mercoledì 26 marzo 2014

Capitolo 11: Parents



Capitolo 11: Parents

24 Aprile 2011 Ore 2:57

Pov Bella.

Avevamo appena finito di sistemare il bancone, Jake era stato un amico fino in fondo e mi aveva aiutata in tutto quella sera..ero ancora distratta. Edward era venuto più volte al bancone a darmi qualche bacio veloce, tra un cliente e l’altro e poi ero riuscita a prendermi anche una pausa sigaretta, che ovviamente non fumai, per stare incollata alle labbra del mio ragazzo. Il mio ragazzo…wow! Sembrava ancora tutto così strano. Stavo ancora pensando a questo quando Emmett venne a scuotermi.
-Bellina..è ora di andare dai! – sorrisi e slacciai il grembiulino dai miei fianchi, facendo poi il giro del bancone. Alice e Jasper erano tornati a casa prima della chiusura, accompagnando a casa anche Veronica, mentre Rose aveva la sua macchina..ora io dovevo tornare con Emmett perché Edward era andato a casa mezzora fa. Un po’ mi era dispiaciuto che non mi avesse aspettato, ma immaginavo che dovesse essere stanco, più o meno quanto me..per cui non me ne feci un cruccio. Quando arrivai a casa gli mandai comunque un messaggio.

“Sono a casa Edward..ora faccio una bella doccia e poi sotto le coperte..spero di essere abbastanza riposata per domani! B”

Avevo fatto esattamente come gli avevo detto e dopo mezzora ero sotto le coperte, mi addormentai in fretta, stremata da quella giornata.

24 Aprile 2011 Ore 10:15

Ero già sveglia, stranamente, e stavo già lavando i capelli, usando un po’ di balsamo per districare i nodi. Edward sarebbe passato di qua tra un ora, dovevamo essere a casa dei suoi per mezzogiorno..Mi chiedevo se ci volesse un’ora per raggiungerli. Li asciugai, attorcigliando le punte su se stesse in modo che i miei ricci fossero definiti e poi passai al trucco. Matita nera, un po’ di ombretto color bronzo, appena accennato e mascara. Un velo di fard sulle guance e mi potevo considerare pronta. Per l’occasione avevo anche usato le lenti a contatto, che tanto odiavo..chissà se a Edward sarei piaciuta di più così?! Chissà..se Rose avrebbe approvato? Chissà..se i genitori di Edward mi avrebbero apprezzata?! Ormai la mia mente era completamente piena di questi interrogativi e non potevo fare a meno di tremare, al solo pensiero di fare una pessima figura o non essere adeguata.
Avevo già fatto molti cambiamenti quella mattina, su me stessa per insistere anche sugli abiti. Così scelsi una semplice camicia bianca con le maniche a tre quarti, e un pantalone a vita alta, dal taglio maschile con una cintura nera, come la pochette e le mie scarpe alte, in vernice nera. Non era la prima volta che mi vestivo così..ogni tanto avevo anche indossato delle gonne, sotto insistenza di Rosalie, quando andavamo in discoteca..ma ora, guardandomi allo specchio..mi sembravo un’altra persona. Speravo solo di non sbagliare qualcosa. Raccolsi il cellulare e guardai l’orologio. Mancavano solo dieci minuti all’arrivo di Edward, ed io ero pronta. Raccolsi la giacchetta nera, corta fino a sotto il seno e la portai con me in salotto, dove mi attendeva Rosalie, curiosa di vedermi pronta per quell’incontro.
-Wow…e non ho neppure dovuto aiutarti! – sorrideva compiaciuta.
-Sto bene davvero? – ero imbarazzata e mi sentivo fuori luogo.
-Sei bellissima Bella, e non devi preoccuparti di niente..Sarai magnifica, devi solo ricordarti di essere te stessa..
-Lo so..me l’ha detto anche Edward..ma sono agitata lo stesso! – mi sorrise.
-TI conviene scendere allora, perché conoscendo Edward sarà qui in anticipo di qualche minuto e con quelle scarpe e il tuo equilibrio malsano rischi di capitolare giù dalle scale. – risi con lei, ma seguii il suo consiglio. Presi le chiavi di casa e le infilai nella borsa, scendendo i gradini lentamente. Una volta arrivata di fronte al portone principale vidi Edward, dall’altra parte, appoggiato al cofano della macchina con una camicia aderente celeste chiaro e un paio di jeans scuri, i soliti occhiali da sole e le braccia incrociate al petto. Mi aspettava ed io non volevo che attendesse troppo. Aprii il portone, chiudendolo alle mie spalle e poi camminai attentamente verso di lui. Lo vidi togliersi gli occhiali e rimanere imbambolato. Ok..forse aveva ragione Rose, stavo bene così! Cercava di capire se fossi io o meno, e questo mi fece sorridere.
-Buongiorno! – dissi felice, una volta che fummo vicini. Lui mi arpionò con le sue braccia e mi spinse vicino a lui, il mio corpo premuto sul suo, il suo fiato caldo sulla mia bocca.
-Principessa..sei bellissima! – sorrisi e scrollai le spalle. Ma non dissi nulla, perché le sue labbra avevano raggiunto le mie e mi stavano baciando con passione, dolcezza e desiderio.
-Edward..facciamo tardi.. – sussurrai tra i baci. Lo sentii sorridere e rispondermi affaticato.
-Cosa credi che sia arrivato così in anticipo principessa? Arriveremo dai miei in quindici minuti..ma avevo bisogno di stare con te, baciarti e tenerti stretta tra le mie braccia… - arrossì di colpo. Dio era così romantico e dolce. Continuò a baciarmi per altri dieci minuti, poi mi accompagnò al lato passeggero e mi aprì lo sportello. Effettivamente casa dei suoi non era lontana. Una piccola villetta con una recinzione bianca coperta da una siepe altissima. Entrammo dal cancello principale e la casetta a due piani con il giardino enorme mi fece mancare il respiro.
-Wow..tu vivevi qui? – lui sorrise ed annuii. –Wow.. – era la mia parola preferita in quel momento.
-Andiamo? – lo guardai un po’ preoccupata e lui sorrise, avvicinandosi a me. Mi accarezzò la guancia con la mano e poi prese a parlarmi di nuovo. –Devi stare tranquilla principessa..tu sei fantastica! Vedrai che non hai motivo di preoccuparti..ma sorridi per favore..odio vederti imbronciata! – cercai di sorridere ma mi risultò difficile. Allora prese a baciarmi, con dolcezza..troppa dolcezza..finchè non si lasciò prendere la mano e iniziò a scendere lungo il collo. Sorrisi involontariamente..sapeva ormai che quello era il mio punto sensibile. –Oh..finalmente! – si staccò da me e slacciò la cintura. Scossi la testa e scesi dall’auto. Non feci in tempo a chiudere lo sportello della macchina che Alice mi piombò addosso, abbracciandomi stretta.
-Bella..come sono contenta che sei qui! – sembrava una bambina quando faceva così! Sorrisi e guardai interrogativa Edward, che si passava una mano tra i capelli.
-Alice..lasciala! – lei si staccò un po’ e fece la linguaccia a Edward.
-Scusami per ieri sera..non volevo dirti che non saresti stata accettata se ti fossi vestita come al solito..Ti prego perdonami! Non ho nulla contro di te..anche se il tuo modo classico di vestire mi lascia un po’ perplessa..Ma ti adoro e.. E comunque stai d’incanto oggi..dovresti vestirti così più spesso.. – Era un fiume in piena mentre i miei occhi guardarono sbigottiti quelli di Edward. Perché gliel’aveva detto? Lui alzò le spalle e mi sorrise. –Dai entriamo! – mi sorrise sua sorella e poi ci precedette.
-Questa me la paghi.. – sussurrai sorridendo all’orecchio di Edward, mentre ci avvicinavamo all’entrata. Lui mi guardò scettico e poi sorrise ampiamente. Dio quel sorriso..mi sarei sciolta se continuava così.
Sull’ingresso c’erano già i genitori di Edward, al loro fianco Jasper ed Alice, abbracciati.
-Oh Isabella, come sono felice di conoscerti! – La donna castana che mi aveva abbracciato mi ricordava tanto Alice, si vedeva che era sua madre. Il suo abbraccio era comunque molto meno invadente di quello della figlia..e molto più caloroso. Aveva un vestito aderente nero, con delle scarpe alte in raso. –Io sono Esme..e l’omone qui di fianco è mio marito, Carlisle! – sorrisi e strinsi la mano al padre di Edward, adesso capivo da chi aveva preso il suo fascino. Quell’uomo era attraente per la sua età..e veramente bello.
-Siamo felici di averti qui oggi, Isabella.. – mi sentivo a disagio, per fortuna avevo la mano di Edward intrecciata con la mia, che accarezzava le mie dita, per darmi un po’ di serenità.
-Sono felice di esserci anch’io..ma vi prego..chiamatemi Bella! – sorrisi imbarazzata e loro annuirono. Fu Alice a interrompere quel momento.
-Andiamo in sala da pranzo? – batteva le mani come se fosse elettrizzata. Sorridemmo tutti e mi fecero strada. Il salone era abbastanza grande, la cucina era infondo alla grande sala, la divideva solo due scalini in basso. Tutto arredato con uno stile magnifico. C’era una statua di un elefantino vicino al televisore enorme e la tavola era preparata con un gusto sopraffino. Mi sentivo davvero a disagio in quell’ambiente. Speravo solamente che Edward non se ne accorgesse. Quando ero al liceo avevo partecipato a molti pranzi e cene, anche importanti, con mia madre e i suoi amici..ma non mi ero mai sentita adeguata e stavo sempre sulle mie, avevo paura di usare anche la forchetta sbagliata. Così..per togliermi dall’imbarazzo questa volta mi proposi per aiutare Esme e Alice in cucina. Ovviamente mi guadagnai un’occhiataccia da Alice e Esme scosse la testa sorridente.
-Non ti preoccupare Bella..Io e mamma abbiamo già preparato tutto! Sedetevi a tavola intanto.. –Edward mi fece accomodare accanto a lui, il tavolo rotondo permetteva a tutti di guardarsi in faccia e quello era ancora più imbarazzante. Per fortuna di fianco a me c’era Jasper, così non avrei dovuto sentirmi a disagio avendo anche Alice a preoccuparmi. Jasper mi sorrise e cercò di calmarmi con lo sguardo..per lui era semplice. Frequentava questa famiglia da quando era in fasce!
-Gliel’ho detto che non serviva tutto questo..ma hanno voluto fare di testa loro.. – Edward mi aveva sussurrato all’orecchio e mi teneva continuamente la mano tra le sue, giocando con le mie dita. Era una sicurezza che avevo e che mi faceva sentire bene. Sorrisi un po’ imbarazzata e lo guardai dritto negli occhi.
-E’ davvero carino da parte loro..ma non era necessario.. – scossi un po’ la testa per enfatizzare le mie parole.
-Lo so che non apprezzi tutto questo Bella..e credimi, avrei voluto che mi ascoltassero.. – Mi stupivo di quanto mi conoscesse così bene, dopo questo poco tempo! Scossi la testa e biascicai un “Non importa” striminzito, sorridendogli. Quando volsi lo sguardo al di là di lui incontrai gli occhi di suo padre. Abbassai subito lo sguardo sul piatto, vuoto, e arrossi di colpo. Ero imbarazzatissima. Sentii una debole risata e scossi la testa.
-Edward non è divertente..ti giuro mi sento a disagio..- lui strinse più forte la mia mano e mi lasciò un bacio dolce sulla guancia. Certo..ora andava meglio! Come no!
-Eccoci! – Alice era arrivata con tre piatti, l’antipasto, e l’aveva appoggiato di fronte a me, Edward e Jasper..mentre Esme era proprio dietro di lei con i piatti rimanenti. Ci augurammo un buon appetito e cominciammo a mangiare. Dovetti lasciare la mano di Edward e mi sentivo ancora più insicura. Non sapevo di cosa parlare, non sapevo cosa dire e mi sentivo fuori luogo. Cielo che imbarazzo!
-Allora Bella..oltre a lavorare in un bar, cosa fai nella vita? – cos’era questa? Una domanda per vedere se avevo un titolo di studio adatto per suo figlio? Alzai lo sguardo dal mio piatto ed arrossì. Non dovevo per forza pensare male di loro, solo per l’ambiente in cui vivevano.
-Io..frequento il college! Vorrei diventare una maestra della scuola primaria..- lo sguardo di Esme era sorpreso e Carlisle sorrise. Che avevano quei due? Che avevo detto di strano?
-Davvero? Oh cielo..! – disse Esme ridendo, i loro sorrisi si allargarono e tutti, tranne me, stavano sorridendo. Mi voltai verso Edward che si mise a ridere, lo guardai preoccupata. Era uno scherzo?
-Vedi Bella..mia moglie è un’insegnante, alle scuole primarie! – oh..ora capisco! Sorrisi anch’io e mi trovai una mano che stringeva la mia, da sopra il tavolo. Cercavamo di non farci vedere, ma con quel contatto era impossibile.
-E dimmi..cosa ti ha fatto prendere questa decisione? – sorrisi, ricordando l’episodio del compito di biologia.
-Avevo due materie preferite al liceo..biologia e letteratura. Amavo leggere libri, li divoro tutt’ora, anche se a volte non ho tempo..tanto che avevo pensato di fare la giornalista. Poi trovai lavoro come babysitter, nel doposcuola e trovavo molto più divertente giocare con i bambini tutto il pomeriggio piuttosto che studiare biologia..Ho fallito quel compito in classe ma ho scelto cosa avrei fatto da grande! – avevo parlato a ruota libera, non mi dispiaceva raccontare di quell’episodio e mi faceva piacere renderli partecipi di un pezzetto di me, così che si rendessero conto che non ero una ragazza che ha avuto tutto subito.
-Così..lavoravi durante il liceo? – lo sguardo si era spostato verso Alice.
-Oh papà..lo sai che non sono mai stata brava a scuola, mettici anche un lavoro e non avrei mai finito! – sorrisi ad Alice che era sulla difensiva.
Esme si schiarì la voce, precisandomi il perché di quel discorso, proprio ora.
-Vedi Bella..noi abbiamo sempre cercato di insegnare ai nostri figli che ogni cosa andava guadagnata e non che gli fosse dovuto ogni cosa che chiedevano, nonostante avessimo tutte le possibilità di dargli ciò che chiedevano. Ma Alice, al contrario di Edward che ha lavorato durante l’estate e dava anche ripetizioni nei pomeriggi, non ha mai voluto lavorare..e Carlisle glielo rimprovera sempre! – sorrideva mentre lo diceva. Però..che bella famiglia! La mia non era mai stata così..sorrisi e annuii, abbassando lo sguardo sulle mie mani, ora tornate sul grembo. Esme ed Alice si alzarono per portare le altre portate ed io continuavo imperterrita a sentirmi a disagio. Non sapevo nulla di come si stava in una famiglia, non sapevo cosa volesse dire tornare a casa da scuola, pranzare tutti assieme oppure trovarsi la domenica, riuniti tutti insieme a discutere della propria vita, con i propri genitori. Era un altro mondo..a cui non ero abituata.
-Bella.. – la voce dolce di Carlisle mi arrivò dall’altra parte del tavolo –Abbiamo detto qualcosa che ti ha messo a disagio? – non mi ero accorta che il mio piatto vuoto era sostituito da un altro con sopra una porzione di lasagne. Esme ed Alice erano sedute al loro posto e tutti mi fissavano. Ecco..ora le mie guance avvamparono e mi vergognai da morire. Scossi la testa, velocemente.
-No, assolutamente..io..scusate! – mi passai una mano sulla fronte. Edward mi si avvicino, per sussurrarmi all’orecchio.
-Che succede principessa? – lo guardai negli occhi, gli stessi occhi preoccupati di sua madre, e di suo padre..avevo combinato un casino. Li avevo messi nella condizione di preoccuparsi di mettermi a disagio. Mi schiarii la voce, cercando di non suonare inopportuna.
-Io..vi ammiro molto.. – iniziai e vidi lo sguardo di Esme aprirsi, sorpreso. –Edward mi ha raccontato che siete una famiglia molto unita e che vi volete bene, cercate sempre di ritrovarvi..nonostante i vostri molti impegni e si vede. Tutto questo vi assicuro che si percepisce nell’aria di questa casa. – sospirai. Avevo iniziato..tanto valeva continuare no? Male che andasse stavo solo per essere sincera e fare una figuraccia..nulla di irreparabile! Ma che scherzi?! – Ammetto di trovarmi a disagio a dover indossare questi abiti, che non mi appartengono – sorrisi vero Alice – e mi trovo a disagio anche a non poter far nulla per aiutare..per non parlare di tutta questa tavola ben imbandita.. – passai una mano tra i capelli..non era il gesto migliore che potessi fare e neppure le parole migliori che potessi dire..ma in qualche modo dovevo spiegare. –Io..Non sono abituata a tutto ciò, vengo da una famiglia semplice, mio padre era uno sceriffo di un piccolo paesino sperduto per i boschi e mia madre..ha fatto fortuna sposando un giocatore di baseball. Mi sono trovata più volte in occasioni in cui dovevo vestire bene, stare composta e pesare le parole che dicevo..E ho sempre finito per estraniarmi dalle persone, per non sbagliare nulla, ma anche perché non amo particolarmente quegli ambienti. Ma ciò che mi mette più a disagio oggi..è non sapere come si sta in una famiglia come la vostra. E non so davvero..ecco come comportarmi.. – avevo abbassato lo sguardo e la mia mano era stata raggiunta da quella di Edward. Speravo solo di non aver sbagliato ad essere sincera..speravo solo di non averli messi a disagio o aver detto qualcosa che non andava bene. Ero stata sincera..loro credevano di avermi messa a disagio con qualcosa che avevano detto..ma la realtà era solo che non sapevo come si stava in una vera famiglia. Poi lo sentii avvicinarsi al mio orecchio.
-Principessa..va tutto bene. Non devi preoccuparti.. – forse i miei occhi chiusi lo avevano preoccupato. Alzai lo sguardo su di lui che mi sorrise. Se mi sorrideva così allora poteva non essere successo nulla..no? Voltai lo sguardo e trovai diverse espressioni. Alice era sconvolta, mentre Esme e Carlisle sorridenti, Jasper aveva lo sguardo verso di me, stava per scoppiare a ridere..ma perché?!
-Oh finalmente! Ora posso toglierla! – slacciò la cravatta e mi fece l’occhiolino. Non mi dire che si era agghindato per me! Carlisle rise e sbottonò i primi bottoni della camicia, arrotolando le maniche fino ai gomiti. Esme si alzò in piedi e si scusò, togliendosi le scarpe e raggiungendo il piano di sopra. Ero allibita. Tornò pochissimo tempo dopo con un paio di ballerine decorate con degli strass. Sedette più comodamente nella sedia e mi sorrise dolcemente.
-Allora..mangiamo che si fredda? – era sempre Jasper che cercava di togliermi dall’imbarazzo.
Mi si era chiuso lo stomaco ma mangiai comunque tutta la mia porzione, erano davvero buonissime.
-Davvero ottime Esme..dovrai darmi la ricetta, a me e Rosalie non vengono così bene! – sorrisi. La tensione si era un po’ alleggerita e ne ero felice.
-Certo Bella! E Rosalie è tua sorella, vero? – guardai Alice che aveva lo sguardo colpevole. Ma in quel momento intervenne Edward.
-C’è qualcosa che non sapete ancora? – Esme sorrise allegra e annuì.
-Per esempio vorremmo sapere da te perché non ce l’hai detto prima.. – io risi tra me e me e guardai Edward che ora era imbarazzato. Mi avvicinai a lui e gli sussurrai all’orecchio.
-Non ti preoccupare Edward..va tutto bene.. – un po’ per dargli coraggio, un po’ per dirgli che non c’era problema a raccontargli tutto.
-Beh ecco..All’inizio era solo una mia fantasia..Non le avevo mai neppure parlato.. – Carlisle scoppiò a ridere, insieme a Jasper –Grazie papà..sei davvero gentile..Comunque come dicevo..Era tutto nella mia testa..finché Alice mi ha convinto a parlarci..e così, dopo due anni, mi sono seduto al bancone ed ho ordinato da bere! – si grattava il sopracciglio con le dita e io sorrisi.
-Spero che mio figlio si sia comportato bene.. – Esme mi guardò curiosa. Io arrossì.
-Divinamente.. – tutti scoppiammo a ridere. Esme ed Alice portarono via i piatti, arrivando poco dopo con l’arrosto e il contorno. Dio stavo per esplodere! Edward lo capì e si rivolse a sua madre.
-Credo che siamo a posto così mamma, ma se ce ne metti un po’ da parte lo mangeremo stasera, molto volentieri! – Perché aveva detto quella cosa? Come a insinuare che saremmo stati insieme! Dio mi stavo vergognando. Esme mi guardò sorridendo e poi riportò tutto in cucina.
-Lo sai Edward..tua madre quando è elettrizzata prepara da mangiare per un esercito! – scoppiarono a ridere, facendo sorridere anche me. Ora capivo quella cosa del natale.
-Il dolce lo mangiate..vero? – Alla domanda di Esme, Edward mi guardò interrogativo e poi annuii. Chissà cosa aveva preparato.
-Posso aiutare in qualche modo? – guardai Edward che mi fissava esasperato.
-Senti principessa..ogni sera servi una miriade di clienti..per una volta, fatti servire! Anche perché oggi non c’è modo di smuovere mamma! – mi sorrise e Carlisle si mise a ridere.
-Allora Isabella..Hai raccontato un po’ della tua famiglia prima..Sono qui a New York? – mi irrigidì e lui se ne accorse. Scossi la testa.
-No..ehm..mia madre abita a Phoenix. Io vivo con mia sorella da quando ho finito il liceo..
-E tuo padre? – chiese Alice, una volta arrivata con i piattini. Mi schiarii la voce, questa volta, facendo meno attenzione ad essere educata.
-E’ morto..qualche anno fa.. – il volume della mia voce era basso. Le dita di Edward accarezzavano le mie e sapeva che avevo bisogno di conforto, sapeva l’effetto che mi faceva parlare di lui.
-Mi dispiace..io non sapevo. – indossai la solita maschera di serenità e felicità e sorrisi verso Alice.
-Non ti preoccupare Alice..E’ passato molto tempo ed io ormai ho superato la cosa! Non roviniamo la giornata con questi discorsi tristi..
-Allora cambiamo discorso! Hai già sentito Edward suonare il piano? – io scossi la testa.
-No, non ho avuto ancora questo onore.. – Carlisle mi sorrise.
-Strano.. – fece uno sguardo al figlio, loro si parlavano così..e un po’ mi ricordavano me e Charlie –Ma non mancherà l’occasione, e scommetto che a breve ascolterai qualcosa..magari..anche dopo il dolce, non trovi Edward? – lui tossicchiò.
-Ehm..papà..non credo sia il caso.. – non voleva suonare di fronte a me? Perché? Ora..ero io ad accarezzare le sue dita, ma non alzò lo sguardo sul mio. Quando mi venne presentato il dolce quasi esultai. Torta al cioccolato! Semplice..perfetta…la mia preferita! Gli occhi mi si illuminarono e un sorriso nacque spontaneo sul mio viso. Edward rise forte.
-Mamma..non potevi fare torta migliore…Bella adora il cioccolato! – io annuii e sorrisi. Prendendo la prima forchettata di dolce. Era una delizia. Chiusi gli occhi per assaporarlo.
-Lo vedo – e scoppiarono tutti a ridere, me compresa. Finii la mia fetta, rinunciando al bis. Ero davvero piena. Quando tutti terminarono e Esme si alzò per sparecchiare mi alzai anch’io, facendo l’occhiolino a Edward.
-Ti aiuto.. – la mia non era una domanda, per cui sarebbe stato scortese da parte sua dirmi di no..quando mi sorrise e mi fece segno di seguirla in cucina sorrisi, vincitrice. Per lo meno non mi sentivo di troppo. Avevo portato i piatti, cercando di mantenermi in equilibrio e chissà come, ma c’ero riuscita.
-Grazie Esme..questo pranzo è stato delizioso, dall’inizio alla fine.. – ci aveva raggiunte anche Alice, con i bicchieri e le bevande. Il caffè l’avremmo preso seduti sul divano.
-Siamo noi che ringraziamo te Bella..Non sai quanto ci fa piacere che Edward sia così contento, sorridente..innamorato.. – io arrossì di colpo. Anche Alice, la sera della festa al bar di Emmett mi aveva detto le stesse cose..e più passava il tempo più mi convincevo delle loro parole.
-Io non ho fatto niente! – passai una mano tra i capelli.
-Oh questo lo so bene..Alice mi ha raccontato tutto, ma proprio tutto! – mi sorrise – E ammetto di essere contenta che si sia risolto tutto..
-E’ stato solo uno spiacevole fraintendimento..dubito che ricapiterà..
-Come mai? – chiede Alice, curiosa. Ammetto di sentirmi in imbarazzo a parlare con loro, dei miei sentimenti per Edward..ma non importa, dovevo farmi coraggio.
-Perché è tutto così trainante. E’ arrivato come un fulmine, a ciel sereno..e mi ha travolta ed io..inesperta, impacciata come sono..mi sono innamorata in un secondo. E’ bastato qualche sguardo dolce e..ero già capitolata. – mi ero appoggiata sull’isola centrale della cucina chiudendo gli occhi. –Sono completamente su un altro pianeta da quando lo conosco.. – quando aprii gli occhi vidi lo sguardo di Alice sorridente e quello di Esme commosso. Proprio quest’ultima venne ad abbracciarmi, stretta.
-Edward..era sempre sulle sue. Non aveva mai portato una ragazza a casa, non aveva mai parlato di amore..non si era mai innamorato, neppure un’infatuazione..E’ sempre stato dedito allo studio e concentrato sui suoi obbiettivi..lo vedevamo sorridere raramente..ma in questo ultimo periodo..è talmente solare che non posso desiderare altro per lui.. – mi stava dicendo che mi accettava? Che secondo lei..ero perfetta per lui? Davvero?! Era la cosa che più mi preoccupava.
-Grazie Esme..questo per me, conta molto.. – le sorrisi e l’aiutai a sistemare le tazze nel vassoio per portarle di là, quando venni raggiunta da Edward, che mi abbracciò da dietro, facendo appoggiare la mia testa sulla sua spalla. Mi imbarazzavo ad avere questi atteggiamenti davanti ai suoi..ma per lui era tutto naturale e dovevo farlo anch’io.
-Cosa c’è Edward..credevi che la stessimo trattando male io e la mamma? – commentò divertita Alice. –Sei venuto a controllarci? – lui le fece la linguaccia e sorrise, mentre le nostre mani si incatenarono e iniziarono ad accarezzarsi. Era un gesto che ci faceva stare bene.
-Secondo me tuo fratello sentiva la mancanza di Bella..anche solo per qualche minuto! – scoppiarono a ridere ed io sorrisi, imbarazzata.
-Ero venuto a vedere se avevate bisogno di una mano..Perchè Bella farà anche la cameriera..ma Emmett ha detto che ha un equilibrio così precario che non tiene in mano neppure un vassoio con un bicchiere! – mi girai a guardarlo sorpresa e lui se la rideva, insieme a sua madre e Alice. Perché doveva mettermi in ridicolo? Non ero davvero offesa..ma me l’avrebbe pagata ugualmente!
-Andiamo..i caffè sono pronti..e tu – disse sua madre indicandolo –Dovrai suonare qualcosa per noi e per Bella.. – tornammo nel salone, questa volta ci sedemmo sul divano, di fianco a Alice e Jasper, mentre Carlisle ed Esme sedevano sulla poltrona, lui la teneva in braccio. Erano sposati da molto tempo eppure sembravano due novelli sposi. Quando Edward finì il caffè insistettero per farlo suonare, in effetti avevo notato che il piano era ancora in bella mostra e che appariva usato e pulito..come se di tanto in tanto Edward si sedesse e lo usasse. Rimasi seduta sul divano, mentre lui si allontanava e prendeva posto al pianoforte. Le prime note partirono e la riconobbi subito. Non avevo un gran bagaglio musicale..ma questa era famosissima. L’Ave Maria di Schubert. Mi emozionai nel sentirlo suonare e vidi Alice che mi guardava sorridente, accarezzandomi il braccio. Evidentemente la mia faccia era sconvolta. Quando terminò il pezzo si girò verso di noi, passandosi una mano tra i capelli e tornando velocemente vicino a me, prendendo la mia mano tra le sue.
-Allora Bella, che te ne pare? – la mia voce sembrava incastrata da qualche parte, non voleva uscire. Volevo solamente essere da sola con lui, per dirgli ciò che mi aveva fatto provare e invece..eravamo di fronte ai suoi genitori. Sorrisi a Carlisle, avevo ancora gli occhi lucidi.
-E’ stato magnifico.. – in quel momento il cercapersone di Carlisle prese a suonare e sbuffò sonoramente.
-Mi dispiace, ma l’ospedale mi cerca..E’ stato un piacere conoscerti Bella, spero di rivederti anche domenica prossima.. – sorrisi e lo salutai, ringraziandolo dell’ospitalità. Esme aveva colto l’occasione per andare in cucina a sistemare, consigliando a Edward di farmi vedere la sua stanza.
-Ti va davvero? – mi chiese perplesso. Io annuì. Mi fece strada verso il piano superiore, percorremmo tutto il corridoio ed entrammo nell’ultima porta a sinistra. La sua camera era enorme, con un letto a una piazza e poster di grandi direttori d’orchestra. Non sembrava affatto la stanza di un adolescente.
-E’ un po’ spoglia perché ho portato la maggior parte delle mie cose a casa mia..in più..in quello spazio vuoto c’era il pianoforte che ho a casa..e tutti i miei cd..Sai questa è l’unica stanza della casa insonorizzata, in modo che potessi esercitarmi senza alcun problema.. – mi sorrise e si fece più vicino. Mi prese per i fianchi e mi avvicinò a lui, dolcemente, appoggiando la fronte sulla mia e il suo respiro caldo era vicino alla mia bocca.
-Sei stata magnifica oggi.. – mi dice sorridendo. Io scuoto la testa a quelle parole.
-No Edward..non dire così..quel discorso a tavola potevo risparmiarmelo. – mi abbracciò più stretta.
-I miei ti adorano..Ed io ti amo immensamente.. – dice poco prima di baciarmi. Le sue labbra si modellano alle mie, ma è un breve istante perché poi le nostre lingue si cercano e quando si trovano iniziano a giocare.
-Vuoi andare? – mi chiede tra i baci. Io sorrido.
-Se non è scortese.. – Continuò per un altro po’ a baciarmi e poi si staccò sorridente. Mi prese per mano e scendemmo di sotto. Esme era in cucina, mentre Alice e Jasper ancora sul divano, in un mondo tutto loro.
-Mamma, noi andiamo..- lei si voltò sorridente.
-Di già? Non rimanete un altro pochino? – Edward le sorrise dolcemente, andando ad abbracciarla.
-Fosse per te dovrei rimanere qui sempre.. – Esme sembrava sconvolta da quell’abbraccio e mi sorrise, ammiccando. Forse intendeva che era merito mio? Allora provai a chiedere con il labiale “io?” Lei annuii solamente. Adesso capivo. –Però Bella deve studiare, questa settimana ha degli esami..e stasera deve lavorare, per cui non le rimane molto tempo.. – Esme ci sorrise e poi si rivolse al figlio.
-D’accordo Edward, farò finta di crederci..ma non credere di prendermi in giro..sono nata molto prima di te per non sapere che non vedi l’ora di tornare a casa per strapazzartela un po’! – lui rise di gusto ed io arrossì violentemente. No..non ero abituata a questi discorsi così aperti, tra madre e figlio.
-Mi hai beccato mamma.. – mi sorrise dolcemente. La salutai abbracciandola.
-Spero di vederti domenica prossima Bella.. – in quel momento mi ricordai di qualcosa.
-Io veramente..devo declinare l’invito per il prossimo fine settimana, non sarò a New York..Ma mi farebbe molto piacere se una volta veniste a casa mia e di mia sorella, sarei felice di organizzare un pranzo con i fiocchi, ma ovviamente neanche paragonabile a quello di oggi! – lei sorrise.
-Senz’altro Bella..ci farebbe molto piacere! – ci salutammo e partimmo verso casa di Edward. Non c’era neanche bisogno di chiedere dove volessi andare.
-Allora..cosa ne pensi dei miei genitori? – mi chiese sorridendo mentre guidava. Mi girai verso di lui e gli sorrisi.
-Sono eccezionali e siete molto fortunati ad avere due persone così come genitori..Tuo padre è davvero simpatico e tua madre..beh lei è semplicemente magnifica! – lui si girò verso di me, sorridente.
-Tu sei magnifica.. – ogni volta che mi faceva un complimento diventavo rossa, anche quella volta. –Sei stata speciale oggi e ti hanno adorata..
-Si..l’ho visto..posso, posso farti una domanda? – forse non era il caso di domandarglielo..ma infondo..dovevamo imparare a conoscerci no? Lui annuii silenzioso ed io cominciai. –Quante volte hai abbracciato tua madre? – lui parve sorpreso e poi..pensieroso. –Solo oggi Edward..Me l’ha detto lei, prima..mi ha ringraziata per averti reso felice come lo sei in questo ultimo periodo ed io mi chiedevo..cosa c’era prima che non ti faceva essere così?
-Non lo so..credo che principalmente mi mancassi tu, la mia metà perfetta..perchè non ho mai desiderato nessuna quanto te, non ho mai amato nessuna..non mi sono mai sentito libero di parlare di qualcosa come quando sono con te..E quindi..ero ancora alla ricerca di chi sapesse completarmi..e poi ti ho vista ed eri perfetta per me.. – parlava dolcemente e sorrideva. Le sue parole mi fecero arrossire. –Posso chiederti una cosa io, adesso? – io in risposta annuii.
-Posso..venire con te a Forks? – quella domanda non me l’aspettavo. Era troppo..troppo presto e addirittura troppo importante. Non mi sembrava il caso di fare quel passo..infondo..si trattava di mio padre. Certo lui mi aveva presentato i suoi..ma mio padre era diverso. L’avrei potuto portare con me? Fargli vedere la Bella distrutta e malinconica?
-Perché vuoi venire con me? – chiedo ancora un po’ sorpresa.
-Perché credo che tu abbia bisogno di qualcuno vicino, vuoi mostrarti forte agli occhi di tutti, ma la verità è che quando parli di tuo padre i tuoi occhi si spengono e diventano un mare di lacrime..e non sei forte come vuoi far vedere a tutti. Hai bisogno di qualcuno che ti tiene la mano e che ti sorregga, nel caso cadessi..voglio essere io quella persona. E poi..mi mancheresti troppo..
Lo guardai sorridendo. Era dolcissimo e io l’amavo con tutta me stessa.
-D’accordo.. – sussurrai. Non lo credevo possibile neppure io, ma era giusto così..e poi..aveva maledettamente ragione. Certo, ci sarebbe stata anche Rose..ma conoscendola avrebbe usato la sua specializzazione con me..e non l’amore o l’affetto di cui avevo bisogno..lei era così, si comportava in quel modo per non soffrire ancora di più e la capivo.
-Siamo arrivati.. – scendemmo dall’auto. Una volta nel suo appartamento non riuscimmo ad aspettare di più e ci incontrammo a metà strada, facendo scontrare le nostre bocche. Eravamo nudi nell’arco di pochi minuti e ci eravamo spostati in camera da letto. Le sue mani mi veneravano, mi coccolavano e mi facevano desiderare sempre di più. Finchè non lo sentì spingere in me con un’unica spinta. Non mi ero ancora abituata a quell’emozione. Avevo la testa a penzoloni dal letto, e lui era aggrappato alle mie spalle, per non farmi muovere oltre. I nostri bacini si scontravano anche ferocemente ed era tutto così bello, piacevole, sensuale.
-Dio..sei bellissima.. – mi sussurrò all’orecchio. Il suo fiato caldo, il tono roco, eccitato mi fecero sorridere. Non ebbi il tempo di dire nulla, perché le spinte iniziarono ad essere più forti e profonde e la mia bocca si era spalancata, gli occhi chiusi.
-Edward..si…Edward.. – ormai gemevo incontrollata, la mia mente era in un altro pianeta in cui eravamo solo io e lui, ad amarci.
-Sei mia? – mi chiese all’orecchio, io annuii solamente, bramosa di sentirlo muovere, incapace di proferire parola. Poi d’un tratto uscì da me, sorprendendomi. Il mio sguardo ancora appannato dal desiderio e il suo profondo, entrambi con il fiatone. –Girati Bella.. – mi lasciai guidare, ormai ero in balia delle sue parole, dei suoi desideri..di lui. Mi posizionò al centro del letto, in modo che potessi tenermi alla testata, il corpo disteso sul letto, le gambe aperte e il bacino leggermente sollevato. Dio quella posizione era eccitante già solo così. Si stese dolcemente su di me sussurrandomi all’orecchio.
-Ti amo lo sai? – io annuii solamente e dopo poco lo sentii entrare in me dolcemente, forse aveva paura di farmi male. Alzai un altro po’ il bacino per avvicinarlo a lui, era completamente disteso sulla mia schiena e i suoi gemiti sul mio orecchio mi facevano eccitare ancora di più. Lo sentivo al limite, sentivo che a breve si sarebbe lasciato andare. Poi fece una cosa inaspettata, passò un braccio sotto al mio corpo arrivando ad accarezzarmi il clitoride con le dita. La mia testa prese a vorticare velocemente, gli occhi chiusi per godermi quella sensazione.
-Sei mia? – di nuovo la sua voce roca, nel mio orecchio..sempre più eccitata. Ormai ero quasi al culmine del piacere, muovevo convulsamente il bacino sulle sue dita, per avere di più e lo sentii irrigidirsi e aumentare l’intensità delle spinte. Raggiungemmo l’orgasmo insieme e ci accasciammo sul letto. Mi ricordai di non avergli risposto.
-Si Edward..sono tua.. – biascicai. Lui sorrise sulla mia spalla e lasciò un bacio dolce sul collo. Dio potevo stare così per sempre..non avevo voglia di andare al lavoro..sto qui, con lui a farmi coccolare, toccare, leccare..Prospettiva interessante!

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