Capitolo 13: Forks
29 Aprile 2011 ore 20:15
Bella pov.
Eravamo appena arrivati di fronte alla villetta in cui
abitava mio padre. Avevamo noleggiato un’auto all’aeroporto di Seattle, per
accompagnarci in questi giorni. Alla fine Emmett si era unito, anche se Rose
non era del tutto contenta. Era stata una settimana abbastanza impegnativa,
avevo dato l’esame mentre l’altro era stato posticipato, tra due settimane..meglio,
avrei avuto più tempo per studiare.
Edward era stato molto dolce, aveva dormito da me un paio di
notti, andando direttamente al lavoro da lì, accompagnandomi prima in facoltà.
Era bello averlo sempre vicino. Anche se il cipiglio preoccupato e cupo non era
sparito del tutto dal suo volto. Mi chiedevo cosa aveva detto di così brutto
suo padre, per renderlo così. C’entravo io? Non potevo fare a meno di
chiedermelo..perchè lui non me ne ha mai parlato e i miei dubbi stavano lì,
irrisolti.
Ero nel sedile posteriore insieme a Edward che ha passato
tutto il tempo del viaggio ad accarezzare le mie dita, come a infondermi
coraggio oppure per infonderlo a se stesso. Non lo capivo ma evitavo di fare
domande. Quando voleva io c’ero..lui lo sapeva.
-Cosa ne dite se chiamiamo la pizzeria e ci facciamo portare
le pizze? Poi domani andiamo a prendere qualcosa al supermarket che c’è infondo
alla strada.. – dice Rose. Io ero ancora nel mio mondo..quello in cui avevo le
dita intrappolate tra quelle di Edward e guardavo la casa di fronte ai miei
occhi. Sospirai pesantemente e tirai fuori le chiavi dalla borsa.
-Per me va bene.. – Emmett chiamò la pizzeria, mentre
eravamo ancora fuori di casa. E poi con un respiro profondo scesi dalla
macchina e feci per prendere il mio bagaglio. Edward mi fulminò con lo sguardo.
Era tutta oggi che cercavo di trascinare il mio trolley senza risultati..Voleva
fare il galante. Gli sorrisi sbuffando e mi avviai alla porta. Feci i quattro
giri delle serrature e poi spalancai la porta.
Ciao papà. Pensai tra me e me. Quella casa era ancora
intrisa di lui..ogni cosa era lui e il ricordo in questi giorni sarebbe stato
potente, forte, destabilizzante. Sentii subito le dita di Edward agganciarsi
alle mie, mentre Rosalie ed Emmett entravano in casa ad aprire le finestre.
-Bella.. – il suo solo un sussurro e mi accorsi in quel
momento di avere chiuso gli occhi.
Mi manchi papà. Pensai tra me e me. Avanzai dentro casa,
lasciando le chiavi sul mobiletto all’entrata, appoggiando il cappotto
all’appendiabiti. Emmett era in cucina a sciacquare piatti e bicchieri, per
poterli utilizzare mentre Rosalie era salita al piano superiore per arieggiare
e penso tirare fuori le lenzuola.
Per fortuna prima di andare a New York avevo chiuso le
lenzuola e i cuscini all’interno di sacchi di nylon per evitare che prendessero
la polvere..ma comunque erano molti anni. Infatti dopo poco sentii qualcosa
sbattere e mi resi conto che Rosalie era su a preparare le camere.
-Vado su ad aiutare Rose..voi fate pure come foste a casa
vostra.. – sorrisi e mi mossi velocemente verso il piano superiore. Rosalie era
nella nostra cameretta.
-Chi dorme in camera di papà? – quella domanda mi lasciò
pietrificata. Sospirai pesantemente e la guardai.
-Io..Io e Edward.. – Immaginavo che lei non avesse il
coraggio di affrontare quella stanza, è per quello che era ancora chiusa, che
le finestre non erano state aperte. Presi le lenzuola e i cuscini e mi avviai
verso la camera di Charlie. La prima cosa che feci fu aprire le finestre e
cambiare l’aria. Anche se faceva freddo, per essere Aprile, l’odore di chiuso
era molto peggio.
-Bella.. – non me n’ero neanche accorta. Edward era sulla
soglia della camera. Ero così intenta a guardare il comò ancora intriso di
polvere e le fotografie che c’erano sotto, che non me ne sono accorta che lui
era qui.
-Ti dispiace dormire qui, stanotte? Non credo che Rose se la
senta… - spiegai. Lui si avvicinò a me, abbracciandomi.
-Come stai, principessa? – mi strinsi nel suo abbraccio, era
proprio ciò di cui avevo bisogno.
-Sono un po’..scossa dall’entrare in questa casa..ma sto
bene!
-Ci sono io Bella..sfogati con me, quando ne senti il
bisogno.. – Sorrisi sul suo petto. Era così una bella sensazione stare con
qualcuno, avere qualcuno al proprio fianco.
-Grazie Edward.. – sentimmo il campanello suonare in
quell’istante. La pizza era arrivata. Scendemmo in cucina e mangiammo tra una
battuta e l’altra di Emmett sul ragazzo delle consegne. Nonostante non fossi
ben disposta a ridere, non potevo farne a meno, Emmett era un burlone e aveva
completamente monopolizzato l’attenzione della cena, sulla sua ilarità! Ero
contenta che fosse con noi.
Rose ed Emmett si ritirarono velocemente in camera loro,
mentre io e Edward ci sedemmo sul divano ad ascoltare un vecchio cd che era
ancora dentro lo stereo di mio padre. Chissà se funzionava ancora. Ma dopo
qualche canzone lo riconobbi subito. Gliel’avevo regalato io per un Natale,
perché piaceva a me e perché volevo che mi conoscesse un po’ di più. Mi sedetti
sul divano e portai le mie gambe oltre quelle di Edward, incontrando la sua
mano appena seduta.
-Emmett è forte.. – sorrise.
-Si è capace di far ridere anche in un momento in cui non
c’è nulla da ridere e ne sono felice perché..è bello saper far ridere quando è
un momento triste. – sorrisi appoggiando la testa alla sua spalla.
-Posso farti una domanda? – mi chiede, giocando con le mie
dita. Avevo un po’ di paura per le sue domande ma annuii. –Cosa ti manca di più
di tuo padre? – rabbrividì un attimo alla sua domanda. Poi guardai verso lo stereo
e sorrisi.
-Quando venivo a Forks, durante l’estate lui faceva cambiare
i turni per essere a casa la sera, e passavamo il dopo cena qui, sul divano.
Lui con una birra in mano a guardare la tv ed io con un libro a leggere
qualcosa..Non parlavamo..non avevamo mai bisogno di dire nulla…. – la mia voce
si era incrinata leggermente. –Ma ora..ora che ci penso..avrei voluto dirgli
che gli volevo bene.. – una lacrima mi aveva solcato il viso.
-Bella.. – Mi aveva asciugato la lacrima –Lui lo sapeva,
anche senza bisogno che glielo dicessi..Sono sicuro che lo sapeva..
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