che possa essere esattamente come mia madre e un giorno scappare e lasciarti da solo..
-Non lo faresti mai Bella..tu non sei come tua madre..
-Come fai ad esserne così sicuro?
-Perché ti guardo negli occhi e non vedo altro che amore, amore profondo..
-E allora..se lo vedi..vedi anche che sono sincera quando ti dico che voglio sposarti.. – lo vedevo ancora incerto, confuso. Lo potevo capire. Infondo prima non avevo detto nulla e non sembravo entusiasta della sua proposta..e forse non lo ero neppure. Ma ora..ora ragionando capivo che lo volevo. Lo volevo davvero. Non mi sarebbe piaciuto essere al centro dell’attenzione e neppure indossare l’abito bianco e dei trampoli ai piedi, ma volevo guardare negli occhi Edward e vederlo felice, contento, soddisfatto..completamente emozionato. E poi..poi l’amavo e niente e nessuno poteva farmi cambiare idea.
-Bella..
-No Edward lo so..sono stata stupida, scusami. Ti prego..dimmi cosa devo far per farmi perdonare..
-Vuoi davvero sposarmi?
-Si..
-Ripetilo.. – il suo sorriso, che gli incorniciava il volto era esattamente lo specchio del mio. Gli occhi felici e contenti che dovevano essere quelli di un’ora fa. Certo la paura non era sparita..ma diavolo! Stavamo parlando di Edward Cullen!
-Voglio sposarti. Voglio sposarti. Voglio sposarti. Voglio sposarti! – lo ripetevo finché non mi prese il viso tra le mani baciandomi con passione.
-Ti amo principessa..ti amo così tanto! – sembrava avesse le lacrime agli occhi! Ed io non ero da meno. Restammo un altro po’ così a baciarci e a coccolarci. Continuava a sussurrarmi che mi amava ed io gli dicevo che volevo sposarlo.
-Ti ho portato qualche biscotto! – sorrisi e li mangiammo sul letto, facendo briciole dappertutto. Machissenefrega!
Poi però arrivò il tempo per me di prepararmi e andare al pub. Non volevo staccarmi da lui, non volevo lasciarlo andare.
-Ti andrebbe..di accompagnarmi al lavoro? – domandai incerta. Avevo il timore che mi dicesse di no per qualche impegno e non volevo proprio desistere dall’idea che mi era balenata in testa. Lui mi sorrise annuendo.
-E ti accompagno anche a fare la doccia, principessa! – un lampo di malizia nei suoi occhi verdi fantastici.
-Davvero Singor Cullen? Ha paura che ci sia qualche malintenzionato nella doccia? – mi piaceva giocare con lui e il mio tono basso e malizioso lo fece agire. Mi prese in braccio e mi accompagnò nel bagno, sotto il suono della mia risata.
-Chi ti dice che non sia io il malintenzionato? – lo guardai fintamente oltraggiata.
-Oh ma lei Signor Cullen mi ispira fiducia..secondo me non farebbe nulla senza la mia volontà… - gli sorrisi dolcemente e lui mi baciò il naso. Poi con la stessa attenzione mi poggiò sul ripiano del lavandino. Fece passare le mani sotto la maglietta, ad accarezzarmi la pancia, mentre la bocca si divertiva a lasciarmi umidi baci sul collo. –Edward..devo davvero andare a lavorare.. – cercai di assumere un tono normale, anche se mi stavo già eccitando. Questo ragazzo aveva il potere di farmi vibrare solo con una carezza. Quando le sue mani tirarono via la maglia sorrisi.
-Anche se arrivi un po’ in ritardo non succede nulla! Scommetto che Emmett capirà… - la sua dolce voce, resa roca dall’eccitazione, la sentivo distante, mentre con gli occhi chiusi mi godevo le carezze sulla schiena e sul fianco che mi stava donando. Le mie mani, senza accorgermene vagavano già tra i suoi capelli, che lisci e delicati venivano torturati dalle mie dita esigenti. Avevo sempre, continuamente voglia di lui..non sapevo come fermarmi. Bastava un tocco, una parola..anche uno sguardo più audace e perdevo la testa. Ansimai quando le sue mani arrivarono ai miei seni, accarezzandoli da sotto la stoffa. La sua bocca aveva lasciato il collo per dirigersi verso il basso, a raggiungere le sue mani. Dio quella lingua! Con un po’ di ragione arrivai a togliergli la maglietta, cominciando subito ad accarezzargli le spalle e il petto, mentre lui mi faceva gemere di piacere. Ci mise un attimo a togliermi anche i pantaloni, facendomi rimanere solo con un perizoma in cotone nero, semplicissimo. Cercai anch’io di raggiungere il bottone dei suoi jeans ma da quella posizione era impossibile e le sue mani non lo permettevano, avevano sfilato il piccolo pezzo di stoffa e mi accarezzavano sapientemente. Era una goduria. Lasciò perdere i miei seni e tornò a baciarmi. La lingua che fino a poco prima aveva stuzzicato i miei capezzoli ora faceva la guerra con la sua compagna. Era tutto eccitante, tutto di lui.
-Ahh.. – gemetti quando un dito entrò dentro il mio centro e continuai ad ansimare nella sua bocca ogni piccolo movimento che faceva. Io continuavo ad accarezzargli le spalle e giocare con i suoi capelli, graffiandogli dolcemente il cuoio capelluto. Entrambi avevamo il fiatone, entrambi eravamo eccitatissimi. Tolse una mano da me, quella che teneva il fianco, per slacciarsi velocemente i jeans e lanciarli lontano, insieme ai boxer. Sapevo che non vedeva l’ora di entrare in me, e sinceramente anch’io attendevo quel momento..ma mi sentivo in debito. Io non ero attenta al suo piacere come lui lo era con me, non ho mai prestato attenzione a farlo arrivare al limite in altri modi..ed ora desideravo toccarlo, ardentemente. Temevo di risultare monotona alle volte..e lui riusciva sempre a sorprendermi..volevo riuscirci anche io. Mi sporsi un po’ sul bordo, in modo da essere più vicina e con un barlume di lucidità riuscì ad allungare la mano, fino ad afferrargli l’erezione tra le mie dita, determinata.
-Bella.. – soffiò sulle mie labbra. Forse non gli serviva arrivare al limite, perché c’era già. Ma volevo toccarlo, sentirlo ansimare il mio nome per il piacere che provava. Iniziai a muovere la mano, su e giù e sentivo la sua schiena contrarsi. –Bella.. – ripeté con lo stesso tono di voce roco di poco prima. Allora mi staccai leggermente dalle sue labbra per parlare.
-Dimmi.. – biascicai per tornare poi a baciarlo ancora, e ancora, cullando il movimento lento della mia mano.
-Più..più veloce – ansimava, aveva il fiatone e gli occhi continuamente chiusi. Il ritmo del suo dito dentro di me era aumentato ed io mi contorcevo per avere di più, mentre seguivo le sue indicazioni. Era emozionante, eccitante che lui mi parlasse, che mi dicesse come gli piaceva. Aumentai il ritmo e lui si staccò da me per buttare la testa all’indietro e rilasciare un “Ahhhhh” roco e sommesso.
Era la visione più erotica che avevo visto. Allora feci scendere anche l’altra mano ad accarezzargli i testicoli con le unghie. La sua reazione arrivò subito.
-Bella! – era sorpreso e il mio nome pronunciato dal tono eccitato non faceva altro che esaltarmi. Il movimento della sua mano dentro di me si era arrestato, aveva portato entrambe le mani sui miei fianchi, preparandosi per quello che avvenne dopo, in un secondo. Si avvicinò a me velocemente e senza avvisare entrò dentro di me con una spinta poderosa. Mi lasciai scappare un gemito troppo forte e lui rise sul mio incavo tra collo e spalla.
-Sei birichina principessa! – Non so come facesse a parlare, per me era impossibile, la testa appoggiata alla sua spalla, ero sudata e completamente in balia delle sue mosse. Continuava a spingere e rimanevo senza fiato.
-Ho..so-solo..volu-to..ri-ricam..ricambiare…ahh – avvolsi le gambe al suo corpo e le braccia volarono a tenermi sul mobiletto. Le spinte cominciavano ad essere più forti ed io sentivo già l’intorpidimento sensoriale arrivare veloce. Lo sentii ingrossarsi e spingere più a fondo finché con un ultimo gemito roco si liberò in me, qualche secondo dopo che avevo raggiunto il mio apice.
-Direi che abbiamo proprio bisogno di una doccia! – sorrisi sulla sua spalla, mentre ancora aggrappata a lui mi portò dentro la doccia. Ci spostammo di lato per non gelare sotto il primo getto d’acqua, che poi divenne sempre più caldo..fino alla temperatura ideale. Mi lasciò stare all’in piedi, mantenendo comunque la presa sui miei fianchi e la fronte appoggiata alla mia.
-Ti amo Edward..ti amo tanto.
-Anch’io..Ma ora laviamoci..oppure Emmett darà di matto! – sorrisi e presi il bagnoschiuma iniziando a fregare la mia pelle..mentre Edward faceva lo stesso su di lui. Possibile che avessi voglia ancora? Eppure vedere come si insaponava, con le mani sapienti che toccano me, era..eccitante.
Dopo mezzora Edward era vestito, che mi aspettava in salotto, mentre io stavo legando i capelli in una treccia laterale, perché non avevo voglia di asciugarli. Raccolsi il telefono e la borsa e uscii dalla camera, prendendo Edward per una mano e correndo di sotto. Ero stra in ritardo e Emmett mi avrebbe uccisa!
-Ti fermi al pub o torni a casa? – domandai quando partimmo.
-Vado a cambiarmi..Ho questi vestiti da ieri sera e credo che non possano resistere un’altra giornata! – mi sorrise. Già..perchè la sera prima aveva dormito da me..e non aveva ancora portato un cambio, solo lo spazzolino. Ma tanto era una situazione momentanea perché a breve avremmo avuto una casa tutta nostra!
-Già..a proposito..dobbiamo dirlo ai tuoi! – guardai fuori dal finestrino.
-Oh beh..credo che domani potremmo raggiungerli dopo pranzo, per il dolce..se ti va, così gli diremo della casa.. – Giusto, la casa. E poi..poi c’era anche il matrimonio. Dire a mia sorella che mi sarei sposata..no, non ero pronta! Per non parlare di quando lo avrei detto a Reneè..dovevo assolutamente partire un paio di giorni, se lo sapeva per telefono rischiavo la decapitazione. –Cosa ti turba? – mi chiese d’un tratto. Mi girai a guardarlo confuso. –E’ qualche minuto che siamo fermi, non ti sei neppure accorta che siamo arrivati. Se pensi così tanto il tuo cervello andrà in fumo! – mi sorrise. Io gli feci la linguaccia e poi..guardai le mie unghie, che in quel momento sembravano interessanti, o per lo meno erano meno inquietanti del suo sguardo indagatore.
-Pensavo..dovremmo dire anche che..si insomma..che ci sposiamo.. – dissi debolmente.
-Bella..ascoltami bene.. – mi prese il volto tra le sue mani. Nel suo sguardo pura felicità. –Se hai paura, timore o qualsiasi altro dubbio..non voglio costringerti. Io ti amo alla follia e vorrei che diventassi mia moglie al più presto. Desidero una famiglia numerosa ed unita e tu sei la donna ideale. Sei perfetta per me..Ma non voglio che tu ti senta costretta dalla mia felicità. Sono felice anche se non ci sposiamo..d’accordo? – Annuii e gli sorrisi. Imitandolo presi il suo volto tra le mani e gli parlai a voce bassa, vicino alle sue labbra.
-Edward..ascoltami bene – feci una pausa –Non ho alcun dubbio, timore o paura che tu non possa essere l’uomo adatto per me. E voglio anch’io creare la più bella famiglia mai esistita..Non ti sposo solo perché tu sei felice..ti sposo perché sono felice anch’io! Ora baciami testone! – non dovetti dirlo due volte perché l’entusiasmo era talmente palpabile che mi baciò con foga.
-Ora vai a lavorare principessa. Emmett ti sta osservando dal vetro del locale! – sorrisi e gli diedi un altro bacio.
-Ci vediamo più tardi. Ti amo! – scesi dalla macchina e mentre aprivo la porta del locale sentii un “Ti amo” urlato dall’interno della macchina. Ero su una nuvola. Felice, contenta e realizzata.

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