Capitolo 8: Misunderstandings
17 Aprile 2011 Ore 16:40
Bella pov.
Quando aprii gli occhi non potevo credere all’ora che vidi
segnata sulla sveglia. Avevo dormito un sacco e a breve iniziava il mio turno
al bar. Mi alzai controvoglia dal letto, presi un cambio e mi diressi in bagno,
trascinando i piedi. La doccia che feci non ebbe il potere di schiarirmi le
idee, perché in realtà erano già chiare, limpide. Una volta finita la doccia mi
preparai, misi un po’ di correttore e una crema leggermente colorata per non
sembrare cadaverica e poi un filo di mascara..quello donava sempre un ‘che’
allo sguardo. Non avevo voglia di indossare qualcosa di carino o appariscente e
optai per i soliti jeans e per la monotona t-shirt. Quando tornai in camera
controllai il telefono. Non c’era nessun messaggio..Perfetto!
Raggiunsi il salotto e vi trovai Rosalie immersa in una
lettura. Emmett probabilmente era già andato al lavoro.
-Oh Bella, ti sei svegliata..come va? – forse la mia faccia
non presagiva niente di buono, perché si spostò un poco, facendomi posto sul
divano. Come quando eravamo piccole, mi sedetti di fronte a lei, le gambe
incrociate e le braccia a sorreggere la testa.
-Rose..credo di aver combinato un casino.. – non si dovrebbe
mai iniziare così una frase..ma lei oltre ad essere mia sorella, era anche una
psicologa e in questo momento..mi sarebbe stata molto utile.
-Che è successo? – la guardai, tornando poi ad osservarmi i
calzini con le righe che indossavo sotto le mie converse alla caviglia. Iniziai
il mio racconto, dalla proposta di Edward della sera precedente a come è
successo stanotte, al risveglio di stamattina..Lei mi ascoltava, mi guardava
certe volte in disapprovazione, altre invece con curiosità mista ad
eccitazione.
-E quindi..sono venuta a casa, ho preso la metro, sono scesa
qui vicino ed eccomi qui..gli ho scritto un messaggio, a cui ovviamente non ha
risposto..
-E’ così strano Bella..lui..l’ho osservato ieri sera e anche
la sera della festa..ti guarda con occhi innamorati, sembra che il suo sguardo
voglia fulminare ogni cosa, persona o essere animato che gira intorno a te..Ed
è così strano che tu mi dica di questo comportamento..irrispettoso. – già era
quello che credevo anch’io..e invece..invece continuavo a sentirmi sporca.
Dannazione!
-Non so cosa dirti Rose..questo è tutto..tu sei l’esperta,
l’analista..io sono semplicemente una pedina e non mi piace questo gioco! –
volevo essere forte, anche se mia sorella mi capiva troppo bene.
-Credo tu debba andare al lavoro, parlarci durante una pausa
oppure chiedere a Emmett se ti lascia qualche minuto..e spiegargli ciò che
senti, cosa è stato per te stanotte..forse lui crede che tu ti sia pentita..
come tu credi che sia uguale per lui. – annuii e mi alzai dal divano.
-Vado al lavoro, e farò come mi hai consigliato..spero
solo..di vederlo stasera! – lei mi sorrise e alzò il sopracciglio come se
dicesse “Ehi..è venuto ogni giorno per due anni, ci sarà anche stasera!”
sorrisi e mi avviai.
Una volta arrivata al bar presi il mio grembiulino e mi misi
a fare qualcosa di produttivo. Avevo fumato due sigarette per il nervoso, prima
di entrare, ma ancora non ero rilassata. Quella sera io e Jacob avremmo
lavorato ancora insieme..mentre Mike aveva il giorno libero e Leah aveva fatto
il turno prima.
Vidi arrivare Jake insieme a Veronica, mano nella mano e
accompagnarla ad un tavolo della sala, da dove avrebbe potuto vederla. Sembrava
che per loro le cose andassero nel migliore dei modi. Quando mi raggiunse al
bancone sorrisi, cercando di fare l’indifferente.
-Ciao Bells, tutto bene?
-Io si..voi? avete risolto?
-Si..ma per il momento lasciamo la convivenza da parte,
stiamo bene così! – non era convinto, ma lo faceva per lei e quindi, ogni cosa
andava bene. –E tu? Com’è andata la nottata? – lo sguardo malizioso che mi
fece, mi provocò un rossore su tutte le guance e non ci fu bisogno di dire
altro. –Oh..Wow..Mi lasci senza parole Bells..allora com’è stato? – Rosalie non
l’aveva chiesto, io non gliel’avevo raccontato..ma ora..con lui, era tutto
diverso.
-E’ stato magnifico Jake, l’esperienza migliore di tutta la
mia vita..lui è stato speciale, perfetto..dolcissimo e..non c’è stato
romanticismo o atmosfera preparata..eravamo solamente noi, stesi nel letto ad
amarci..e’ stato..Wow.. – non volevo ripercorrere con la mente quei momenti,
non ora, perché avrebbero fatto male.
-Sono così contento per te! – un cliente venne a
interromperci e poi un altro e poi ancora altri.
Quella sera non avevamo il tempo neppure per svuotare la
lavastoviglie perché avevamo un sacco di clienti al bancone. Edward non si era
ancora fatto vedere, ed Emmett mi lanciava occhiatacce dalla sala. Un po’ ci
speravo, speravo che mettesse da parte qualunque problema fosse sorto
stamattina e venisse a prendermi, come l’altra sera, anche se inconsciamente la
mia mente già sapeva..era il cuore, testardo, a non voler capire. Di tanto in
tanto controllavo il cellulare, per vedere se fosse arrivato qualche messaggio
o se avesse provato a telefonarmi..niente. Quasi a fine serata, perché
chiudevamo a mezzanotte la domenica sera, il telefono prese a vibrare, mi feci
coprire un secondo da Jake, per leggere subito il messaggio.
“Non sono riuscito a
venire al locale, mi dispiace. Ora sono molto stanco, vado a letto. Ci
sentiamo..Buonanotte. E.”
Le lacrime arrivarono prepotenti e non riuscii a cacciarle
indietro come speravo, come desideravo. Era il segnale lampante che non c’era
nulla, tra di noi. Non gli risposi, non sapevo cosa dirgli, mi sentivo a
disagio. Mi asciugai con un fazzolettino gli occhi e poi presi alcuni respiri
pieni, sentivo gli occhi di Jake puntati su di me, cercai di ignorarli per non
dover stare peggio, raccontando. Mi girai e incontrai subito gli occhi di
Emmett, dall’altro lato della sala, era preoccupato e mi chiedevo se Rosalie
l’avesse avvisato. Cercai di sorridergli e lui mi fece gesto di raggiungerlo.
-Bella..va a casa. Qui ci penso io.. – si. Sapeva. Scossi la
testa e restai fino alla fine, impegnando completamente i pensieri.
17 Aprile 2011 Ore 23:59
Anche quella sera era giunta al termine. Avevamo già finito
le operazioni di chiusura, perché c’era poca gente nell’ultima mezzora. Jake
era stato carino, nel lasciarmi fare qualsiasi cosa, in modo da tenere occupata
la mente..e mi sorprendevo di quanto poco mi sentissi stanca. Emmett invece mi
ignorava..forse per non dover parlare, per non rischiare di dire cose
sbagliate..forse perché non sapeva cosa dire.
-Cosa dici Bellina, ce ne andiamo a casa? – aveva preso la
sua giacca e anche la mia, facendomi segno di uscire dal locale. Eravamo
rimasti solo noi due, Jake e Veronica erano andati via qualche minuto fa.
-Si..sono abbastanza stanca. – mentii, perché non volevo che
pensasse che avrei passato la notte insonne. Chiuse la porta a chiave e poi ci
infilammo in macchina. Il percorso verso casa fu silenzioso e stranamente
breve. Una volta parcheggiata l’auto nel parcheggio del palazzo prese un
profondo respiro e si girò a guardarmi.
-E’ tutta la sera che stai così Bella..e io non sopporto di
vederti così..Rose mi ha raccontato a grandi linee ciò che è successo e non
voglio star qui a farti la predica. Hai ventitre anni e decidi tu il da farsi e
le tue esperienze..ma mi sento in colpa. Sono stato io a consigliarti di andare
e lanciarti in questa avventura..ora..ora ti vedo così e mi si stringe il
cuore. Bella..sono quattro giorni..non succede nulla in quattro giorni. Hai
ancora il tempo di levartelo dalla testa… - lo guardavo, chiedendomi cosa stava
dicendo. Perché le sue parole mi sembravano così sbagliate? Annuii solamente e
scesi dalla macchina, avviandomi al portone secondario.
Le scale passavano sotto i miei passi, velocemente, quando
arrivai alla porta d’ingresso, la spalancai e corsi velocemente in camera.
Presi le mie cose e mi buttai sotto la doccia, per lavarmi via di dosso il
sapore amaro di quella serata. Stetti sotto la doccia più del previsto, per
schiarirmi le idee, per stare da sola con i miei pensieri. Mi asciugai
accuratamente, racchiudendo i capelli dentro un asciugamano con cui avrei
dormito. Una volta sotto le coperte presi il cellulare e inviai un messaggio, a
cui nessuno avrebbe risposto.
“Anche questa giornata
è finita..Sono a casa e il lavoro è andato tutto bene, nel caso tu te lo stia
chiedendo. Buonanotte Edward..un bacio. B.”
Provai a chiudere gli occhi, inutilmente. Allora presi il
libro che dovevo leggere per la tesi e iniziai a sfogliarlo, svogliatamente.
Verso le due di notte, mi prese una voglia matta di buttar giù qualche riga e
allora presi il portatile, riprendendo la stesura della tesi. I pensieri non
dovevano avere libertà di correre in direzioni diverse, che non fossero i miei
amati filosofi.
Quando spensi il computer erano le sette della mattina. La
tesi aveva avuto un buon sviluppo stanotte, potevo anche permettermi di
tralasciarla per qualche giorno e concentrarmi sugli esami. Mi alzai e andai in
cucina a preparare la colazione. Stamattina Rose iniziava il turno alle otto e
mezzo per cui mi dava un passaggio in facoltà. Tostai il pane, preparai il
caffè e la cioccolata, anche lei come me ne beveva un po’ la mattina..ci aveva
abituate così Reneè fin da piccole.
-Buongiorno Bella.. – sorrisi, verso mia sorella ancora
assonnata.
-Buongiorno Rose..- mi guardava torva e curiosa.
-Sei mattiniera oggi, pensavo che avrei dovuto buttarti giù
dal letto a suon di campanelli! – mi minacciava, fin da quando ero piccola, che
un giorno avrebbe preso i campanelli e i piatti con cui svegliarmi..E solo una
mattina aveva usato questi strumenti di tortura..Per il resto delle volte si
limitava a scuotermi furiosamente!
-E’ solo che ho scritto la tesi stanotte e sono parecchio
soddisfatta. Dovrò andare a parlare con il relatore, per alcune questioni oggi
pomeriggio..ma credo che ne stia uscendo un lavoro fatto bene! – sorrisi –E
quindi sono eccitata per questa questione..tutto qui!
-Si è fatto sentire? – Ma perché dovevano continuamente
ricordarmelo? Io cercavo di metterci una pietra sopra e lei..lei arrivava con
queste domande..UFFA!
-No Rose..se non ieri sera per dirmi che non sarebbe venuto
al locale. E vorrei..vorrei non parlarne più. Devo superarlo..insomma
evidentemente avrò fatto qualcosa che non gli è andato a genio oppure..oppure
il suo intento era solamente quello di portarmi a letto, come una sfida
personale! – mi versai il caffè nel cioccolato e poi ne versai anche a Rose
nella sua tazza.
-Bella..non credo sia così, forse devi andare a parlarci.. –
prese a sorseggiare il liquido bollente nella sua tazza.
-Basta Rose. Basta. Non voglio discuterne più. Voglio solo
dimenticare e così sarà..non è nulla..solo quattro giorni di idillio.
Evidentemente i principi azzurri non esistono!
-Va bene Bella, faremo come vuoi tu.. Però ti devo avvisare
di una cosa. Venerdì sarà il compleanno di Alice, sua sorella…ti ricordi il
vulcano con i capelli neri? Ecco..Emmett si è offerto per preparare qualcosa al
locale..
Bene, perfetto! Di bene in meglio..Un po’ mi dispiaceva, ma
avevo già deciso che nel week end sarei andata da mio padre, era molto tempo
che non andavo a salutarlo e anche se ero convinta che lui mi vedesse, in ogni
posto in cui fossi..mi piaceva pensare che portare un fiore nella sua tomba,
era come abbracciarlo un’altra volta.
-Io venerdì non posso lavorare..andrò via per il week end
Rose.. – rimase sorpresa.
-Cosa?
-Non ho detto nulla a nessuno perché devo ancora organizzare
il volo e beh..tutto il resto. Ma vado a Forks.. – la vidi abbassare lo
sguardo.
-Vai a salutare papà? – lei e Charlie non avevano avuto lo
stesso rapporto che legava me e lui, ma si volevano davvero tanto bene. Rosalie
aveva imparato a volergli bene, nonostante Reneè non fosse contenta del
rapporto che stavamo instaurando..lei sosteneva che Phil doveva essere nostro
padre e che Charlie ormai era lontano. Ma come era possibile che una madre
parlasse così a delle figlie? Non lo capivamo, ne io ne Rose.
-Si..è molto tempo che non torno a Forks..la casa avrà
bisogno di essere aperta e anche di una pulita qui e là..
-Vorrei..vorrei venire anch’io.. – Lei c’era il giorno del
funerale. L’avevo vista piangere, compostamente, e mi teneva nel suo abbraccio
per darmi conforto. Avevamo insieme poggiato una coroncina di fiori sulla sua
bara, prima che gli uomini prendessero a coprirla con la terra. Il parroco ci
aveva chiesto se volevamo dire qualcosa e lei si era fatta forza, parlando di
quanto fosse stato bravo a fare il padre, nonostante nostra madre ci avesse
portate lontano da lui. Era la verità..Charlie non si era mai dato per vinto e
telefonava ogni volta che poteva, che sapeva eravamo libere, per parlare con
noi. Alle volte ci mandava anche dei biglietti aerei per raggiungerlo..Reneè
comunque non ce l’ha mai impedito.
-Puoi venire..se ti va..insomma..a me farebbe piacere.
-Non questo week end però..ho promesso ad Alice che ci sarei
stata per il suo compleanno. Sai..ha delle amiche ma crede che le stiano
attorno solo per la sua posizione nell’alta moda..e dice che è così difficile
trovare qualcuno con cui star bene, semplicemente essendo se stessa..
-Ti capisco ma ormai, io avevo già deciso..
-Andremo il week end dopo Bella..io e te. – la sua
determinazione mi fece cedere. Misi via la tazza della colazione e mi avviai
verso la camera, per prepararmi.
-D’accordo..ma io venerdì non lavorerò al locale, resterò a
casa..volente o nolente! – scosse le spalle, forse convinta anche lei dalla mia
certezza e determinazione. Scelsi un classico jeans e una maglia con le maniche
lunghe, un cardigan semplice e portai con me il giubbino in pelle, non sapevo
verso sera che tempo avrebbe fatto. Presi la borsa e aspettai Rose in salotto.
Oggi era il giorno di chiusura del locale ed Emmett poteva dormire fino a
tardi, per poi sbrigare le commissioni nel pomeriggio.
-Che fai per il pranzo oggi? – la voce di mia sorella mi
spaventò.
-Oh credo che se per una volta mangio in mensa non succede
nulla.. – sorrise. sapeva quanto odiassi il cibo della mensa, tanto che
preferivo prepararmi qualcosa a casa.
-Bene..allora andiamo?! – la seguii fino alla macchina. Dopo
un quarto d’ora stavo già attraversando il cortile della facoltà, dirigendomi
verso l’aula della mia lezione. Davanti al professore, che non aveva ancora
preso a spiegare, mi salì la voglia improvvisa di mandare un messaggio a
Edward. Scrissi il messaggio rapidamente, lasciandomi andare al sesto senso.
“Buongiorno
Edward..spero che la mattinata, per te, sia iniziata molto meglio della
mia..anche stanotte sono stata sveglia, a vantaggio della mia tesi, a
svantaggio della mia concentrazione..ora sono a lezione. Spero di sentirti
oggi. Buon lavoro. B.”
Avevo ricacciato il telefono nella borsa e seguii la
lezione, cercando di mantenermi attenta.
18 Aprile 2011 Ore 17:35
Avevo seguito tutte le lezioni della mattinata, avevo
perfino pranzato in mensa, dato che avevo un’ora di tempo da potermi concedere
in totale libertà. Poi avevo incontrato il professore con cui stavo scrivendo
la tesi e mi ero barricata in biblioteca fino ad ora. Avevo volutamente
ignorato il telefono per tutta la giornata, conscia che non vi avrei trovato
risposta al messaggio della mattina. Adesso che stavo tornando a casa, da sola,
mi sentivo un po’ spenta. Guardai il telefono e solo un messaggio lampeggiava
sullo sfondo.
“Neppure per me è
stata una giornata ideale..Buona giornata E.”
Sintetico che più di così non si può. Si buona giornata un
cavolo. Ho fatto di tutto pur di evitare di pensarci..e così avrei fatto anche
per il resto dei giorni.
22 Aprile 2011 Ore 18:30
Avevo iniziato il turno da mezzora. Non c’era stato verso di
dire a Emmett che volevo un giorno di permesso per stare a casa a studiare per
l’esame che avrei avuto la settimana seguente. Aveva stabilito che se volevo
prendermi una serata extra-lavoro avrei festeggiato con loro il compleanno di
Alice..ed era proprio quello che volevo evitare! Di conseguenza, mi vidi
costretta ad accettare di lavorare, ma a patto che fossi da sola al bancone,
come ogni venerdì qualunque, in modo che non avessi il tempo di prendermi un
solo minuto per andare ai loro tavoli e brindare alla sua felicità.
Così avevo indossato una maglietta bianca, aderente e un
jeans blu chiaro, converse bianche..i miei soliti occhiali e i capelli raccolti
a mo’ di chignon uscito male. Rosalie mi stava chiedendo con lo sguardo se
portavo fuori la spazzatura o se stavo andando a lavoro..ma io mi vestivo come
volevo e non mi piaceva mettermi in mostra, come faceva lei con quei mini
abitini stretti e tacchi vertiginosi.
Emmett li aveva invitati per le sette e mezzo, avevo
un’altra ora di puro relax o di preparazione psicologica, dipende dai punti di
vista. Ho evitato di scrivere a Edward per tutto il corso di questi giorni,
cercando di cacciare dalla mente i suoi occhi, il suo volto sorridente..la sua
voce dolce con cui mi chiamava “Principessa..” sembravo più cenerentola prima
del ballo..altro che principessa! Mi sentivo uno schifo e avevo solamente
voglia di lasciarmi tutto dietro le spalle. Difficile, ma non
impossibile..infondo..erano solo quattro giorni..continuavano a ripetermelo
tutti.
E invece no..No perché mi ero innamorata. Maledetto il mio
cuore birichino. In soli quattro giorni ha buttato giù il portone del mio
cuore, senza neppure avere la chiave. L’ha proprio sfondato..regalandomi dei
momenti magnifici..emozioni indimenticabili. E poi..poi avevamo fatto l’amore
ed era stata l’esperienza migliore della mia vita. Non ho avuto la possibilità
di dirglielo, perché sono stata codarda a casa sua, perché al posto che godermi
il momento mi sono fatta prendere dall’ansia! E invece..se gli avessi parlato chiaramente,
se gli avessi spiegato ciò che sentivo..Niente. Non sarebbe cambiato nulla. Lui
che parlava d’amore, di essere innamorato di me…mi aveva persino detto “Ti
amo”..che cazzate! Era solo uno sporco trucco per portarmi a
letto..evidentemente stava in fissa con la ragazzina del bar, ed io come una
stupida ci sono caduta con tutte le scarpe..peccato essermi innamorata. Al solo
pensiero che stasera ci sarebbe stato anche lui, mi tremavano le gambe e le
mani mi sudavano, proprio come un’adolescente.
Cercavo di concentrarmi su quello che stavo preparando,
sugli ordini che mi arrivavano, ma era così maledettamente difficile.
Oltretutto..Mike stasera sarebbe arrivato prima, per recuperare una mezzora che
ha perso ieri sera..e avrei dovuto lavorare a stretto contatto con
quell’individuo. Mi chiedevo perché Emmett non lo lasciava a casa, infondo..non
era poi così bravo.
Sentii lo sgabello muoversi di fronte a me ed alzai lo
sguardo, incrociandolo con quello di Alice.
-Ciao Bella.. – possibile che fosse già ora? Guardai
l’orologio al mio polso e segnava che effettivamente mancava solo un quarto
d’ora. Probabilmente lei, che non sopportava i ritardatari, arrivava in
anticipo pur di non far tardi.
-Ciao Alice e..Auguri! – cercai di sorriderle, ma lei non ne
voleva sapere. Il suo sguardo cupo e arrabbiato mi fece fermare da ciò che
stavo facendo.
-Grazie..allora, come te la passi?
-Benone..insomma, tra la tesi, gli esami e il bar..non mi
rimane molto tempo..Tu invece? Pronta per l’Italia? – mi comportavo normalmente,
sperando di non dover dare spiegazioni a lei, per come è andata a finire con
Edward. Si, era pur sempre sua sorella..ma la questione riguardava me e lui.
Fine della storia.
-La partenza è fissata per la prossima settimana..ma non
sono poi così tanto convinta, ultimamente succedono cose di cui dovrei
interessarmi e invece me ne sto a pianificare la mia vita lontana da qui.. –
abbassai lo sguardo, sapevo a cosa si riferiva. Le girai le spalle, prendendo
il cestello della lavastoviglie e iniziando a riempirlo con i bicchieri
sporchi. –Allora..sono qui, niente da dirmi?
-No..in realtà no.. – scossi la testa e scrollai le spalle.
Non era lei quella a cui dovevo dare delle spiegazioni, in ogni caso.
-Oh bene..mi fa piacere! E invece con mio fratello pensi di
parlarci, prima o poi? – mi gelai. Il bicchiere nella mia mano prese a tremare,
ancora di più. Lo appoggiai prima di combinare qualche disastro.
-Alice, per favore..questo non è ne il momento ne il posto
adatto per discutere..
-Non dobbiamo discutere..tu devi solo dirmi il motivo per il
quale hai smesso di vedere mio fratello! – la guardai sbigottita.
-Senti Alice, non so che cosa ti ha detto Edward o cosa tu
sappia di ciò che è successo giorni fa..ti chiedo solamente di lasciarmi in
pace. Non sono stata io a saltare gli appuntamenti e non sono stata io ad
essere fredda e scostante, anzi..ho cercato lo stesso una sorta di
contatto..che lui non ha voluto intraprendere..per cui..vai a chiedere a lui il
motivo per cui si è comportato così. Ora devo lavorare..e al tavolo ti stanno
aspettando.- Le girai le spalle, preparando la caraffa del drink fruttato
nell’altro bancone. Mi girai solo quando ebbi finito e lo appoggiai sul
bancone, di modo che Emmett potesse venire a prenderlo. Mi raggiunse in effetti
dopo qualche secondo.
-Bellina, vieni a fare un brindisi dai.. – lo guardai
storto, ammonendo la sua richiesta.
-Emmett..i patti sono patti! Non chiedermi di venire al
tavolo, perché non ci verrò mai..
-Sei impossibile..mai prendere al volo le opportunità..MAI
mi raccomando! – stava tornando al tavolo ed io parlai a voce più alta,
sperando che mi sentisse, sperando che non fosse l’unico a sentirmi.
-E’ proprio perché ho colto al volo l’opportunità Emmett, se
ora mi ritrovo così! – presi a pulire il bancone e dopo un po’ Sam dalla cucina
mi avvisava che gli stuzzichini per il tavolo del compleanno erano pronti. Li
misi sul bancone e questa volta fu Rose a venire a prenderli.
-Cerca di non fare stronzate Bella, o giuro che stasera
quando saremo a casa te la vedrai con me.. – che diavolo avevo fatto ora?!
Lei..lei che era mia sorella doveva capire..non mi aspettavo che capisse
l’orso, ma lei..?!
-Rose..
-Rose un corno..hai messo tutti in imbarazzo al
tavolo..potevi tenerti il commento per te. Questa è la serata di Alice, non dei
tuoi problemi.. – aveva ragione. E allora perché tutti venivano a parlarmi di
lui? Lanciai un’occhiata al tavolo e lo vidi. Indossava una camicia bianca e un
jeans classico, solite scarpe anche lui e soliti capelli ribelli. Bellissimo,
come sempre. Lo sguardo basso sul bicchiere e la barba lunga sul volto. Tolsi
lo sguardo da lui, velocemente, per dare attenzione al cliente che si era
seduto al bancone. Quando mi resi conto di chi fosse scoppiai a ridere.
-Un Mojito signorina, tanta menta, poco ghiaccio e molto,
moltissimo rum! – ero davvero piegata in due dalle risate. Indossava una
camicia nera, che gli fasciava ed metteva in risalto i muscoli del torace e
delle braccia e un jeans blu scuro. I capelli con il gel e un sorriso che
evidenziava i suoi denti bianchi a confronto con la carnagione scura.
-Jake..so come si fa il mojito! – lui si mise a ridere!
–Come mai sei qui? – lui indicò il tavolo infondo. Ouch. Anche lui per la festa
di Alice.
-Tu invece, signorina, perché non sei lì a festeggiare? Mike
sarebbe stato contento di sostituirti per una sera.. – il suo sguardo ironico
mi fece sorridere.
-Oh lo sai..non mi piacciono i compleanni, anche se sono gli
altri a compiere gli anni.. – sorrisi ancora di più.
-Sono andato al tavolo, prima di venire qui..e quando ho
detto che venivo a salutare il mio gioiellino..ho trovato sul volto di qualcuno
una rabbia pazzesca. Chissà come mai..
-Oh..Veronica è molto gelosa.. – lui scosse la testa e
sorrise.
-Ma non è stata Veronica ad arrabbiarsi..era un ragazzo, con
la barba lunga, i capelli completamente imbizzarriti e una camicia bianca, che
scommetto ti fa impazzire! – scoppiai a ridere e gli feci il segno dell’Okey.
-In effetti..comunque Jake, sei sempre capace di
risollevarmi il morale..ma credo sia il caso che ritorni al tavolo..o questa
volta Veronica se la prenderà con me.- scosse ancora la testa, non sorridendo
stavolta.
-Io e Veronica abbiamo chiarito, prima di entrare, che avrei
fatto quello che mi sentivo..ed ora, ciò che mi sento di fare è di stare qui
con te, a farti ridere e mettere un po’ di sale in quella zucca vuota! Perché
diavolo non sei andata a parlarci? – Oh..un’altra ramanzina.
-Perché tutti volete che sia io ad andare a parlarci? Sono
qui..non vado da nessuna parte, potrebbe anche venire lui stesso..infondo..io
ci ho provato ad essere civile con lui, ma non ha voluto più avere a che fare
con me. Te l’ho detto Jake, come la penso..e la cosa mi lascia un amaro in
bocca che neppure immagini..
-E’ seduto a quel tavolo e non dice neppure una parola. Non
ci ha neppure salutati quando siamo arrivati, continua a guardare il bicchiere
e a sorridere di tanto in tanto a delle frasi che recepisce..ma l’hai visto?
-Jake, credo che questa discussione non sia appropriata, ti
pregherei di tornare al tavolo e festeggiare..io devo finire di lavorare!
-Ciao Bella.. – ecco..pure Veronica mancava. Magari mi
diceva anche lei che era meglio per me se andavo a parlarci.
-Ciao Veronica, come va? – sorrisi cercando di stare calma,
ma i nervi cominciavano ad affiorare.
-Oh tutto bene! Sono venuta a salutarti e ad avvisarti..- la
guardai sbigottita. Cosa? –Tua sorella ha proposto a tutti noi di raggiungere
casa vostra, quando finisci il turno, per una spaghettata veloce. Dice che
dobbiamo per forza assaggiare i tuoi famosi spaghetti con..non ho capito cosa!
– diavolo no! No! No! No! Ero nel panico..cosa potevo fare?
-Grazie Veronica, sei stata gentilissima..io..devo pensare a
qualcosa..
-Posso darti un consiglio? – la guardai sbieca.
-Basta che non mi dici che ci devo parlare, perché come ti
ho ringraziata, mi rimangio tutto! – cercavo di scherzare e per fortuna lei
sorrise.
-Non ci penso neppure. Se le merita tutte quell’individuo –
Jacob fece una faccia strana –Volevo solo dirti che fossi in te, mi farei
venire un malore..così magari desistono all’idea..e ti lasciano riposare in
santa pace!
-Veronica!! – Jacob era indignato mentre io sorridevo
annuendo.
-Ci penserò..grazie Veronica, sei un’amica! – lei tornò con
Jacob al tavolo ed io pensai a come fare per liberarmi da quella situazione.
Speravo, con tutta me stessa, di essere brava a recitare, più di quando ero
piccola. Potevo contare sulla lealtà di Jacob, ma comunque non volevo rischiare
di fare brutta figura.
Dopo un’ora, anche Mike si fece vivo, arrivando al mio
fianco al bancone e iniziando a occuparsi dei clienti dalla sua parte. Non mi
piaceva lavorare con lui..ma era pur sempre mezzora. Vidi Emmett arrivare di
corsa e far finta di cercare qualcosa nel frigo al di sotto del bancone.
-Ok Bellina, ascoltami bene..adesso tu farai la brava e
seguirai le mie istruzioni. Tua sorella ti vuole fregare alla grande..e ancora
non ho capito perché si è alleata con Alice e Jasper..ma io non voglio che stai
male, ora..vorrei davvero che tu e quel testone, cazzone, risolviate le vostre
questioni..ma se vi arrangiaste credo sia meglio..per cui..tu starai qui fino a
chiusura..non voglio sentire volare una mosca..oppure giuro che ti lascio in
pasto a quelle belve laggiù!
-Ma Emmett! – ero inorridita dalle sue parole..ma gli volevo
un gran bene. Non avevo voglia di lavorare fino alle due..ma se era solo per
stasera e per scappare a quella cena, l’avrei fatto volentieri. Si era
avvicinato a Mike e sorridendogli gli aveva spiegato che io dovevo rimanere
fino a chiusura per coprirlo, perché lui doveva stare in cucina in quanto Sam
aveva chiesto un permesso. Ovviamente a Mike non piacque l’idea ma non fece storie.
Prese le bottiglie dal frigo che gli servivano mi fece un cenno e si avviò
verso il tavolo. Rose arrivò, come previsto, un quarto d’ora dopo.
-Bella,io vado a casa..tu ti fai accompagnare da Emmett.. –
ecco perché volevano incastrarmi, se non fosse stato per Veronica ed Emmett, io
non sapevo nulla.
-Oh..così presto?
-Sai..loro hanno da fare domattina..per cui andiamo a letto
presto. – sorrisi e guardai l’orologio.
-Cavoli..mancano ancora quattro ore alla chiusura.. –
sospirai.
-Eh? – il suo sguardo confuso mi fece godere internamente.
-Purtroppo stasera mi tocca lavorare fino a chiusura.. Sam
ci ha abbandonati un po’ prima e Mike deve andare in cucina..per cui in sala
deve rimanerci qualcuno.
-No..non è possibile..quando hai saputo questo?
-Beh..in realtà all’inizio del turno..Sam mi aveva accennato
che aveva un’emergenza a casa e che non sapeva quanto si sarebbe potuto
trattenere.. –la sua faccia sconvolta mi rallegrava. Dovevo ringraziare sia
Emmett sia Veronica!
-Va beh, non importa..allora..ci vediamo domattina Bella..
-Ciao Rose, buonanotte! – Mike era sparito in cucina, mentre
io stavo al bancone. Emmett venne a salutarmi.
-Passo per la chiusura..tu mi raccomando, fai attenzione.
Ora sei tu il capo..ho già avvertito Mike. Ti voglio bene Bellina.. – gli
schioccai un bacio sulla guancia e lo salutai. Ero felice, per aver ingannato
mia sorella. Voleva fregarmi..e invece non aveva risolto nulla!
23 Aprile 2011 Ore 1:50.
Io e Mike avevamo già completato le operazioni di chiusura.
Mancava solo Emmett a cui toccava controllare la cassa e chiudere il locale. La
cucina l’avevo sistemata e i tavoli erano puliti e pronti per il sabato sera.
Mi chiedevo come, in una settimana, poteva essere cambiato tutto.
Venerdì scorso ero scappata dal lavoro prima, perché Edward
mi aveva fatto una sorpresa ed ora invece..stavo qui fino all’orario di
chiusura per non vederlo. Una settimana..in cui tutto è stato ribaltato. In cui
i sentimenti si sono rafforzati, hanno preso coscienza..e si sono frantumati
contro un muro di silenzi e freddezza.
Vidi Emmett entrare al locale con passo spedito.
-Bella, vai in macchina, io chiudo qui e ti raggiungo. –
annuii, ed usci dal locale. Ma dietro alla macchina di Emmett, c’era
parcheggiata anche la volvo metallizzata che ormai conoscevo bene. Sbuffai e mi
avviai verso la macchina del mio capo. Ora non mi stava più molto simpatico.
Edward scese dall’auto, con il giubbino in pelle addosso e lo sguardo basso. Se
pensava che gli avrei parlato sbagliava di grosso. Oh si! Salì sul lato
passeggeri dell’auto di Emmett e infilai la cintura. Maledetto, me l’avrebbe
pagata. Era meglio se ascoltavo Veronica..uffa! Mi coprii la faccia con le
mani, pensando e cercando di non guardare dallo specchietto retrovisore. Sentii
bussare al finestrino. Si Emmett era proprio un maledetto stronzo. Ignorai
Edward con le mani in tasca fuori dalla macchina, cercavo disperatamente di non
guardarlo neppure con la coda dell’occhio. Un altro toc al finestrino..era
insistente quando ci si metteva. Presi il telefono dalla borsa e chiamai
Emmett.
-Vieni fuori e muoviti!
-Mi dispiace ma sono incastrato nei conti, non riesco a
capire cosa manca.. – tu tu tu tu.. mi aveva attaccato il telefono! Mmmmmm Che
rabbia! Tolsi la cintura e aprii lo sportello, scendendo. Indossai il giubbotto
in pelle, adesso l’aria era un po’ fresca e la maglia non mi copriva fino in
fondo.
-Ciao.. – la sua voce flebile, una mano nella tasca, l’altra
nei suoi capelli.
-Ciao.. – si ero un po’ ostile, ma porca miseria. Mi aveva
ignorata per tutta la settimana e mi aveva trattata con freddezza!
-Come stai? – Mi prendeva in giro?
-Sono stanca e non vedo l’ora di andare a dormire.. –
fredda, scostante. Mi dispiaceva di essere così con lui, ma non potevo di certo
farmi abbindolare un’altra volta.
-Ti serve un passaggio? – propose.
-Oh no..Emmett esce tra un minuto.. – scrollai le spalle.
Lui sorrise e scosse la testa.
-Non credo proprio..tua sorella gli ha intimato di chiudersi
dentro al bar finché non ti avrebbe visto salire in macchina con me.. – sbarrai
gli occhi. Viva la sincerità! Ecco che mi avevano fregata lo stesso. Povero
Emmett…completamente alle dipendenze di Rosalie. Oh ma lei..stasera me
l’avrebbe pagata! Eccome!
-D’accordo..accetto il passaggio, solo perché non vedo l’ora
di far fare a mia sorella una bella doccia gelata! – raccolsi la borsa dalla
macchina e appena chiusi lo sportello le serrature si chiusero. Alzai lo
sguardo e dalla vetrata del locale vidi Emmett che sorrideva. Alzai il dito
medio, sempre sorridendo sarcastica e salii sul lato passeggero dell’auto di
Edward.
-Non è solo colpa di tua sorella, penserò a come farla
pagare pure alla mia! – continuavo a guardare fuori dal finestrino.
-Non eri obbligato a fare quello che volevano..perché l’hai
fatto lo stesso?
-Perché volevo parlare con te..
-Bastava che mi avessi mandato un messaggio, o che fossi
venuto a salutarmi stasera, o che so io..bastava un cenno e vi avrei raggiunto
al tavolo..
-Bastava solo questo? Davvero? Perché io credo che ci vuole
ben altro per parlarti quando sei arrabbiata..
-Io non sono solo arrabbiata Edward, sono delusa…dal tuo
comportamento. Ma non potevo aspettarmi qualcosa di diverso da te, infondo sei
come tutti gli altri..solo che tu sei riuscito nel tuo intento.
-E sentiamo..quale sarebbe stato il mio intento?
-Portarmi a letto.. – da dove mi veniva fuori tutta quella
loquacità?Non ero mai stata così espressiva per le mie emozioni.
-Pensi davvero questo? Che il mio fosse solo un obiettivo?
Iniziato e finito così? – sembrava contrariato.
-Cosa se no? Non capisco proprio il comportamento di
domenica..se non questa motivazione..
-Isabella..mi sorprendi. Mi sorprende davvero che dopo ciò
che abbiamo condiviso tu creda che volevo solo portarti a letto..
-Oh e cosa abbiamo condiviso Edward? Non so..spiegamelo.
Perché tutto questo idillio amoroso io non lo vedo..Non sono stati altro che
quattro giorni.
-I più belli della mia vita.. – mi pietrificai, perché
pensavo la stessa cosa. –Mi dispiace che tu creda che per me sia stato solo un
obiettivo, tolto il quale di te non me ne frega niente. Sono stato sempre
sincero e non ti ho mai mentito sui miei sentimenti..mai una sola volta..
-E allora perché? Perché ti sei comportato così? – eravamo
arrivati a casa e lui aveva fermato la macchina vicino al marciapiede. Come la
prima sera che mi aveva baciata..come quella sera in cui mi aveva fatto toccare
il cielo con un solo bacio.
-Perché..io ho dato un significato a quello che avevamo
vissuto, un significato diverso da quello che gli hai dato tu..e l’imbarazzo
che si era creato, te che non dici nulla, non dormi neppure..mi ha fatto
credere che te ne fossi pentita. Infondo..era normale. Pensavo che ti fossi
sentita obbligata e spinta dalla situazione, senza attribuirgli il valore che
gli avevo dato io..e il tuo viso dubbioso me l’ha confermato. Insomma..è
normale che in quattro giorni non ti potessi innamorare di me, e il tuo
lasciarti andare a me, così facilmente..l’avevo considerato come se, come se
per te fosse..ovvio, una volta venuta a casa mia. – lo guardavo sbigottita. Mi
veniva solo da piangere..era questa la considerazione che aveva di me? Per
fortuna che l’auto era già ferma sotto casa.. – E poi..poi mi avevi illuso con
quelle parole, prima che mi addormentassi..come se fosse vero che ti potessi
realmente innamorare di uno come me..in soli pochi giorni..
Non mi guardava in faccia, teneva lo sguardo sul volante e
sulle mani ferme su di esso. Ricacciai indietro le lacrime e presi un profondo
respiro.
-Mi dispiace che tu abbia pensato a queste cose..che sono
inesatte e completamente umilianti. Faccio solo ciò che mi
va..indipendentemente da ciò che pensa o dice la gente..per cui non sono stata
obbligata a far nulla. E magari..i dubbi hanno anche affollato la mia mente..ma
non è solo colpa del mio cervello stralunato e paranoico. Se solo avessi detto
qualcosa dopo, o avessi fatto qualche riferimento a quel momento, la mattina
dopo..e invece no..cancellato dalla mente. Come se non fosse successo nulla.. –
la mano pronta sulla maniglia della portiera. –E non me ne sono pentita
Edward..neppure un attimo. Anche se ora..sentendo le tue parole..forse è il
caso che io riconsideri le mie emozioni. Perché il valore che gli hai dato tu,
al nostro far l’amore quella sera..è identico a quello che gli avevo dato io. –
aprii la portiera della macchina e scesi rapidamente, prima di chiudere lo
sportello comunque aggiunsi, era giusto che sapesse – E per la cronaca..è
possibile innamorarsi in soli quattro giorni, almeno così è stato per me. Se
solo mi avessi trattata meglio da quel giorno..ora saremmo felici insieme, se è
vero che mi ami, come hai detto. Grazie del passaggio..Buonanotte! – chiusi lo
sportello e mi avviai al portone, certa che non mi avrebbe seguita. Aveva
bisogno di assorbire le mie parole. In effetti..avevo chiuso il portone alle
mie spalle e lui era ancora lì, a guardarmi all’interno della sua macchina.
Salii le scale e sul divano, dentro casa, c’era Rosalie che sorrideva mentre
parlava al telefono con Alice.
-Metti giù quel telefono, traditrice! – la mia voce non
ammetteva repliche.
-Bella è tornata, ci sentiamo domani. Buonanotte Alice! –
poi si rivolse a me sorridendo –Allora com’è andato il lavoro?
-Pensi di essere furba Rosalie? Pensi davvero che non
sapessi nulla di questa sera? Qualcuno mi ha aiutato..finché non hai obbligato
Emmett a chiudersi dentro al locale..davvero bella mossa! Non è cambiato nulla
comunque. Anzi..mi sono sentita solo umiliata..perché in sostanza mi ha dato di
una facile..e le sue parole avrei voluto evitarmele, almeno stasera! Per
cui..grazie per aver rovinato ancora di più questa giornata ed aver contribuito
nel farmi sentire inadeguata, sporca e usata. Ora vado a dormire, sono abbastanza stanca per
stare qui a discutere con te. – portai con me la borsa e mi chiusi la porta
alle spalle. Presi il pigiama e andai in bagno a farmi una doccia. Questa sera
asciugai i capelli con il phon, mentre sentivo Emmett e Rosalie discutere nella
stanza affianco. Beh..ci avevano messo del loro per farmi arrabbiare. Quando
tornai nel letto il cellulare segnava un messaggio.
“Sono uno stupido.
Spero di non averti ferita con le mie parole, capisco solo adesso che ciò che
ho detto può essere stato frainteso..non ti considero una facile, neanche
minimamente. Ti ho detto che sono completamente inesperto anch’io..e non so
proprio cosa fare ora, per farmi perdonare da te..E.”
“Facile nascondersi
dietro la scusa dell’esperienza..E comunque ammetto che le tue parole sono state fraintese. Felice che tu
mi abbia chiarito il concetto..perché cominciavo
a dubitare di me stessa..B.”
“Dubitare di cosa?”
“Del fatto di essere
la stessa ragazza che ero prima di incontrarti, quella che aveva ancora dei valori morali..B.”
“Tu sei
fantastica..sono io che sono un idiota..potevo dire qualcosa quella sera o
quella mattina, magari avresti
evitato di andare via da me così..”
“Me ne sono andata
perché mi avevi detto che avevi un pranzo con tua madre, ora credo che il tuo volermi allontanare ti abbia
fatto dire una bugia..no?”
“Si..e non sai quanto
mi sto maledicendo in questo istante..possiamo parlare a voce?”
“E’ molto tardi e
Rosalie ed Emmett stanno dormendo..”
“Ti prego.. – faccina
triste - “
Ci pensai qualche secondo. Emmett e Rose non mi avrebbero
sentita se avessi parlato a voce bassa..lo sapevo bene, e poi quei due avevano
il sonno pesante, per cui anche se chiacchieravo al telefono non li svegliavo.
Era già successo di trovarmi al telefono con Reneè e loro ignari di tutto
dormivano. La questione ora era…volevo parlare con lui?! Si..volevo. Volevo
ascoltare la sua voce dolce, prima di dormire e volevo sapere cosa aveva da
dire. Guardai l’orologio..era molto, molto tardi..ma al diavolo, avevo ventitre
anni!
“Va bene…” risposi semplicemente. Non attesi molto prima
che il telefono prendesse a vibrare e il contatto di Edward lampeggiasse sul
mio telefono. Presi un profondo respiro e risposi.
-Pronto.. – perché diavolo si diceva quella parola quando si
rispondeva al telefono? Cosa voleva dire? Pronto cosa? Il caffè? Il latte
caldo…pronto cosa?!
-Ciao.. – la sua voce debole, ma dolce allo stesso tempo.
-Ciao.. – risposi semplice anch’io. Ma che ci prendeva
adesso?!
-Non volevo insistere io..se sei stanca ti lascio dormire..
– sembrava dispiaciuto.
-No io..sono stanca ma voglio ascoltare cosa hai da dirmi..
– presi a giocare con il bordo del lenzuolo.
-Ti dico che sono un idiota di dimensioni cosmiche..che
penso e ripenso al fatto che ora saremmo potuti essere assieme e mi viene solo
da prendermi a pugni..
-Questo lo sapevo anche io.. – sorrisi debolmente.
-Ehi..Ehi quello che ho sentito era un sorriso? – il tono
speranzoso mi fece sorridere ancora.
-No..no, no! – mentii spudoratamente.
-Oh..credevo di farti sorridere in qualche modo..mi piace
quando sorridi, mi piace quando sono io a farti sorridere..
-Ti aspettavo domenica scorsa, forse anche allora avrei
sorriso..
-Avevo bisogno di staccare la spina, di allontanarmi perché
credevo di soffrire di più..se avessi lasciato passare del tempo.. – il tono
era tornato basso e deluso.
-Non capisco il senso di ciò che dici..insomma..se non
volevi soffrire bastava che venivi a parlarmi..avremmo risolto tutto con due
semplici parole.. – volevo dirgli “Ti amo” volevo dirgli che mi ero accorta di
essermi innamorata di lui..volevo dirglielo quella domenica e invece..eravamo
distanti.
-Ehm..quali sono queste due parole? E’ tardi ora per dirle?
– provò con la voce speranzosa..questi cambi d’umore mi facevano impazzire.
-Si è tardi e non ho voglia di giocare con i miei
sentimenti..sono molto delusa dal tuo comportamento..davvero tanto.
-Dimmi cosa posso fare..faccio qualsiasi cosa..
-Edward..non lo so, dovrò rifletterci..era..era la mia prima
volta e.. – facevo fatica a trovare le parole, ingoiai a fatica la saliva –E mi
sono sentita usata..Non credevo che potessi essere così..
-Non sono così..ti giuro io..Anche per me era la mia prima
volta Bella, cosa credi che ti abbia mentito?! E’ stato..non so, non sapevo che
dire. Per la prima volta nella mia vita mi sentivo un rincoglionito totale che
non riusciva a formulare pensieri coerenti..
-E a cosa pensavi?
-Ad essere sincero? – potevo vedere nella mia testa la mano
che torturava i suoi capelli –Pensavo solamente “oh Mio Dio..L’ho appena fatto
con la donna che amo!” Il cervello era completamente in tilt..non sapevo più
cosa dire..cosa fare..speravo che le parole arrivassero da sole, la mattina
dopo..
-E invece…
-E invece tu mi hai detto di non aver dormito e vedevo il
tuo sguardo confuso e un po’ dubbioso e preoccupato. Credevo ti fossi
pentita..per quello mi sono comportato così, per quello mi sono allontanato.
Perché temevo che..che per te non fosse stato bello, che non avesse avuto lo
stesso valore..Avevo paura di aver fatto qualcosa che non andava..– gli credevo,
era anche colpa mia..è vero, potevo mostrarmi più felice e invece non ho fatto
altro che torturarmi con dubbi inutili..ma allo stesso..era come se non mi
bastasse.
-Continuo a non capire il perché..non potevi..parlarmene?
-Vicino a te mi sento frastornato Bella..perdo ogni facoltà
mentale..non sono lucido..e faccio errori madornali, come sabato scorso a
colazione..o come domenica mattina. Dio potevo dire qualcosa è vero..ma..avevo
paura, paura che te ne fossi pentita e non sapevo come reagire.. – sembrava
affranto.
-E’ un peccato..Perchè io non mi sono pentita affatto, e’
stato qualcosa di magnifico, indimenticabile..Ma le cose sono andate
diversamente da come credevo sarebbero andate..ed ora..ora saremmo potuti
essere insieme..
-Ho rovinato ogni cosa.. – il mio silenzio fu più eloquente
delle parole. –Posso..posso farmi perdonare in qualche modo? Ti prego..faccio
qualsiasi cosa..qualsiasi..
-Ora..sono stanca Edward..voglio dormire e riflettere con
calma..
-Vorrei tanto tenerti tra le mie braccia stanotte.. –
sussurrò appena, forse credendo che non lo sentissi.
-Pensa un po’..fino a qualche giorno fa..sarei stata io a
proportelo.. – era come vederlo sussultare sorpreso alle mie parole.
-Bella..non voglio perderti..
E il mio cuore fece un balzo fuori dal petto. Era stato
dolce, triste..e mi aveva sciolto. Cercava di trasmettermi tutto ciò che
provava..ed io..cosa potevo dirgli? Che se non fosse così tardi l’avrei
raggiunto per raggomitolarmi su di lui, per essere avvolta dal suo calore?! Non
potevo…non potevo. Non potevo perché?! Perché sono stupida e basta…Era qualcosa
che poteva benissimo risolversi..infondo mi aveva chiarito cosa pensava..no?! E
allora..perchè mi sentivo triste?
-Edward.. – sussurrai un po’.
-Sei..sei importante per me. Forse non te l’ho dimostrato,
sono stato stupido e insensibile. Dovevo dire qualcosa, dovevo dirti quanto ti
amo, dovevo dirti che è stato magnifico fare l’amore con te, che sei
bellissima..Sono un emerito cretino! Giuro che non succederà più..ma
davvero..non voglio perderti. E..mi manchi..e… - sussurrò ancora –Quella notte
è impressa nella mia mente, è la più bella della mia vita..fino ad ora.
Era ciò che desideravo sentirmi dire da un po’ di tempo, da
quella notte passata a casa sua..che ci ha allontanati così tanto per nulla.
-D..davvero? – biascicai, ma lui lo sentì lo stesso.
-Se solo ci ripenso mi batte forte il cuore..
-Non sai quanto ho sperato di sentirtelo dire in questi
giorni. Ogni dannatissimo giorno.. – ero commossa, perché era quello che
capitava anche a me.
-Mi farò perdonare, in ogni modo possibile. Non voglio
perderti principessa..non l’accetto. Spero solo che mi vorrai ancora..
-Ci penserò..Ora vado a dormire..sono stanca..Buonanotte
Edward. – dissi debole. Dovevo ancora assorbire tutto quello che mi aveva
detto.
-Non sarà buona se siamo lontani..cercherò di sognarti
principessa! – sorrisi e scossi la testa.
Mi addormentai, felice per una sera.
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