Capitolo 2: The party
14 Aprile 2011 Ore 17:45
Bella pov.
Il mio turno sta per iniziare, ed io sono qui fuori che fumo
una sigaretta per rilassare i nervi. Stasera c’è la festa che ha organizzato
Emmett circa due settimane fa. Abbiamo invitato più persone possibili e anche
Rosalie, per questa sera, verrà ad aiutarci, insieme a Jacob e a Mike. Comunque
ho deciso di tornare lo stesso a casa finito il mio turno di lavoro standard, a
meno che Emmett non mi chieda di rimanere, per qualche emergenza.
Anche oggi, comunque, una bella giornatina
stressante..giusto per non farmi mancare nulla. La mattinata era iniziata con
un ritardo di venti minuti per la lezione del professor Miller, per poi
proseguire con l’arrivo in ritardo in biblioteca per prendere a prestito
l’ultimo libro per la tesi. Ma porca miseria! Finisco precisando che a pranzo
avevo avuto una divertente e alquanto traumatizzante chiacchierata telefonica
con mia sorella, la quale voleva sapere nei minimi dettagli cosa era successo
ieri sera, con “quell’ Edward”.
Già..Edward. Alice aveva detto che l’avrebbe portato qui
stasera, ma lo sguardo e le parole di ieri mi mettevano il dubbio che sua
sorella non ci sarebbe riuscita. Non avevo fatto altro che pensare a lui, fino
all’alba quasi. Un ragazzo che è venuto ogni sera in un bar, solo per vedermi.
Che mi ha seguita fino a casa, per assicurarsi che non mi succedesse nulla. Non
mi ha mai parlato..se non ieri sera. E quando aveva deciso di parlarmi con il
cuore in mano..avevo decretato che fosse tutto uno scherzo. In qualche
modo..dovevo scusarmi. E poi..mi interessava sapere cosa ci trovasse in me di
così attraente e bello e..insomma, come era possibile che uno come lui si fosse
innamorato di una come me.
Anche quella sera avevo optato per i miei soliti occhiali,
jeans e t-shirt, stasera più nella norma..una debole immagine sulla spalla di
un gufo. I capelli raccolti in una coda di cavallo, giusto perché Rosalie aveva
insistito a non farmi il solito chignon venuto male dalla fretta. Spensi la
sigaretta nel posacenere ed entrai nel locale. La musica più alta del solito
già era il presagio di qualcosa, avevano poi messo i tavoli solo da una parte e
lasciato libero una parte del locale per chi volesse ballare. Che poi…volevo
proprio vedere in uno spazio così piccolo (perché il locale di Emmett non era
molto grande) chi avrebbe ballato quella sera! Legai il piccolo grembiulino
sulla cintura dei jeans e cominciai a tirare fuori i bicchieri dalla
lavastoviglie. Rosalie quella sera avrebbe aiutato Emmett a portare le
ordinazioni, insieme a Mike..mentre Jacob rimaneva al bancone insieme a me.
Emmett sapeva quanto poco mi piaceva lavorare con Mike..mentre Jacob, lui era
un buon amico. In più..non cercava ogni secondo di toccarmi o chiedermi un
appuntamento, perché era già mezzo inguaiato con una ragazza che frequenta la
facoltà di farmacia. Quando arrivò, dopo aver cenato in uno dei tavolini
laggiù, mi salutò calorosamente con un bacio sulla guancia e un abbraccio.
-Ehi Bells..come va oggi?! – alzai le spalle.
-Meglio di ieri..peggio di domani! – sorrise allegramente.
-Viva la positività! Tu si che hai lo spirito giusto per far
festa stasera! – alzò i pollici all’insù e si mise a ridere. Non potei fare a
meno di sorridere. Mi ero sempre divertita durante le feste organizzate al
locale e non capivo proprio perché questa sera sarebbe stato diverso.
-Jacob! Bella! – ecco che era arrivato anche Mike. Feci un
cenno con la testa e poi mi girai verso Jake a fare una smorfia di disgusto. Ne
avevamo parlato più volte di quanto Mike mi rompesse per uscire insieme e a
nulla era servito che Jacob ed Emmett gli dicessero, anzi gli intimassero, di
starmi distante. Lui tornava regolare come un orologio svizzero ogni settimana.
E questa..era quasi finita..per cui..Tre, due..uno.
-Senti Bella..ho pensato..che ne dici se domani pomeriggio
prima del turno andiamo a mangiare qualcosa assieme? – Eccolo di nuovo
all’attacco! L’avevo detto no? Regolare come un orologio svizzero!!
-No Mike, grazie ma ho già un impegno domani pomeriggio..-
cercai di pensare a qualcosa, per non rispondergli male, solo perché dovevo
lavorare ancora tutta la sera con lui.
-Oh..e che impegno hai se posso sapere?
-Deve andare a fare acquisti con Veronica! – Lei era la
ragazza di Jacob. L’avevo vista una volta, quando era venuta a prenderlo al
lavoro..non era per niente male. Era una ragazza carina e sembrava anche molto
dolce..forse infondo, infondo era una pantera..come piacevano a Jake. Sorrisi a
quel pensiero.
-Oh..allora faremo la prossima settimana..- aveva preso il
vassoio con le birre che aveva aperto Jake ed aveva iniziato a girare per i
tavoli, che si stavano riempiendo.
-Grazie per avermi salvata prima, non so proprio cosa avrei
fatto.. – sorrisi – Ormai ho esaurito le scuse da usare con lui!
-Non ti preoccupare Bells, ritornerai il favore! – mi fece
l’occhiolino e gli sorrisi in risposta. Rosalie attraversò la sala e si sedette
di fronte a me.
-Quando arrivano i tuoi amici Bella? – ancora? Era tutta la
giornata che continuava a tartassarmi..come se fosse la cosa più eccitante del
mondo. Ma diavolo..era solo un ragazzo e sua sorella.
-Quali amici? – la domanda migliore. Lasciai che Rosalie
spiegasse ogni cosa a Jacob ed intanto io andai sul retro a prendere una cassa
con le birre, per metterle nel secondo frigo. Non riuscivo a portarne tante, mi
limitavo a venti bottiglie. Però era un buon successo dato che all’inizio mi
facevo male anche solo con un pacchetto da sei. Le appoggiai sul bancone e mi
voltai verso la sala. Notai subito che il tavolino alla mia destra era
occupato. Era vicino alla colonna ed era sempre il numero tre. C’erano Alice,
Edward e un altro ragazzo che non conoscevo. Forse..forse il famoso Jasper?!
-Bellina..che ne dici di portare delle birre al tavolo tre?!
– rise scioccamente Emmett, che era vicino a Rose, al di là del bancone. Lo
fulminai con lo sguardo e lui e Rose scoppiarono a ridere. Presi tre birre e le
aprii porgendole ad Emmett che le consegnò ai nuovi arrivati. Rosalie intanto
era stata chiamata da un altro tavolo e di fronte a me si era seduta una coppia
di ragazzi, che avevano ordinato un Mojito e un Cuba libre. Jacob preparava il
Mojito ed io il secondo drink.
-Allora Bells..come ti senti?
-Che domanda è? – lui fece il suo solito sorrisetto ironico
e indicò il tavolo tre. L’osservai di sfuggita e vidi che Edward mi fissava.
Dio..di questo passo non avrei combinato niente di giusto! –Oh..Beh..Non lo so
Jake..è tutto così strano..Insomma lui arriva e di punto in bianco mi dice che
viene qui da due anni per me, senza parlarmi e che..è innamorato di me eccetera
eccetera..Non ti sembra..strano?
-A te sembra strano? E’ questo che pensi? – lo guardai con
la coda dell’occhio mentre porgevo il bicchiere al ragazzo. Edward era davvero
bello e affascinante.
-Cosa dovrei pensare? Che è tutto normale? Che le cose vanno
proprio come devono andare? Insomma..si..mi sembra strano.
-Bells, lo sai..queste cose, come le chiami tu, non hanno un
modo giusto! Penso che ci avrai riflettuto stanotte no?
-A cosa hai riflettuto stanotte, Bella? – Ecco di nuovo
l’avvoltoio! Sbuffai sonoramente e mi avvicinai di più a Jacob, con lui mi sentivo
al sicuro.
-Sull’argomento della tesi, credo di non aver scelto bene e
volevo cambiarlo prima che fosse troppo tardi..
-Oh..capisco. Senti al tavolo sei vorrebbero una birra alla
spina, un martini dry e un dakota! – sorrisi e iniziai a prendere i bicchieri
dietro di me. Jacob intanto triturava il ghiaccio per il mio drink e poi
riempiva il bicchiere di birra. –Quanti esami ti mancano Bella? – mi dava
fastidio sentirlo parlare.
-Pochi.. – mi feci vedere impegnata e poi servii il mio
drink su un bicchiere a coppa bombato..Emmett mi aveva ripetuto quel nome una
miriade di volte e ancora non lo ricordavo. Al martini dry ci aveva pensato
Jacob..finchè non avevamo molte ordinazioni ci trovavamo bene a darci una mano
così.
-Certo che Mike non ti molla un secondo! Appena può inizia a
parlarti e.. – si interruppe perchè lo sgabello di fronte alla mia postazione
si spostò.
-Ciao Bella.. – la voce allegra di Alice mi arrivò alle
orecchie. Mi stampai un sorriso felice e la salutai di rimando.
-Alice, ciao! Come stai stasera? Posso presentarti Jacob… -
lui intanto si era avvicinato e aveva allungato la mano tesa –Jacob Alice,
Alice Jacob..anche lui lavora part-time per Emmett!
-E’ un piacere conoscerti..Io invece stasera ho portato
anche Jasper..insomma è il migliore amico di mio fratello ed anche il
mio..anche se non ho ancora scelto che cosa farò..e’ giusto non lasciarlo
fuori..
-Assolutamente! Comunque..ti lancia delle occhiate
inequivocabili..mi sa che è geloso di Jacob! - lei rise.
-Oh è geloso di chiunque..persino di te! – mi sorrise –Ora
torno al tavolo, ero venuta a salutarti..- annuii e le feci ciao con la mano
mentre si allontanava, perché un gruppo di ragazze si erano sedute di fronte
alla parte di Jake e ordinarono. Mi misi a ridere per lo sguardo esasperato di
Jacob. Se l’avesse visto Veronica non sarebbe stata contenta neppure un po’. Lo
aiutai a preparare le due birre alla spina e un cuba libre e poi iniziai a
tagliare le fragole, il lime, mi portavo avanti.
Dopo quasi un’ora non avevamo più respiro. I ragazzi erano
arrivati anche per cenare per cui si ordinavano piadine e panini da ogni
angolo. Mike era completamente andato, un pazzoide che girava per il locale e
Jake non aveva mai visto così tanta gente come quella sera. In effetti c’era
più gente del solito. Io avevo disperatamente bisogno di una sigaretta, ma
chissà come mai il mio pacchetto era magicamente sparito. Forse c’entrava mia
sorella, dato che cercava di farmi smettere. Comunque lei era l’unica che
sembrava a suo agio lì dentro, forse avendo studiato tanti anni psicologia ora
si tranquillizzava da sola in situazioni come quelle. Persino Emmett non capiva
più nulla. Di questo passo gli incassi sarebbero andati a gonfie vele. Ma di
sicuro sarei dovuta rimanere qui fino a chiusura, come ieri sera. Infondo
però..non mi dispiaceva.
Io e Jake eravamo sincronizzati e riuscivamo a preparare
ogni drink, cocktail o birra in pochissimo tempo, era la cucina, cioè Sam, che
aveva qualche difficoltà. Oramai avevamo trovato la nostra armonia, peccato non
condividere il turno! Alice scelse quel momento per raggiungermi al bancone.
-Bella..posso chiederti una cosa?
-Chissà come mai, ma le tue domande mi intimoriscono.. –
stavo riempiendo un bicchiere con la birra e poi lo preparai sul vassoio di
Mike.
-Non dovrebbero..comunque, mi chiedevo se ti andasse di
parlare con Edward..
-Adesso? – mi ero bloccata sul posto. Lei scosse la testa.
-No..ecco..appena hai un attimo libero.- Guardai
l’orologio..erano appena le sette e mezza! Avanti di questo passo saremmo stati
pieni così fino alle nove!
-Alice, non ti voglio raccontar bugie ma..stasera non credo
di aver molto tempo, come puoi vedere il locale è pieno di gente e non ho tempo
di prendermi una pausa..- passai dei bicchieri a Jacob nel frattempo.
-D’accordo! Ma..se riesci..ecco, fammelo sapere. Edward
avrebbe qualcosa da dirti..
-Ehm..perchè non viene lui a parlare con Bells? – Bravo
Jake. Dieci punti! Anche io me lo ero chiesta..che motivo c’era di mandare
Alice?
-E’ molto timido ed ha paura di disturbarti mentre lavori..
-Va bene! Ora però devo lavorare..ci vediamo dopo Alice. –
salutai gentilmente e poi mi avvicinai a Jacob.
-Che devo fare?! – suonavo disperata mentre gli passavo il
ghiaccio.
-Appena puoi parlaci Bells. Insomma ti sta mangiando con gli
occhi e se ha passato due anni così, posso solo immaginare cosa prova adesso..
– annuii solamente e quando la situazione si risistemò al bancone andai ad
aiutare Sam a preparare panini e piadine.
In cucina non ti rendi conto di quanto tempo passa ed è
inutile contare i panini che fai o le piadine che scaldi. Avevo le gambe
stanche e la necessità di fumarmi una sigaretta. Ero davvero a pezzi e volevo
prendere una boccata d’aria e disintossicarmi. Emmett arrivò in cucina con le
nuove ordinazioni.
-Ehi Bellina, il capo ti ha promosso ad aiuto cuoco? –
scherzò lui –Comunque questa per il momento è l’ultima ordinazione..
-Senti che ore sono?
-Le nove e un quarto! – Oh santo cielo! Ho passato due ore
qui dentro, senza rendermene conto. Ovvio che sentivo la necessità di una pausa.
-Completo questa e poi lascio a Sam, poveretto doveva andare
in bagno e non ce la faceva più.. – Emmett rise –Per chi è l’ordinazione?
-Tavolo tre.. – disse semplicemente. Beh..forse..forse
potevo fare qualcosa. Infondo erano ancora qui. Oppure no?
-Ci sono ancora..Alice, Jasper..e..
-Edward?! – il suo sorriso ironico non mi piacque per
niente. Annuii solamente –Si sono ancora lì. Come mai me lo chiedi?
-Alice mi ha detto che suo fratello vorrebbe parlarmi
e..forse vorrei ascoltarlo. Dici che sbaglio?
-No..direi che dovremmo tirar fuori gli striscioni e le
trombette da stadio! Finalmente hai preso una decisione con i fiocchi. E’ tutta
la sera che continua ad agitarsi e a guardarti. Mike gli ha lanciato strane
occhiate! – risi e scossi la testa.
-Ti ricordi qual è la sua ordinazione? – lui annuii.
Preparai un biglietto veloce e dopo aver finito i panini lo infilai tra il
panino ed il piatto. –Io mi prendo una pausa Emmett!
-Chissà perché ma lo immaginavo! Comunque sei l’unica che al
momento non si è riposata..persino Jake è andato a respirare aria pura! – rise
mentre usciva a consegnare l’ordine. Mi sistemai un attimo prima di uscire ed
attraversare la sala, uscendo dalla porta. Mi sedetti sul marciapiede e
sospirai profondamente.
-Una serata particolarmente stressante? – sorrisi. La stessa
frase che aveva detto ieri sera. Ma questa volta fu lui a porgermi sia la
sigaretta che l’accendino.
-Un delirio! Non ho respirato un solo secondo.. – passai una
mano sul viso, pulendomi la faccia dal sentore di sudore che avevo, dopo essere
stata in cucina.
-Ho notato..Le feste vi riescono davvero bene! Dovreste
assumere più personale..
-Oh si di grazia! Spieghiamolo ad Emmett..! – feci la
sarcastica e immaginai che non fosse la mossa adatta. –Scusa. Tono sbagliato..!
Ti stai..ehm, vi state divertendo?
-Si..Ogni tanto Emmett passa a fare una battuta. E’ davvero
un ragazzo simpatico! – non osavo girarmi per guardarlo, fissavo solo le mie
scarpe.
-Si..è un bravo ragazzo! – sorrisi. Sentii dei passi dietro
di noi.
-Ah Bella sei qui, ti cercavo.. – ancora lui? Ma che diavolo
voleva? Ero in pausa. Mi girai a guardarlo e nel farlo incontrai lo sguardo
triste di Edward. Era bellissimo. Indossava anche stasera una camicia a quadri,
ma era aperta e sotto una maglia bianca a girocollo aderente. Un jeans scuro e
converse.
-Che volevi Mike? – suonavo ostile.
-Ecco, sapere dove fossi..Jacob mi ha detto che ti sei presa
una pausa..ho pensato che potrei farti compagnia.. – si certo, come no. E poi
non vedi che sono già in compagnia?! Ma dico Mike..bastaaa! Edward si alzò
velocemente dal marciapiede e spostò il peso da un piede all’altro.
-Io..io rientro. Vi lascio un po’ da soli..- fece per
andarsene ma fui veloce e parlai a voce alta.
-No! – ero arrossita, lo sentivo sulle guance. –Edward rimani,
per favore.. – lo guardai negli occhi mentre glielo dicevo e cambiarono
espressione, come se fossero speranzosi..contenti. –Mike, mi dispiace ma ero
già in buona compagnia, per cui..torna pure dentro. Prenderai la tua pausa più
tardi! – lo vidi indispettirsi e tornare all’interno del locale. Edward intanto
riprese la sua posizione. –Mi dispiace per Mike..lui..è un personaggio un po’
insistente. Sono anni che prova ad uscire con me..ed ora ho esaurito le scuse.
Prima mi ha aiutato Jake a trovarne una per domani pomeriggio..
-Jake..è il ragazzo che sta al bancone? – sembrava un po’
arrabbiato.
-Si..è lui..è..un buon amico. – non so perché, ma mi venne
voglia di precisarlo. Lo vidi rilassarsi –Alice, mi ha detto che volevi dirmi
qualcosa..
-Si ecco..mi volevo scusare per il modo in cui me ne sono
andato ieri sera..Non era il caso che mi comportassi così.. – aveva abbassato
lo sguardo e mi presi qualche secondo per osservarlo. Aveva ancora quella lieve
barbetta incolta e i capelli ribelli. Gli occhi erano piegati all’ingiù, non
sorridenti, non felici. Ma era bellissimo. Ed era..innamorato di me. Cosa
potevo fare a quel punto?
-Non devi chiedere scusa. Sono stata io ad aver detto delle
cose poco piacevoli..In realtà..mi sembra così strana tutta questa storia
che..non ci credo neppure ora. Insomma..io..ti chiedo scusa. Non so come ci si
comporta in questi casi, perché non ho avuto nessun tipo di esperienza..a mala
pena un bacio, neanche ben riuscito. – presi l’ultima boccata dalla sigaretta e
poi la spensi per terra. Arrossì di nuovo.
-Tu..hai reagito come una persona normale, sono io che non
sono normale.. –oddio, adesso avremmo giocato al “no io, no tu, no io, no tu” .
Non avevo tutto questo tempo.
-Lasciando perdere chi è normale o anormale..posso..farti
una domanda?
-Si..
-Cosa..cosa ti piace di me? – lo vidi alzare lo sguardo sul
mio e poi sorridermi, ancora quel sorriso storto.
-Mi prendi in giro?! – sorrisi anche io e scossi la testa
–Isabella tu sei..magnifica così come sei. Nella tua semplicità non ti rendi
conto di quanto bella tu sia, di che persona stupenda sei. E’ vero..magari non
ti conosco ma..ma ti osservo e ogni tuo piccolo gesto, mi riempie la mente..e
il tuo sorriso..mi scalda..e il tuo corpo..mi eccita.. – le ultime parole erano
solo un soffio, che dubitai di aver ascoltato. Tornai a fissare le mie scarpe,
intimorita nel dire quello che stavo pensando..ma lui era sincero e glielo
leggevo negli occhi. Mi sarei dovuta comportare anch’io così.
-Io..non so che fare. Per me è tutta una situazione nuova e
ammetto di trovarmi un po’ a disagio..
-Non dovresti.. – aveva biascicato.
-Vedi Edward, sarò sincera con te..non so bene cosa sia
l’amore, forse lo vedo negli occhi di mia sorella e di Emmett o in quelli di
Jacob quando guarda Veronica..oppure nei film..ma non l’ho mai provato sulla
mia pelle. Sono sempre stata troppo impegnata a fare altro, per dar retta ai
ragazzi.. – mi strofinai il viso con le mani –Ho dato un solo bacio nella mia
vita..a un ragazzo del quinto anno di liceo, per una stupida scommessa..e non
mi è neppure piaciuto. Per cui..se pensi di avere di fronte a te una ragazza
normale..beh non lo sono.
-Non mi importa..io..non ti sto chiedendo nulla, non voglio
per forza avere una storia con te, mi piacerebbe almeno..conoscerti. Uscire
qualche volta e parlare con te..
-Come..come un appuntamento? – lo guardai un po’ allarmata.
Non avevo mai avuto un appuntamento con un ragazzo. Ma potevo essere così
ingenua e inesperta a ventitré anni?!
-Se..se te lo chiedessi, mi risponderesti di si? – il suo
sguardo sembrava smarrito e anche un po’ preoccupato, quasi ansioso.
-Si.. – risposi lentamente e a bassa voce. Non so perché, né
come la mia bocca abbia trovato il fiato per parlare, ma mi andava di uscire
con lui, di parlarci, di conoscerlo. Era davvero bello e il suo viso mi
trasmetteva tenerezza e affetto. E poi..poi sentivo qualcosa nel mio stomaco
quando lo guardavo..era come se ci fosse una presa di corrente continuamente
inserita.
-Ecco..domani pomeriggio? Prima del tuo turno?
-Mi piacerebbe ma devo fare una ricerca per la tesi e starò
in biblioteca fino alle cinque e mezza..domani mattina? – provai a chiedere,
sembrava dispiaciuto perché avevo già trovato un motivo per dirgli di no.
-La mattina lavoro.. – abbassò lo sguardo, sulle sue scarpe,
sembrava triste e mi dispiaceva vederlo così, mi si stringeva il cuore.
Possibile?
-Oh..allora senti..facciamo che ti do il mio numero di
telefono e ci sentiamo appena siamo liberi? – alzò lo sguardo radioso su di me,
incatenò i suoi occhi verdi con i miei e un brivido mi percorse la schiena.
-Dici..dici davvero? Saresti disposta a darmi..il tuo numero
di telefono? – sorrisi ed annuii.
-Certamente! – tirò fuori il telefono e iniziò a memorizzare
le cifre che gli dicevo. Aveva le mani che gli tremavano..questo ragazzo era
davvero strano. Ha passato due anni a seguirmi ed ora..si agitava per il mio
numero di telefono.
-Allora..ci sentiamo domani, se abbiamo un po’ di tempo
libero?! – annuii e poi mi alzai per tornare al lavoro. Si alzò con me e
inevitabilmente feci cadere lo sguardo su di lui. Era alto e magro e i jeans
gli fasciavano perfettamente le gambe. Ero arrossita, sapevo che le mie guance
sarebbero state infuocate. –Grazie per..il numero.. – disse debole. Alzai lo
sguardo e sorrisi.
-Torno a lavorare!! – non sapevo che altro dire.
Cercai di concentrarmi sulle ordinazioni ma fu molto
difficile, sentivo lo sguardo di Edward puntato su di me, a trapassarmi da
parte a parte. Mi avvicinai lenta a Jake.
-Ho bisogno di un consiglio.. – sussurrai verso di lui. Mike
era alla fine del bancone che parlava con un suo compagno di corso ed io non
volevo che sentisse.
-Chissà come mai, ma lo immaginavo..e’ un quarto d’ora che
continui a strofinare quel bicchiere, ormai lo stai consumando! – rise di gusto
ed io appoggiai lo straccio e il bicchiere sul bancone. –Cosa devi chiedermi?
-Mi ha chiesto se..se usciamo assieme.. – perché mi agitavo
solo a pensarci? Infondo..no infondo nulla! Non avevo esperienza, non sapevo
neppure come funzionavano queste cose…Dio che imbranata che ero!
-E’ fantastico Bella! – alzò il pollice in alto senza farsi
notare –E cosa c’è che ti preoccupa? Pensi che possa..succedere qualcosa?
-No è che..Jake, questo è il mio primo appuntamento in
ventitre anni..non so come ci si comporta, non so niente..
-Mi prendi in giro? –ecco di nuovo ‘sta domanda..ma la gente
non ha mai conosciuto un’imbranata?!
-No Jake e cerca di evitare i commenti, gradirei non sentire
le tue prese in giro.. – lui tornò serio e poi si voltò a guardarmi.
-Bells, scusa. Non volevo offenderti è che..mi sembra così
strano. – alzai le spalle –Allora quando vi vedete?
-Gli ho dato il mio numero..domani entrambi non possiamo e
magari possiamo accordarci per un altro momento..e’ che..andare a cena..mi
sentirei in imbarazzo infondo..non ci conosciamo neppure. Vorrei che fosse
qualcosa di più semplice..
-Senti..qui vicino c’è una pasticceria davvero carina, dove
fanno anche le colazioni nel week end..potreste vedervi sabato mattina..è meno
formale di una cena insieme e forse sarete entrambi meno imbarazzati. – lo
guardai con gli occhi sognanti e poi scattai e l’abbracciai stretto!
-Grazie Jake..le tue idee sono sempre le migliori! – ero
raggiante. Potevo anche dirlo io stessa a Edward adesso, senza dovergli
scrivere un messaggio più tardi.
-Ehi voi due..c’è del lavoro per il tavolo tre.. – la voce
fredda e arrabbiata di Mike giunse a rovinare il momento. Mi staccai da Jacob e
guardai verso il tavolo in cui si trovava Edward e sorrisi, sincera facendogli
l’occhiolino, dato che mi fissava. Lui arrossì di colpo e abbassò lo sguardo
sul suo bicchiere vuoto.
-Non ti preoccupare Mike, vai pure a liberare il sette e il
dieci..ci penso io a portarli al tavolo! – mi guardarono entrambi allibiti. Beh
per una volta ci avrei potuto provare no? Certo forse non era il
caso..infondo..se facevo cadere tutto per l’emozione? Già mi tremavano le mani
ora.. Dio che stavo combinando?! Sembravo un’adolescente presa dalla prima
cotta! Mike si allontanò con lo sguardo ristretto e poi guardai Jake che rideva
di gusto.
-Non..non ti preoccupare Bells, glieli porto io! Ah Ah Ah! –
preparai le due birre e il cosmopolitan e poi scrissi un biglietto per Edward,
con uno smile alla fine.
“E se ci vedessimo per
colazione sabato alle nove? –smile- B.”
-Jacob puoi dare questo a Edward? – lui annuii e con il
vassoio si allontanò verso il tavolo. Io avevo altri due clienti di fronte a me
e mi occupai di loro. Quando Jacob tornò mi sussurrò all’orecchio “Missione
compiuta!” e mi fece l’occhiolino. Appena finii di servire i clienti al bancone
mi girai verso Edward che sembrava radioso e alzò il pollice in aria. Bene.
Avremmo fatto colazione insieme.
Dopo due ore la gente cominciava ad andar via, ma il tavolo
tre era sempre occupato da Alice, Jasper e Edward. Jacob aveva chiamato
Veronica e le aveva chiesto di raggiungerci, così ora stavano parlando al
bancone. Mike, stanco della serata si era seduto sullo sgabello di fronte a me,
cercando di parlare a tutti i costi. Rosalie ed Emmett erano spariti.
Immaginavo anche dove fossero, ma cercai di cacciare dalla testa
quell’immagine!
-Senti Bella, chi era quello con cui parlavi prima? – io
odio la curiosità di Mike, se potessi non ci parlerei proprio. Presi quattro
birre e le stappai, già decisa a muovere un passo verso il tavolo numero tre.
-Un amico..anche se credo che non siano affari tuoi.. – la
mia voce suonava arrabbiata. Volevo disperatamente che iniziasse a lasciarmi
stare.
-E’ tutta la sera che ti guarda in modo strano.. – alzai lo
sguardo verso il tavolo tre e notai che ora anche Alice mi guardava sorridendo.
Ricambiai il sorriso e poi presi il vassoio tra le mani. Bella non fare casini.
Continuavo a ripetermi. Bella, è facile, un passo dopo l’altro. Tieni il vassoio
con entrambe le mani…un passo dopo l’altro e ci sei.
-Scusa Mike, ma ribadisco, non sono fatti tuoi. Ora scusa ma
vado da loro. – lo lasciai li e sperai vivamente di non inciampare. Per fortuna
la distanza non era molto e riuscii a mettere in salvo le birre sul loro
tavolo.
-Ciao..queste le offre la casa! – sorrisi e mi appoggiai
alla colonna, proprio vicino a Edward. Poi allungai la mano verso Jasper –Io
sono Isabella, piacere. – lui sorrise e si presentò. Jasper Hale. Era davvero
carino e mi chiedevo a cosa pensasse Alice.
-Serata faticosa eh Bella?! – sciolsi i capelli dalla coda
di cavallo e feci passare una mano tra quelli, per liberarli un po’. Edward era
agitato sul suo sgabello.
-Non immagini quanto Alice..stasera non vedo l’ora di andare
a casa e farmi una bella dormita!!! Ho le gambe a pezzi! – era vero, ero molto
stanca. Stanotte non avevo dormito e stamattina avevo lezione presto. Per
fortuna l’indomani avevo lezione a cavallo della pausa pranzo.
-Beh però è venuta fuori una bella festa… - commentò Jasper.
Annuii solamente e poi guardai al bancone dove Veronica e Jacob si stavano
baciando. Sorrisi..quei due erano comici perché facevano finta di non stare
assieme ma si rincorrevano.
-Senti..chi è quel cameriere biondino che ha continuato a
parlarti e seguirti per tutta la sera? – scossi la testa e sbuffai, prendendo
un sorso della mia birra.
-Mike Newton. Lavora nel turno dopo di me qui al pub. E’ una
palla al piede..continua a chiedermi di uscire e non la finisce un attimo..oh
aspetta, sta venendo qui. Vi prego reggetemi il gioco! – mi stampai un sorriso
sul viso e quando arrivò si posizionò tra Alice e Jasper, in modo che guardasse
dritto verso me e Edward.
-Ciao..– raccoglieva i bicchieri sporchi dal tavolo e poi si
rivolse verso di me –Bella, puoi venire al bancone? A Jacob serve una mano.. –
guardai oltre la sua figura e notai che effettivamente aveva due clienti, ma se
la sbrigava benissimo da solo.
-Stavo parlando Mike..ti dispiace aiutarlo tu?
-Si, si mi dispiace..è tutta la sera che giro come una
trottola..- lo guardai assottigliando lo sguardo – e invece tu sparisci, prendi
pause, addirittura ti metti a chiacchierare come se niente fosse, lasciando
agli altri il compito di fare anche il tuo lavoro.. – ero allibita. Aveva
davvero detto quello che pensavo?! Il suo sguardo arrabbiato e deluso non mi
toccava per niente. Sentii in quel momento un braccio passare sulla mia vita e
attirarmi a sé. Era Edward. Mike dimenticato. Il mio sguardo si posò sui suoi
occhi e rimasi incatenata a lui, il suo braccio forte mi premeva vicino e
sentivo scosse in ogni parte del corpo. Mi diede un bacio dolcissimo sulla
fronte e con la mano libera mi accarezzò i capelli.
-Vai amore, ci vediamo più tardi.. – non capivo più niente.
Mi aveva lasciata libera, ma continuava a sorridermi allegramente. Avevo
aggirato il tavolo e corsi, letteralmente, al bancone vicino a Jacob che rideva
allegramente. Cosa. Diavolo. Era. Successo?
-Oddio Bells, hai una faccia! Sembra che tu abbia visto un
fantasma! – rideva di gusto e Veronica lo seguiva allegramente. Ma che begli
amici che avevo!
-Spiegami cosa cazzo significava quella cosa Bella?! – Mike
mi aveva seguita, ed ora era dietro alle mie spalle. Respirai profondamente e
mi girai ad affrontarlo.
-Cosa vuoi che significhi Mike? Te l’ho detto milioni di
volte che dovevi lasciarmi stare, che ero già impegnata e che non avevo
intenzione di uscire con te. Sono stata sempre gentile, ma adesso sono stufa.
Lasciami. Stare. – non avevo gridato ma il mio tono era gelido e freddo come
l’inverno. Girò i tacchi e mi lasciò da sola. Ecco bene. Dio che serata
infinita!!!
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